Alessia Tomasini
La politica made in Latina si sta muovendo con cautela. Il leader del centrodestra, Armando Cusani, sta chiudendo la porta in faccia a facili entusiasmi preferendo puntare sulla concretezza. Vero è che il Popolo della libertà oggi è l’azionista di maggioranza della classe politica del territorio. Ma è anche vero che l’abbondanza porta con sè il germe della rovina. Affrontare le elezioni con un consenso che sembra destinato a crescere anche sull’onda dell’emotività e della novità rappresentata dall’ufficializzazione del Pdl lascerebbe ampio margine alla disattenzione. Farlo in totale assenza di un antagonista a sinistra è ancora più insidioso perchè non esiste alcuna forma di opposizione esterna e questo di solito si traduce, per il sistema della compensazione, nella nascita di dissidi interni. «La situazione di profonda crisi che lacera il centrosinistra - spiega Armando Cusani - è allarmante perchè la democrazia si fonda anche sul principio di alternanza a cui oggi non possono neanche aspirare come dimostra l’assenza totale di una sintesi e di una condivisione anche sulla scelta di un candidato presidente». L’opposizione è inesistente ma questo non mette al riparo da invettive a spada tratta nei confronti degli avversari politici. «La debolezza del Pd e degli altri partiti che gli ruotano intorno è sottolineata proprio da attacchi personali che vanno a compensare l’assenza di temi politici di confronto. In quattro anni di governo regionale non sono riusciti a dare un segnale forte a questo territorio accreditandosi con i cittadini sul piano amministrativo». Il massimo consenso si traduce nella presentazione da parte dei cittadini delle massime aspettative. Il territorio chiede, e a gran voce da anni, decisioni che non sono mai arrivate. A Cusani e al centrodestra spetta il compito arduo di riuscire in questo compito in cui gli altri sono risultati mancanti. Il che si traduce nella necessità di prendere decisioni rapide, di assumersi la responsabilità delle ripercussioni che queste scelte possono avere sia sul piano del consenso che dello sviluppo. Non è un caso che da trenta anni i temi delle campagne elettorali sono sempre gli stessi. Non è un caso quindi che oggi il centrosinistra in terra pontina non abbia appeal e sia costretto a ricorrere ai tavoli romani per trovare anche una sorta di mediazione intorno alla candidatura di Sesa Amici. La campagna elettorale è alle porte ma il terreno del fuoco incrociato è noto da sempre e passa per quella società, Acqualatina, che gestisce le risorse idriche sul territorio. «Si tratta di una questione superata. Si è fatto tanto rumore per nulla soprattutto perchè se Marrazzo avesse voluto poteva intervenire a livello legislativo. Non lo ha fatto ed oggi deve spiegare il motivo di questa mancanza di consequenzialità con la questione di principio». Tradotto, su Acqualatina si è giocata una partita mirata solo a confondere? «Certo. A contraddire le accuse che sono state mosse sono i fatti. La società è gestita dal pubblico e solo in parte dal privato. I servizi in questi anni, dalla manutenzione dei depuratori alla qualità delle acque, è migliorata, le crisi idriche si sono ridotte rispetto al passato. Grazie a questo sistema e a risorse del bilancio provinciale, 31 mila utenti, con reddito inferiore ai 14 mila euro, hanno 300 litri di acqua gratuita al giorno». La società funziona quindi, ma tra le accuse che hanno mosso c’è anche quella morale legata ad un’occupazione “di forza” delle poltrone. «Fazzone si è assunto un ruolo non semplice e lo ha fatto con il supporto dei Comuni di questo territorio che rappresentano la parte pubblica. Dubito che la sinistra avrebbe avuto il coraggio di assumersi un onere e una responsabilità come questa».
martedì 7 aprile 2009
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