Maurizio Pietromarchi
Chi sono gli Alpini? Sono, quali truppe di montagna, una specialità della regina delle battaglie, la fanteria, al pari di granatieri, bersaglieri, carristi, paracadutisti e lagunari.
Nascono nei primi Anni ’70 dell’Ottocento, ai primordi del neo costituito Regno d’Italia, da una intuizione del capitano Perucchetti, per la difesa dei non agevoli confini nazionali. Non fanno in tempo, pertanto, a partecipare al “risorgimento”, ma ne hanno a iosa per battersi, da allora in poi, in generoso slancio con gli altri combattenti, ovunque l’onore delle bandiere italiane lo abbia richiesto.
Il battesimo del fuoco è in Abissinia nel 1896 ed è un battesimo di sangue. Gli alpini, dopo sovrumana resistenza, sono sopraffatti dalle orde nemiche. Il maggiore Mennini, colpito a morte, ha ancora la forza di incitare i suoi al combattimento.
Nella Grande Guerra, questi generosi montanari si battono, con la tenacia di sempre, nel loro ambiente naturale. Adamello, Altipiano d’Asiago, Dolomiti, Carnia, fronte Isontino, Piave, Monte Grappa, Vittorio Veneto. Cade, tra i primi, il generale Cantore, spintosi nelle primissime linee per una ricognizione. “Ora che no ghè sé più Cantore, Trento la vedemo col canocial” mugugnano le penne nere. Il generale era il loro idolo. Dopo oltre tre anni di sacrifici, di terrificanti cannoneggiamenti e di micidiali assalti alla baionetta, arriderà alle nostre truppe la Vittoria. Gli alpini entrano nella leggenda.
La Seconda Guerra Mondiale si combatte su molti fronti. I fanti di montagna debbono cimentarsi essenzialmente in Albania, Grecia e Russia. In Albania la Julia, in situazioni tattiche ed ambientali spaventevoli, compie prodigi di valore. In Russia il IV° Corpo d’Armata Alpino –Julia, Tridentina e Cuneense- pur con forti perdite, si ritira combattendo ed in buon ordine, rompendo da ultimo l’accerchiamento. Il nemico riconoscerà che “il Corpo Alpino è l’unico imbattuto in terra di Russia”.
Con tante “penne mozze” resterà anche l’eroico comandante generale Martinat.
Nel dopoguerra e sino ai giorni nostri gli alpini partecipano alle operazioni di soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali, nonché alle varie missioni “di pace”, illuminati, come sempre, dalla profonda umanità e dallo spirito di sacrificio.
Uno che li conosceva bene era Giuseppe Bottai, che ebbe a comandare in Albania nel ’41 il battaglione “Vicenza” del 9° Rgt. della Julia. Scrisse nel diario: “l’alpino è il soldato che meno ha sacrificato la sua “umanità” alla sua “specialità”. L’uomo della montagna si trasferisce, tal e quale, integro, dalla vita civile alla militare, anzi, seguita l’una nell’altra. Di qui la sua inimitabile e ineguagliabile semplicità, schiettezza, purezza. L’alpino è “uomo”. Il segreto fascino della vita con loro è tutto qui”.
Da ultimo una piccola, o grande, curiosità: chi è il Milite Ignoto? C’è lo svela, nelle sue memorie, Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon, il quale, per essere stato Alto Commissario per le onoranze ai caduti, aveva fatto predisporre le bare nella Cattedrale di Aquileia, e ne conosceva i resti mortali. Quella prescelta conteneva una salma raccolta alle foci del Timavo, aveva il bacino rotto ed una gamba spezzata. Era un fante con le mostrine d’un vago colore di azzurro. Un fante, dunque. E l’alpino è il migliore tra i fanti. Sull’Altare della Patria, ove tutti ci riconosciamo, possono e debbono, a maggior ragione, riconoscersi le nostre benemerite penne nere.
domenica 10 maggio 2009
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