martedì 8 settembre 2009

Sabì, che storiaccia

Teresa Faticoni
Sabi’, che scherzaccio brutto che c’hai combinato. A lasciarci soli quaggiù con i compagni che non si chiamano più compagni ma amici. Con le feste de L’Unità che hanno cambiato nome e indirizzo. Con il paese tuo che non ti riconosce nemmeno una strada da intitolarti. Avevi ragione a fustigarli, sono poveracci. E adesso chi li sfotte più ai politici con quella levità che avevi nel guardare le cose? L’Emigrante triste che vedeva il mondo capoculo dall’Australia ci aiutava a ridere di fatti e persone che non sono più così simpatici. Perché visti con la tua lente gentile li potevamo pure sopportare, ma adesso sono quello che sono. Con i loro difetti e le loro miserie umane. Chissà che avrebbe detto l’Emigrante di quello che accade a Pontinia, dove la politica diventa luogo di privilegio e non di diritto. Sabi’, chissà che avresti detto tu. Che eri rimasto uno dei pochi che sapevi ancora indignarti. E lo hai insegnato a noi, povere formiche che cerchiamo di raccontare questo mondo che quasi non ci piace più. Che siamo dovute diventare grandi di colpo, perchè non ci sei più tu a riportare al reale le nostre  mezze rivoluzioni fallite semrpe all’alba. E ora è la volta di renderti merito: un premio letterario a tuo nome. Una borsa di studio. Una strada. Un palazzo. Perché tra i padri fondatori di questa provincia e tra i maestri della nostra scienza ci sei tu. E pochi altri. Sabi’, ovunque tu sia, grazie. 

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