Maria Corsetti
Un classico di quelli che piacciono sempre. Che coinvolge e non lascia un attimo alla distrazione. Non poteva che entusiasmare Il berretto a sonagli di Pirandello, rappresentato martedì sera al Teatro Europa di Aprilia. Una messa in scena – la regia di Mario Bolognini risale agli anni ’90, la ripresa è a cura di Sebastiano Lo Monaco – fatta di pennellate, di tocchi di colore che sottolineano i passaggi, accentuandone l’ironia. Il tutto incorniciato da una scenografia minimalista eppure dall’inconfondibile sapore mediterraneo. Il dramma della gelosia di Beatrice, il marito di Beatrice, uomo di potere che si concede libertà con la moglie del suo segretario Ciampa e le corna accettate da Ciampa, la saggezza della vecchia serva e della madre di Beatrice, lo statale meschino, La Saracena, «donna insieme alla quale in questa città è meglio non farsi vedere», e ancora Fifì, gaudente e opportunista figlio di famiglia benestante al quale non è consentito l’accesso alle fortune di casa: tutti personaggi attuali, storie di oggi come di ieri. Forse, a segnare la differenza tra le epoche, Nina, la moglie fedigrafa di Ciampa, che vive indifferente la sua storia. Accetta i regali del suo amante, ne fa sfoggio alla finestra, ma non va oltre, non parla. Il marito viene portato in scena da Sebastiano Lo Monaco al quale riesce di rendere antipatico quell’uomo così devastato dall’amore per la sua signora. Proprio il Ciampa, compatito da generazioni di spettatori quando era rappresentato da attori avanti con l’età che rendevano la tragedia di un uomo anziano, emerge in tutta la pochezza del cornuto silente e consenziente perché non può che fare così pensando di salvare il suo amore. Lo Monaco fa emergere la violenza dei deboli, spesso raccontata da Pirandello, ma difficilmente tradotta in maniera così diretta sul palco. Il risultato convince e lascia il desiderio di poter assistere ancora nella vita a un’altra messa in scena del Berretto a sonagli. Perché Uno nessuno e centomila sono tutte le opere di Pirandello.
Un classico di quelli che piacciono sempre. Che coinvolge e non lascia un attimo alla distrazione. Non poteva che entusiasmare Il berretto a sonagli di Pirandello, rappresentato martedì sera al Teatro Europa di Aprilia. Una messa in scena – la regia di Mario Bolognini risale agli anni ’90, la ripresa è a cura di Sebastiano Lo Monaco – fatta di pennellate, di tocchi di colore che sottolineano i passaggi, accentuandone l’ironia. Il tutto incorniciato da una scenografia minimalista eppure dall’inconfondibile sapore mediterraneo. Il dramma della gelosia di Beatrice, il marito di Beatrice, uomo di potere che si concede libertà con la moglie del suo segretario Ciampa e le corna accettate da Ciampa, la saggezza della vecchia serva e della madre di Beatrice, lo statale meschino, La Saracena, «donna insieme alla quale in questa città è meglio non farsi vedere», e ancora Fifì, gaudente e opportunista figlio di famiglia benestante al quale non è consentito l’accesso alle fortune di casa: tutti personaggi attuali, storie di oggi come di ieri. Forse, a segnare la differenza tra le epoche, Nina, la moglie fedigrafa di Ciampa, che vive indifferente la sua storia. Accetta i regali del suo amante, ne fa sfoggio alla finestra, ma non va oltre, non parla. Il marito viene portato in scena da Sebastiano Lo Monaco al quale riesce di rendere antipatico quell’uomo così devastato dall’amore per la sua signora. Proprio il Ciampa, compatito da generazioni di spettatori quando era rappresentato da attori avanti con l’età che rendevano la tragedia di un uomo anziano, emerge in tutta la pochezza del cornuto silente e consenziente perché non può che fare così pensando di salvare il suo amore. Lo Monaco fa emergere la violenza dei deboli, spesso raccontata da Pirandello, ma difficilmente tradotta in maniera così diretta sul palco. Il risultato convince e lascia il desiderio di poter assistere ancora nella vita a un’altra messa in scena del Berretto a sonagli. Perché Uno nessuno e centomila sono tutte le opere di Pirandello.
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Ciampa,cornuto silente e consenziente sì..ma che non solo per salvare il suo presunto amore, ma anche per ipocrisia(avrebbe dovuto sfidare a duello il rivale per salvare l'onore) e convenzione sociale si toglie con la compliicità di tutta la famiglia " il berretto a sonagli" di becco e zimbello bubblico per cederlo a Beatrice moglie tradita del suo padrone facendola passare per matta.L'attualità del testo stà tutta lì,anche oggi chi dice la cruda verità,a volte,vuoi per convenzione o ipocrisia sociale è considerato un matto.
RispondiEliminaGianfranco Iencinella