domenica 16 agosto 2009

L'inno di Italia e l'ignoranza della storia

Lidano Grassucci
Ora anche l’inno di Mameli infastidisce il nostro amico, capo di governo di fatto, Umberto Bossi. Dice, il nostro, che questo inno non lo conosce nessuno, che non vale nulla. Io gli voglio sommessamente ricordare che questo inno lo ha scritto un ragazzo, Goffredo Mameli, nato nella nordissima Genova. E che è andato a morire a Roma nel tentativo di liberarla da preti e lacchè stranieri al servizio dei preti. Questo ragazzo aveva 22 anni quando è morto in nome di quella libera Repubblica che aveva tra i suoi padri Mazzini (anche lui genovese), Armellini e Saffi. È morto, come tanti altri ragazzi del nord, in nome dell’utopia di un’Italia una, libera e repubblicana. Quelle stesse idee che avevano i ragazzi partiti da Quarto in camicia rossa molti dei quali essendo di Bergamo vedevano il mare per la prima volta. Andarono a liberare il sud dai Borboni, una delle dinastie più imbelli che la storia ricordi in nome dell’Italia libera. Con lo stesso spirito con cui i piccoli fanti della Sassari andarono a morire per fare italiana Trento e Trieste. E scrivo questa mia difesa dell’inno nazionale con lo stesso spirito con cui lo avrebbe fatto Giuseppe Verdi, colui che ha dato all’umanità il Va’ pensiero. Perché Verdi nelle tribolazioni del popolo di Israele senza patria vedeva quelle dell’Italia asservita allo straniero. Lo dico con lo stesso spirito con cui i ragazzi italiani scrivevano sui muri “viva Verdi” volendo significare Viva Vittorio Emanuele re d’Italia. Con lo stesso spirito dei ragazzi milanesi che durante le rappresentazioni verdiane gettavano i volantini inneggianti all’unità d’Italia sulle teste degli ufficiali austriaci. Con lo stesso spirito delle giornate di Milano. Ma come al solito per sapere di cosa si parla bisognerebbe conoscere un po’ di storia. Goffredo Mameli ha avuto il coraggio di morire per la sua idea a 22 anni. Bossi di anni ne ha 68 e non mi pare che trovi qualcuno disposto a tagliarsi un’unghia per la sua patriella inventata.

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