sabato 5 settembre 2009

LATINA - Pacifico apre nonostante lo sciopero

Teresa Faticoni
Lo striscione davanti al cancello d’entrata di via Carrara recita: «Non chiediamo la luna ma i nostri diritti». I dipendenti del Frigomarket Pacifico che ieri mattina sono scesi in sciopero hanno reso quanto più plateale possibile la loro protesta. Una trentina di persone, con cartelli attaccati al collo, a dire «Vogliamo il nostro stipendio». La società Frigormaket Pacifico è in crisi. Non si tratta solo della crisi internazionale, che sta facendo sentire le sue conseguenze più acerrime adesso, ma anche lo strapotere delle grandi catene di distribuzione che mettono ko «l’unico centro di distribuzione indipendente», come dice Massimiliano Lanzidei. Sta anche lui per qualche minuto con i suoi colleghi: ma a discutere.  Lanzidei è uno di quelli del “controsciopero”: un gruppo di dipendenti di Pacifico infatti ha deciso di non permearsi alle decisioni delle sigle Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. E infatti ieri la spesa si poteva fare lo stesso, tutti i reparti erano coperti. Facce tristi, è vero. Un’atmosfera amara si respirava nelle corsie comunque piene di prodotti a chiamare il cliente. E di clienti ce ne erano. Molti, magari non avventori abituali, hanno scelto per solidarietà di andare a fare la spesa nel primo supermercato di Latina. Uno dei negozi storici di questa città. Quando ancora non erano arrivati i centri commerciali  a stordirci di musica, luci 24 ore su 24 e prodotti Pacifico sembrava un paradiso di distribuzione. Sembrava grandissimo, ma era tutto relativo. Ora: perdere 50mila euro - l’incasso di un sabato qualsiasi - significa levare ulteriore ossigeno a un’azienda in sofferenza. Il che va a discapito dei dipendenti. Un circolo vizioso che qualcuno ha deciso di interrompere, per non alimentare il fuoco delle crisi. Lo sciopero è pervaso da un sottile filo di veleno, perchè la scelta controcorrente di qualcuno ha aizzato i lavoratori. «Non abbiamo nemmeno i soldi per mettere carburante per venire a lavorare», si lamentano quelli che protestano. Una signora mostra otto bollette che non può pagare. Tra loro una decina di famiglie monoreddito allo stremo. Gli stipendi arretrati sono 4, ma manca anche la quatordicesima e il rimborso fiscale di luglio. «è arrivato il momento di dire basta. Questi numeri non dovrebbero proprio esserci», si lamenta Davide Favero, segretario della Fisascat Cisl. «La proprietà ha dichiarato di non avere debiti verso terzi, con una diversificazione degli utili potrebbe pagare anche i lavoratori», è la proposta dell’agguerrito Favero. «I lavoratori si sentono abbandonati - gli fa eco Gianfranco Cartisano della Uiltucs Uil -. Serve equa redistribuzione del fatturato. La spesa che mettono a disposizione non soddisfa tutti i bisogni». «Il rischio - conclude Anselmo Briganti, della Filcams Cgil - è che si vada verso un conflitto ancora più forte. Lunedì inoltreremo al prefetto di Latina una richiesta di intervento per il raffreddamento della situazione. In settimana ci aspettiamo una proposta da parte aziendale». 


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