martedì 8 dicembre 2009

LATINA - LIbrai beffati aprono il fuoco

Teresa Faticoni
«Vogliamo ristabilire la verità sull’alterazione della concorrenza sleale in materia di libri rappresentata dal capannone installato in piazza del Popolo». I librai di Latina, categoria ormai da inserire tra quelle in via di estinzione, con le carte sotto il braccio e tanta rabbia nel cuore oggi spiegheranno, in una conferenza stampa convocata presso la libreria Piermario&Co in via Armellini, perchè quella specie di serra piazzata nel bel mezzo di piazza del Popolo non s’aveva da fare. La polemica che in questi giorni riempie la bocca di chi ne sa poco e le pagine dei giornali che pensano di saperne molto ha davvero poco a che vedere con la realtà di un settore che registra non solo la crisi ma il dramma. 22 euro circa l’anno di spesa pro capite per acquistare libri a Latina sono un dato che fa paura, soprattutto se paragonato a quelli per l’acquisto di telefonini cellulari. Quello che brucia è il privilegio, concesso dall’amministrazione comunale a uno soltanto, di vendere libri nell’ombelico della città. Di più: lo spazio dedicato alla vendita dei libri, in un primo momento, doveva essere ridotto a circa 35 metri quadrati. Il resto doveva essere dedicato a oggetti da regalo e piante. Poi diventati il doppio, se non il triplo. Perchè? Forse per via del fatto che chi doveva vendere gli stand non è riuscito, causa prezzi poco sociali, a piazzarli tutti? Ma l’interrogativo principe è: perchè una decisione così scellerata nell’unico momento dell’anno in cui si comprano libri, cioè nelle feste di Natale per le strenne? L’associazione librai italiani (Ali) sezione della provincia di Latina ha avuto molti incontri con l’assessore alle attività produttive Alessandro Calvi, che però non hanno portato a ristabilire un po’ di equità. Qui non si tratta di essere liberisti, applicando le regole, ma di concedere privilegi in barba ai diritti. E soprattutto al buon senso.

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