Raffaele Vallefuoco
Due arresti e due denunce. Da un lato gli spacciatori e dall’altro gli assuntori. E’ questo il risultato del blitz scattato mercoledì sera in terra campana, all’altezza del Lago Patria, messo in atto dagli agenti del commissariato di polizia di Formia. Dopo mesi di pedinamento, avviati con l’ex commissario Tatarelli, e continuati con il nuovo vicequestore Paolo Di Francia, al fine di monitorare il territorio e gli abituali assuntori, il personale formiano, coadiuvato dalla squadra mobile di Latina, ha arrestato Giuseppe Maoloni e Carlo Marchese. Il fermo è scattato dopo il pedinamento ai danni di due formiani. Seguire l’utente per risalire al grossista. Questa la strategia messa in atto. In particolare gli agenti sono stati impegnati per tutta la giornata di mercoledì in un servizio di controllo delle piazze di spaccio napoletane: in primis Scampia. “Non c’era la possibilità di intervenire” hanno spiegato gli inquirenti, spesso lo scambio veniva realizzato su strada ad alta percorrenza, come sulla circumvallazione di Napoli. Ma l’attenzione massima è scattata proprio quando, due formiani, già interessati dal monitoraggio effettuato dagli agenti di polizia, alle 23 di mercoledì oltrepassavano il Garigliano. Il pedinamento si è protratto per 60 chilometri: fino a lago Patria. Qui i due formiani, nei pressi dello spiazzale antistante un centro commerciale, hanno avvicinato un’auto. A bordo il Maoloni e il Marchese. La cessione è stata rapida, l’intervento della polizia altrettanto, al punto da bloccare le due auto. E’ scattato l’ammanettamento e la conduzione presso il commissariato di Scampia. Nella piazzola gli agenti hanno rinvenuto le due dosi di cocaina, fatte cadere dall’auto appositamente nel momento del blitz della polizia, mentre nella vettura del Maoloni e del Marchese hanno rinvenuto due banconote da 50 euro, provento della cessione. Parallelamente all’identificazione sono scattati i controlli domiciliari. “Abbiamo perquisito ben 4 appartamenti tra Pozzuoli e Scampia” afferma il commissario Di Francia. Gli arrestati avevano accesso al mercato di Scampia. Un accredito derivante dall’appartenenza al clan dei Maoloni, famiglia afferente gli scissionisti. Carlo, infatti, è nipote di uno dei dirigenti del gruppo, che sconta una condanna per associazione mafiosa. Parte integrante, quindi, di un sodalizio criminale che fa fronte alle richieste degli assuntori del sud pontino. Il cliente deve per forza raggiungere il pusher, in quanto “non ci sono grandi piazze di spaccio nel territorio” spiega Di Francia. La trasferta quindi è inevitabile. Il Maoloni e il Marchese sono stati associati presso il carcere di Rebibbia.
Due arresti e due denunce. Da un lato gli spacciatori e dall’altro gli assuntori. E’ questo il risultato del blitz scattato mercoledì sera in terra campana, all’altezza del Lago Patria, messo in atto dagli agenti del commissariato di polizia di Formia. Dopo mesi di pedinamento, avviati con l’ex commissario Tatarelli, e continuati con il nuovo vicequestore Paolo Di Francia, al fine di monitorare il territorio e gli abituali assuntori, il personale formiano, coadiuvato dalla squadra mobile di Latina, ha arrestato Giuseppe Maoloni e Carlo Marchese. Il fermo è scattato dopo il pedinamento ai danni di due formiani. Seguire l’utente per risalire al grossista. Questa la strategia messa in atto. In particolare gli agenti sono stati impegnati per tutta la giornata di mercoledì in un servizio di controllo delle piazze di spaccio napoletane: in primis Scampia. “Non c’era la possibilità di intervenire” hanno spiegato gli inquirenti, spesso lo scambio veniva realizzato su strada ad alta percorrenza, come sulla circumvallazione di Napoli. Ma l’attenzione massima è scattata proprio quando, due formiani, già interessati dal monitoraggio effettuato dagli agenti di polizia, alle 23 di mercoledì oltrepassavano il Garigliano. Il pedinamento si è protratto per 60 chilometri: fino a lago Patria. Qui i due formiani, nei pressi dello spiazzale antistante un centro commerciale, hanno avvicinato un’auto. A bordo il Maoloni e il Marchese. La cessione è stata rapida, l’intervento della polizia altrettanto, al punto da bloccare le due auto. E’ scattato l’ammanettamento e la conduzione presso il commissariato di Scampia. Nella piazzola gli agenti hanno rinvenuto le due dosi di cocaina, fatte cadere dall’auto appositamente nel momento del blitz della polizia, mentre nella vettura del Maoloni e del Marchese hanno rinvenuto due banconote da 50 euro, provento della cessione. Parallelamente all’identificazione sono scattati i controlli domiciliari. “Abbiamo perquisito ben 4 appartamenti tra Pozzuoli e Scampia” afferma il commissario Di Francia. Gli arrestati avevano accesso al mercato di Scampia. Un accredito derivante dall’appartenenza al clan dei Maoloni, famiglia afferente gli scissionisti. Carlo, infatti, è nipote di uno dei dirigenti del gruppo, che sconta una condanna per associazione mafiosa. Parte integrante, quindi, di un sodalizio criminale che fa fronte alle richieste degli assuntori del sud pontino. Il cliente deve per forza raggiungere il pusher, in quanto “non ci sono grandi piazze di spaccio nel territorio” spiega Di Francia. La trasferta quindi è inevitabile. Il Maoloni e il Marchese sono stati associati presso il carcere di Rebibbia.
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