Alessia Tomasini
E' diventato un pò come “Mario”. Sì, proprio quel “a mario” che i romani rivolgono in modo indiscrimato e simpatico svuotando il nome proprio di persona di ogni significato. In questi giorni abbiamo sentito signore, ragazzi, bambini urlare a squarciagola “ciao alpino” oppure “alpino facciamo insieme una foto”. Per sette giorni Latina è stata invasa da una grande festa ininterrotta. Le strade stracolme, i sorrisi a dismisura donati senza chiedere nulla in cambio. I pontini hanno dimostrato di essere persone aperte, disponibili, eccezionali nell’accoglienza. Grazie al sindaco Zaccheo e all’assessore ai grandi eventi, Maurizio Guercio, abbiamo avuto la possibilità di vivere, addetti ai lavori e non, un’esperienza unica in cui a farla da padrone sono state le emozioni. Abbiamo visto la nostra città più bella e crescere anche sul piano culturale. Da oggi Latina resterà bella, se avremo la capacità di non distruggere per incuria e indifferenza quel patrimonio di opere pubbliche che sono state realizzate. Da oggi Latina resterà vuota. Torneremo ad una dimensione normale ma con qualcosa in più. Quel bagaglio di valori che abbiamo nel cuore è emerso con prepotenza, dobbiamo solo impedire che la quotidianità lo disperda. Siamo stati bravi, ma non deve bastarci. Cerchiamo di accogliere nuove sfide, più grandi, e continuiamo a pensare anzi a credere che l’impresa eccezionale è essere normali. Grazie alpino, qualunque sia il tuo nome, il tuo volto sarà sempre con noi.
domenica 10 maggio 2009
TV - Vanno in onda gli alpini e "asfaltano" la città
Sergio Corsetti
"Sui ghiacciai e sulle paludi, sempre alpini". E' arrivata l'onda. Gli alpini hanno letteramente "asfaltato" Latina. E' stata una giornata indimenticabile per il capoluogo pontino trasmessa in diretta tv da Rai 3 e Tele Etere. Da mattina a sera è stato un ininterrotto fiume di persone che ha marciato per tutto il Corso della Repubblica. Passo lento, da montagna, caratteristico del corpo segnato dal ritmo dei tamburi. Ai lati tante persone che hanno voluto salutare le penne nere. A una certa ora arrivano pure i rappresentanti istituzionali (per la verità Carlo Giovanardi c'è da ieri sera ed è rimasto sino alla fine): il presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini e il ministro della difesa Ignazio La Russa. Toccata e fuga per la verità, tanto che il generale che commenta sulla rete nazionale lancia la stoccata: «Peccato per loro che hanno perso l'inizio e andranno via presto». Il cronista di turno accampa la scusa dei possibili impegni istituzionali ma, per un ministro della difesa, andare a Verona allo stadio per assistere a Chievo - Inter non può rappresentare una buona scusante. In altri tempi, Giulio Andreotti, ministro della difesa, meritò il titolo di vescica d'oro per il fatto di essere rimasto in piedi per l'intera adunata senza allontanarsi mai; neanche per il bagno. La sfilata prosegue gli spunti storici legati ai luoghi delle battaglie e agli alpini sono tantissimi. Troppi. Uno tra tutti: la Brigata Cuneense e Nowo Postolaiova. Luoghi e battaglie ricordati nelle nostre terre, anche in montagna. Come l'Ortigara sulla Semprevisa. "Ivrea dall'Ortigara a Latina novanta anni e non li dimostra". Come dire per gli alpini ogni luogo è casa propria.
"Sui ghiacciai e sulle paludi, sempre alpini". E' arrivata l'onda. Gli alpini hanno letteramente "asfaltato" Latina. E' stata una giornata indimenticabile per il capoluogo pontino trasmessa in diretta tv da Rai 3 e Tele Etere. Da mattina a sera è stato un ininterrotto fiume di persone che ha marciato per tutto il Corso della Repubblica. Passo lento, da montagna, caratteristico del corpo segnato dal ritmo dei tamburi. Ai lati tante persone che hanno voluto salutare le penne nere. A una certa ora arrivano pure i rappresentanti istituzionali (per la verità Carlo Giovanardi c'è da ieri sera ed è rimasto sino alla fine): il presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini e il ministro della difesa Ignazio La Russa. Toccata e fuga per la verità, tanto che il generale che commenta sulla rete nazionale lancia la stoccata: «Peccato per loro che hanno perso l'inizio e andranno via presto». Il cronista di turno accampa la scusa dei possibili impegni istituzionali ma, per un ministro della difesa, andare a Verona allo stadio per assistere a Chievo - Inter non può rappresentare una buona scusante. In altri tempi, Giulio Andreotti, ministro della difesa, meritò il titolo di vescica d'oro per il fatto di essere rimasto in piedi per l'intera adunata senza allontanarsi mai; neanche per il bagno. La sfilata prosegue gli spunti storici legati ai luoghi delle battaglie e agli alpini sono tantissimi. Troppi. Uno tra tutti: la Brigata Cuneense e Nowo Postolaiova. Luoghi e battaglie ricordati nelle nostre terre, anche in montagna. Come l'Ortigara sulla Semprevisa. "Ivrea dall'Ortigara a Latina novanta anni e non li dimostra". Come dire per gli alpini ogni luogo è casa propria.
TV - Anno zero e il non se ne può più dei tanti telespettatori
Sergio Corsetti
Basta. Non se ne può più. Ancora con questa storia di Berlusconi e della moglie. Ieri è stata la volta di Anno zero. La trasmissione di Michele Santoro ha servito lo scoop: ha trasportato armi (3 Tir) e telecamere di fronte l'albergo-ristorante napoletano dove c'è stata la festa incriminata. Addirittura ha "pedinato" la giovane ragazza a scuola con annessa intervista al dirigente scolastico comprendente la domanda capziosa, da premio Pulitzer, sul come può considerarsi brava ragazza una fanciulla che posa in bikini in un book fotografico. Sarebbe ora di dire basta a chi come Michele Santoro di queste cose ci campa alla grande. Basta anche ai tanti politici, ieri c'è caduta pure la Bonino, e ai loro moralismi o finto-moralismi. E vien da chiedersi perché invece di ingolfare la Tv a parlare delle vicendo "amorose" e familiari del Silvio nazionale non si torna ad un sano confronto politico. Se è vero che Berlusconi ha capito come usare lo strumento catodico, l'opposizione deve riscoprire, anche attraverso la Tv, una linea di contatto con i cittadini. Il centrosinistra deve parlare dei loro problemi, farsene carico e dire come risolverli. All'operaio della Ericsson trasferito o licenziato interessa se Silvio si fa le fanciulle? All'informatore della Pfizer che ha perso il posto intessa sapere se Veronica è arrabbiata di suo o se è istigata da Scalfari? Allo studente dal futuro precario interessa sapere della festa mascherata a New York per il compleanno della figlia? I tanti sfollati de L'Aquila staranno dibattendo se ha ragione Silvio o Veronica? Tv e politici tornino a parlare di problemi concreti e non di gossip. Soprattutto quando le trasmissioni vengono pagate con i soldi degli abbonati. Più che libertà di espressione, Anno zero di Santoro mostra un vero e proprio contro-accanimento personale.
Basta. Non se ne può più. Ancora con questa storia di Berlusconi e della moglie. Ieri è stata la volta di Anno zero. La trasmissione di Michele Santoro ha servito lo scoop: ha trasportato armi (3 Tir) e telecamere di fronte l'albergo-ristorante napoletano dove c'è stata la festa incriminata. Addirittura ha "pedinato" la giovane ragazza a scuola con annessa intervista al dirigente scolastico comprendente la domanda capziosa, da premio Pulitzer, sul come può considerarsi brava ragazza una fanciulla che posa in bikini in un book fotografico. Sarebbe ora di dire basta a chi come Michele Santoro di queste cose ci campa alla grande. Basta anche ai tanti politici, ieri c'è caduta pure la Bonino, e ai loro moralismi o finto-moralismi. E vien da chiedersi perché invece di ingolfare la Tv a parlare delle vicendo "amorose" e familiari del Silvio nazionale non si torna ad un sano confronto politico. Se è vero che Berlusconi ha capito come usare lo strumento catodico, l'opposizione deve riscoprire, anche attraverso la Tv, una linea di contatto con i cittadini. Il centrosinistra deve parlare dei loro problemi, farsene carico e dire come risolverli. All'operaio della Ericsson trasferito o licenziato interessa se Silvio si fa le fanciulle? All'informatore della Pfizer che ha perso il posto intessa sapere se Veronica è arrabbiata di suo o se è istigata da Scalfari? Allo studente dal futuro precario interessa sapere della festa mascherata a New York per il compleanno della figlia? I tanti sfollati de L'Aquila staranno dibattendo se ha ragione Silvio o Veronica? Tv e politici tornino a parlare di problemi concreti e non di gossip. Soprattutto quando le trasmissioni vengono pagate con i soldi degli abbonati. Più che libertà di espressione, Anno zero di Santoro mostra un vero e proprio contro-accanimento personale.
Oltre gli alpini anche le elezioni
Sergio Corsetti
Agli amici alpini la cosa non interesserà, oggi è la loro festa, ma scadono i termini di presentazione delle liste elettorali. Tralasciando, per il momento, quelle per l'Europarlamento, sulle candidature al consiglio di Via Costa, il popolo della politica è in fibrillazione. Le ultime ore serviranno a smussare le posizioni più di contrasto e a definire le ultime caselle rimaste libere. Una cosa è certa: da una parte all'altra degli schieramenti emergono problemi. Nel centrodestra è chiusa la lista del Pdl mentre incertezze sussistono ancora per la Lista Cusani. Le difficoltà nascono dal fatto che la lista deve avere il giusto peso specifico per acchiappare consenso e garantire al presidente uscente, Armando Cusani la riconferma, ma allo stesso tempo non deve creare complicazioni ai candidati Pdl in alcuni collegi dall'esito incerto. Anche per il centrosinistra ci sono problemi: Sesa Amici ancora non chiude diverse candidature mentre Memmo Guidi sembra aver difficoltà con Rifondazione comunista per il collegio di Terracina. Comunque vada, perché è indubbio che le liste oggi ci saranno, la politica non è questa. Non si può votare un anno sì e l'altro pure. I protagonisti, così, sono impegnati sempre nella ricerca del consenso. Invece la politica ha i suoi tempi. Deve esserci un tempo per la campagna elettorale, per le votazioni e per le scelte. E deve esserci un tempo, notevolmente più lungo, per l’amministrazione. Altrimenti il sistema non funziona, si blocca. Altrimenti si arriva, come ora, alle elezioni permanenti forma degenerata del sistema democratico. Allora una soluzione semplice? Istituire sistemi elettorali simili per gli enti locali (Comune, Provincia e Regione) e, soprattutto, accorpando le tornate elettorali. Lasciano, però, la questione ai professionisti della politica. Ci scuseranno, i politicanti, se noi per due giorni stiamo in festa con gli alpini, le penne nere.
Agli amici alpini la cosa non interesserà, oggi è la loro festa, ma scadono i termini di presentazione delle liste elettorali. Tralasciando, per il momento, quelle per l'Europarlamento, sulle candidature al consiglio di Via Costa, il popolo della politica è in fibrillazione. Le ultime ore serviranno a smussare le posizioni più di contrasto e a definire le ultime caselle rimaste libere. Una cosa è certa: da una parte all'altra degli schieramenti emergono problemi. Nel centrodestra è chiusa la lista del Pdl mentre incertezze sussistono ancora per la Lista Cusani. Le difficoltà nascono dal fatto che la lista deve avere il giusto peso specifico per acchiappare consenso e garantire al presidente uscente, Armando Cusani la riconferma, ma allo stesso tempo non deve creare complicazioni ai candidati Pdl in alcuni collegi dall'esito incerto. Anche per il centrosinistra ci sono problemi: Sesa Amici ancora non chiude diverse candidature mentre Memmo Guidi sembra aver difficoltà con Rifondazione comunista per il collegio di Terracina. Comunque vada, perché è indubbio che le liste oggi ci saranno, la politica non è questa. Non si può votare un anno sì e l'altro pure. I protagonisti, così, sono impegnati sempre nella ricerca del consenso. Invece la politica ha i suoi tempi. Deve esserci un tempo per la campagna elettorale, per le votazioni e per le scelte. E deve esserci un tempo, notevolmente più lungo, per l’amministrazione. Altrimenti il sistema non funziona, si blocca. Altrimenti si arriva, come ora, alle elezioni permanenti forma degenerata del sistema democratico. Allora una soluzione semplice? Istituire sistemi elettorali simili per gli enti locali (Comune, Provincia e Regione) e, soprattutto, accorpando le tornate elettorali. Lasciano, però, la questione ai professionisti della politica. Ci scuseranno, i politicanti, se noi per due giorni stiamo in festa con gli alpini, le penne nere.
Le Penne Nere
Maurizio Pietromarchi
Chi sono gli Alpini? Sono, quali truppe di montagna, una specialità della regina delle battaglie, la fanteria, al pari di granatieri, bersaglieri, carristi, paracadutisti e lagunari.
Nascono nei primi Anni ’70 dell’Ottocento, ai primordi del neo costituito Regno d’Italia, da una intuizione del capitano Perucchetti, per la difesa dei non agevoli confini nazionali. Non fanno in tempo, pertanto, a partecipare al “risorgimento”, ma ne hanno a iosa per battersi, da allora in poi, in generoso slancio con gli altri combattenti, ovunque l’onore delle bandiere italiane lo abbia richiesto.
Il battesimo del fuoco è in Abissinia nel 1896 ed è un battesimo di sangue. Gli alpini, dopo sovrumana resistenza, sono sopraffatti dalle orde nemiche. Il maggiore Mennini, colpito a morte, ha ancora la forza di incitare i suoi al combattimento.
Nella Grande Guerra, questi generosi montanari si battono, con la tenacia di sempre, nel loro ambiente naturale. Adamello, Altipiano d’Asiago, Dolomiti, Carnia, fronte Isontino, Piave, Monte Grappa, Vittorio Veneto. Cade, tra i primi, il generale Cantore, spintosi nelle primissime linee per una ricognizione. “Ora che no ghè sé più Cantore, Trento la vedemo col canocial” mugugnano le penne nere. Il generale era il loro idolo. Dopo oltre tre anni di sacrifici, di terrificanti cannoneggiamenti e di micidiali assalti alla baionetta, arriderà alle nostre truppe la Vittoria. Gli alpini entrano nella leggenda.
La Seconda Guerra Mondiale si combatte su molti fronti. I fanti di montagna debbono cimentarsi essenzialmente in Albania, Grecia e Russia. In Albania la Julia, in situazioni tattiche ed ambientali spaventevoli, compie prodigi di valore. In Russia il IV° Corpo d’Armata Alpino –Julia, Tridentina e Cuneense- pur con forti perdite, si ritira combattendo ed in buon ordine, rompendo da ultimo l’accerchiamento. Il nemico riconoscerà che “il Corpo Alpino è l’unico imbattuto in terra di Russia”.
Con tante “penne mozze” resterà anche l’eroico comandante generale Martinat.
Nel dopoguerra e sino ai giorni nostri gli alpini partecipano alle operazioni di soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali, nonché alle varie missioni “di pace”, illuminati, come sempre, dalla profonda umanità e dallo spirito di sacrificio.
Uno che li conosceva bene era Giuseppe Bottai, che ebbe a comandare in Albania nel ’41 il battaglione “Vicenza” del 9° Rgt. della Julia. Scrisse nel diario: “l’alpino è il soldato che meno ha sacrificato la sua “umanità” alla sua “specialità”. L’uomo della montagna si trasferisce, tal e quale, integro, dalla vita civile alla militare, anzi, seguita l’una nell’altra. Di qui la sua inimitabile e ineguagliabile semplicità, schiettezza, purezza. L’alpino è “uomo”. Il segreto fascino della vita con loro è tutto qui”.
Da ultimo una piccola, o grande, curiosità: chi è il Milite Ignoto? C’è lo svela, nelle sue memorie, Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon, il quale, per essere stato Alto Commissario per le onoranze ai caduti, aveva fatto predisporre le bare nella Cattedrale di Aquileia, e ne conosceva i resti mortali. Quella prescelta conteneva una salma raccolta alle foci del Timavo, aveva il bacino rotto ed una gamba spezzata. Era un fante con le mostrine d’un vago colore di azzurro. Un fante, dunque. E l’alpino è il migliore tra i fanti. Sull’Altare della Patria, ove tutti ci riconosciamo, possono e debbono, a maggior ragione, riconoscersi le nostre benemerite penne nere.
Chi sono gli Alpini? Sono, quali truppe di montagna, una specialità della regina delle battaglie, la fanteria, al pari di granatieri, bersaglieri, carristi, paracadutisti e lagunari.
Nascono nei primi Anni ’70 dell’Ottocento, ai primordi del neo costituito Regno d’Italia, da una intuizione del capitano Perucchetti, per la difesa dei non agevoli confini nazionali. Non fanno in tempo, pertanto, a partecipare al “risorgimento”, ma ne hanno a iosa per battersi, da allora in poi, in generoso slancio con gli altri combattenti, ovunque l’onore delle bandiere italiane lo abbia richiesto.
Il battesimo del fuoco è in Abissinia nel 1896 ed è un battesimo di sangue. Gli alpini, dopo sovrumana resistenza, sono sopraffatti dalle orde nemiche. Il maggiore Mennini, colpito a morte, ha ancora la forza di incitare i suoi al combattimento.
Nella Grande Guerra, questi generosi montanari si battono, con la tenacia di sempre, nel loro ambiente naturale. Adamello, Altipiano d’Asiago, Dolomiti, Carnia, fronte Isontino, Piave, Monte Grappa, Vittorio Veneto. Cade, tra i primi, il generale Cantore, spintosi nelle primissime linee per una ricognizione. “Ora che no ghè sé più Cantore, Trento la vedemo col canocial” mugugnano le penne nere. Il generale era il loro idolo. Dopo oltre tre anni di sacrifici, di terrificanti cannoneggiamenti e di micidiali assalti alla baionetta, arriderà alle nostre truppe la Vittoria. Gli alpini entrano nella leggenda.
La Seconda Guerra Mondiale si combatte su molti fronti. I fanti di montagna debbono cimentarsi essenzialmente in Albania, Grecia e Russia. In Albania la Julia, in situazioni tattiche ed ambientali spaventevoli, compie prodigi di valore. In Russia il IV° Corpo d’Armata Alpino –Julia, Tridentina e Cuneense- pur con forti perdite, si ritira combattendo ed in buon ordine, rompendo da ultimo l’accerchiamento. Il nemico riconoscerà che “il Corpo Alpino è l’unico imbattuto in terra di Russia”.
Con tante “penne mozze” resterà anche l’eroico comandante generale Martinat.
Nel dopoguerra e sino ai giorni nostri gli alpini partecipano alle operazioni di soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali, nonché alle varie missioni “di pace”, illuminati, come sempre, dalla profonda umanità e dallo spirito di sacrificio.
Uno che li conosceva bene era Giuseppe Bottai, che ebbe a comandare in Albania nel ’41 il battaglione “Vicenza” del 9° Rgt. della Julia. Scrisse nel diario: “l’alpino è il soldato che meno ha sacrificato la sua “umanità” alla sua “specialità”. L’uomo della montagna si trasferisce, tal e quale, integro, dalla vita civile alla militare, anzi, seguita l’una nell’altra. Di qui la sua inimitabile e ineguagliabile semplicità, schiettezza, purezza. L’alpino è “uomo”. Il segreto fascino della vita con loro è tutto qui”.
Da ultimo una piccola, o grande, curiosità: chi è il Milite Ignoto? C’è lo svela, nelle sue memorie, Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon, il quale, per essere stato Alto Commissario per le onoranze ai caduti, aveva fatto predisporre le bare nella Cattedrale di Aquileia, e ne conosceva i resti mortali. Quella prescelta conteneva una salma raccolta alle foci del Timavo, aveva il bacino rotto ed una gamba spezzata. Era un fante con le mostrine d’un vago colore di azzurro. Un fante, dunque. E l’alpino è il migliore tra i fanti. Sull’Altare della Patria, ove tutti ci riconosciamo, possono e debbono, a maggior ragione, riconoscersi le nostre benemerite penne nere.
LA FORMICA ATOMICA - Insieme di soli
Lidano Grassucci
Dove sta il Monte Grappa? E il fiume Isonzo? Il Podgora? Perché un quartiere di Latina si chiama villaggio Trieste? In questi giorni Latina è viva, domani non lo sarà più. Torneremo ad essere torvi, con le strade vuote. Torneremo soli, come siamo solo dal 1934 o giù di lì. Torneremo ad essere come un angolo in cui si accumula polvere. Passeremo per borgo Isonzo senza farci domande, al San Michele senza sapere di quello che sta in Friuli. Torneremo fastidiosi ed infastiditi. Non vedremo le maestre che a Borgo Faiti spiegano ai bimbi che era il nome di un posto dove si è combattuta una battaglia della prima guerra mondiale ed ora sta in Slovenia. Torneremo a credere che villaggio Trieste è un pezzo di città e non il luogo dove trovarono patria gli italiani a cui la sorte aveva negato patria in Istria, Venezia Giulia e Dalmazia. Torneremo a non farci domande, torneremo anonimi. Torneremo a parlare di umanesimo del lavoro, di palude redenta, di città di fondazione. Torneremo ai nostri luoghi comuni e continueremo a non essere popolo. In tanti a Latina sono andati via per il raduno degli alpini, è come lasciare casa a Natale. Torneremo ad essere non una città ma un insieme di soli.
Dove sta il Monte Grappa? E il fiume Isonzo? Il Podgora? Perché un quartiere di Latina si chiama villaggio Trieste? In questi giorni Latina è viva, domani non lo sarà più. Torneremo ad essere torvi, con le strade vuote. Torneremo soli, come siamo solo dal 1934 o giù di lì. Torneremo ad essere come un angolo in cui si accumula polvere. Passeremo per borgo Isonzo senza farci domande, al San Michele senza sapere di quello che sta in Friuli. Torneremo fastidiosi ed infastiditi. Non vedremo le maestre che a Borgo Faiti spiegano ai bimbi che era il nome di un posto dove si è combattuta una battaglia della prima guerra mondiale ed ora sta in Slovenia. Torneremo a credere che villaggio Trieste è un pezzo di città e non il luogo dove trovarono patria gli italiani a cui la sorte aveva negato patria in Istria, Venezia Giulia e Dalmazia. Torneremo a non farci domande, torneremo anonimi. Torneremo a parlare di umanesimo del lavoro, di palude redenta, di città di fondazione. Torneremo ai nostri luoghi comuni e continueremo a non essere popolo. In tanti a Latina sono andati via per il raduno degli alpini, è come lasciare casa a Natale. Torneremo ad essere non una città ma un insieme di soli.
sabato 9 maggio 2009
L'ARCINORMALE - Gente normale
Lidano Grassucci
“Siamo tosti, siamo di montagna, gente dura ma generosa”. E’ de L’Aquila, è alpino d’Abruzzo, ti guarda spaurito, divertito, curioso, quasi piange quando ricorda del terremoto: “pora gente”. Poi loda gli alpini: “noi ci riconosciamo a distanza, siamo generosi”. Ci sono quelli di Trento che spiegano di aver lasciato le mogli a casa: “perche gli vogliamo troppo bene”. E ridono di gusto. C’è il ragazzo di Torino: “nonno alpino, papà alpino, io dovevo andare in fanteria, ho chiesto di fare l’alpino”. Non avrà 30 anni, lavora in fabbrica, metalmeccanico, e sta qui. Arrivano 4 ragazze di Lecco, maglietta verde: “ma voi in siete alpine”. In coro: “simpatizzanti, ma papà era alpino e poi all’adunata c’è tanta confusione”. Sto li due ore e mi sento normale, mi sento tra gente normale. Ti salutano, ti offrono una birra, se la fanno offrire ma non hanno retropensieri, gente normale.
Sono di piano, si capisce dal passo. Sono di piano si capisce dallo sguardo che tira dritto e non all’insù. Sono di piano si capisce da come guardo il cielo partendo dalla marina. Ma questo mondo quello di questa gente che è venuta a trovarci è tanto, tanto vicina, alla mia gente. Loro sono qui per testimoniare le loro radici: nonno era alpino, papà era alpino. Quelli del reggimento Aquila, gli abruzzesi, cantano e ogni tanto ripetono le parole di Benedetto XVI (io che cito un Papa ho del senile, ma mi viene): “L’aquila ferita tornerà a volare”. Chiari, semplici.
Gente che ha preso le ferie per testimoniare di essere alpino, gente che per 4 giorni lascia tutto che, se serve, lascia tutto.
Dico al mio amico abruzzese ma voi siete soldati ribadisce: “Siamo buona gente”. Insisto, i soldati fanno la guerra, e lui: “se ce lo chiedono”. Le chiamavano queste, i rivoluzionari francesi, virtù repubblicane. L’idea che la Nazione, lo Stato, la Patria può chiedere. Che è la ragione per cui Piuccio Faciolone da Cori partì alla guerra (la prima) come fantaccino: “pe lo giusto”. E lui “pe lo giusto se faceva accide”. Lo giusto di Piuccio erano Trento e Trieste, lui che non era mai stato a Velletri. Partì. “Di qui non si passa” fu l’ordine dopo Caporetto e non passarono. Nell’Isba il sergente di Mario Rigoni Stern trova altri contadini, ma nemici, mangiano perché la fame è uguale, fa male auguale ad un montanaro italiano, ad un contadino russo, ad un operaio inglese. Fa male uguale.Ieri sono stato dentro la gente mia, le facce colorite i dialetti cispadani, sembrava quando venivo da nonna a Santa Fecitola e venivano i cugini e gli zii da Piazzola sul Brenta, era festa.
Forse mi sono perso tanta della mia ingenuità, forse sono diventato un po’ levantino, bizantino,. Troppo greco per capire la vita romana.“Di qui non si passa”, il resto era noia, il resto è noia. E forse anche io sono un po’ noioso
“Siamo tosti, siamo di montagna, gente dura ma generosa”. E’ de L’Aquila, è alpino d’Abruzzo, ti guarda spaurito, divertito, curioso, quasi piange quando ricorda del terremoto: “pora gente”. Poi loda gli alpini: “noi ci riconosciamo a distanza, siamo generosi”. Ci sono quelli di Trento che spiegano di aver lasciato le mogli a casa: “perche gli vogliamo troppo bene”. E ridono di gusto. C’è il ragazzo di Torino: “nonno alpino, papà alpino, io dovevo andare in fanteria, ho chiesto di fare l’alpino”. Non avrà 30 anni, lavora in fabbrica, metalmeccanico, e sta qui. Arrivano 4 ragazze di Lecco, maglietta verde: “ma voi in siete alpine”. In coro: “simpatizzanti, ma papà era alpino e poi all’adunata c’è tanta confusione”. Sto li due ore e mi sento normale, mi sento tra gente normale. Ti salutano, ti offrono una birra, se la fanno offrire ma non hanno retropensieri, gente normale.
Sono di piano, si capisce dal passo. Sono di piano si capisce dallo sguardo che tira dritto e non all’insù. Sono di piano si capisce da come guardo il cielo partendo dalla marina. Ma questo mondo quello di questa gente che è venuta a trovarci è tanto, tanto vicina, alla mia gente. Loro sono qui per testimoniare le loro radici: nonno era alpino, papà era alpino. Quelli del reggimento Aquila, gli abruzzesi, cantano e ogni tanto ripetono le parole di Benedetto XVI (io che cito un Papa ho del senile, ma mi viene): “L’aquila ferita tornerà a volare”. Chiari, semplici.
Gente che ha preso le ferie per testimoniare di essere alpino, gente che per 4 giorni lascia tutto che, se serve, lascia tutto.
Dico al mio amico abruzzese ma voi siete soldati ribadisce: “Siamo buona gente”. Insisto, i soldati fanno la guerra, e lui: “se ce lo chiedono”. Le chiamavano queste, i rivoluzionari francesi, virtù repubblicane. L’idea che la Nazione, lo Stato, la Patria può chiedere. Che è la ragione per cui Piuccio Faciolone da Cori partì alla guerra (la prima) come fantaccino: “pe lo giusto”. E lui “pe lo giusto se faceva accide”. Lo giusto di Piuccio erano Trento e Trieste, lui che non era mai stato a Velletri. Partì. “Di qui non si passa” fu l’ordine dopo Caporetto e non passarono. Nell’Isba il sergente di Mario Rigoni Stern trova altri contadini, ma nemici, mangiano perché la fame è uguale, fa male auguale ad un montanaro italiano, ad un contadino russo, ad un operaio inglese. Fa male uguale.Ieri sono stato dentro la gente mia, le facce colorite i dialetti cispadani, sembrava quando venivo da nonna a Santa Fecitola e venivano i cugini e gli zii da Piazzola sul Brenta, era festa.
Forse mi sono perso tanta della mia ingenuità, forse sono diventato un po’ levantino, bizantino,. Troppo greco per capire la vita romana.“Di qui non si passa”, il resto era noia, il resto è noia. E forse anche io sono un po’ noioso
venerdì 8 maggio 2009
L'ARCINORMALE - Che bella la mia città con la gente
Lidano Grassucci
Che bella la mia città con la gente. E’ bellissima, c’erano le fanfare agli angoli delle strade, c’era gente allegra che bevevo e… salutava. Sì, da giovedì qui a Latina ci salutiamo tutti, gli occhi della gente sembrano più dolci. Gli alpini sono gente normale, finalmente gente normale, che hanno passioni comprensibili (l’amore per il loro corpo), hanno l’orgoglio dei loro borghi. Persone che si rispettano tra di loro, che non dicono quel che gli altri non hanno fatto per loro, ma fanno per gli altri. Nei bar la gente ci entra per la ragione per cui i bar sono nati, per bere. Birra che sa di birra, vino che sa di vino, e poi tanta allegria. Loro, gli alpini, sono generosi e anche quando incontrano le ragazze si ricordano del dovere di farle sentire uniche, senza offendere.
La mia città così, con la gente, è quasi, quasi un’altra città. Gli alpini non sono impostati, non hanno i Suv, ma fanno di una vecchia aspetta Piaggio con capolavoro di veicolo in movimento, fanno di un VM della Iveco un palcoscenico, di una Fiat Campagnola un miracolo di ingegneria. Non chiedono niente, danno. Montano le loro tende, si preparano da mangiare, girano con le cartine.
Le loro facce sono tante facce uguali a quelle dei nostri cispadani. Vorrei tanto che mia nonna Gilda Pagin li avesse potuti vedere. Mi immagino come sarà stata quando è venuta qua nel ’34 lontana da casa, lontana da tutto in un posto in cu non c’era niente, in cui tutto era da fare. Un grande spiazzo con qualche casa di tanto in tanto. Come le piacerebbe questa terra piena di gente e di gente sua. Se vuoi in questi giorni la sto capendo di più nonna, quella sua laboriosa tranquillità, quella idea di fare gruppo, di stare insieme, quell’idea di famiglia allargata. E zio Tony Bergamin che del vino era maestro, che avevo il dubbio che fosse solo vino. Che venivano gli altri cispadani da lande lontane per chiedere il suo giudizio sul vino, che poi era una scusa per far festa. E la grappa, la grappa che facevano di nascosto, che era alcol puro. Poi ci mettevano la ruta per renderla di un altro sapore. Puzzava di alcol fino al podere vicino, ora che ci penso erano aromi dolciastri, quasi caramello.
Si sarebbero sentiti orgogliosi i miei dei loro che tornavano a trovarli, che venivano a ricordarseli, che venivano a testimonianza che non li hanno dimenticati. Sarebbero stati contenti tanto, perché per decenni si sono sentiti soli, abbandonati, esclusi.
Sarebbero andati a Littoria (loro che sono arrivati nel ’34 potevano chiamarla così), ci sarebbero andati in bicicletta, per vedere sfilare gli alpini. Si sarebbero messi il vestito buono dopo aver sistemato le bestie (anche quando è festa si lavora) e via fino alle 4 (dopo ci sono le bestie), con il petto gonfio. E zio Tony non si sarebbe sottratto al vino, non avrebbe passato giro, non avrebbe abbassato gli occhi.
Loro non ci sono, i loro sono arrivati tardi. Ma volevo fargli sapere che sono arrivati.
E credo sia il caso, lo faccio di rado, di ringraziare il sindaco Vincenzo Zaccheo che l’ha azzeccata. Sarei disonesto se non gli rendessi questo onore.
Che bella la mia città con la gente. E’ bellissima, c’erano le fanfare agli angoli delle strade, c’era gente allegra che bevevo e… salutava. Sì, da giovedì qui a Latina ci salutiamo tutti, gli occhi della gente sembrano più dolci. Gli alpini sono gente normale, finalmente gente normale, che hanno passioni comprensibili (l’amore per il loro corpo), hanno l’orgoglio dei loro borghi. Persone che si rispettano tra di loro, che non dicono quel che gli altri non hanno fatto per loro, ma fanno per gli altri. Nei bar la gente ci entra per la ragione per cui i bar sono nati, per bere. Birra che sa di birra, vino che sa di vino, e poi tanta allegria. Loro, gli alpini, sono generosi e anche quando incontrano le ragazze si ricordano del dovere di farle sentire uniche, senza offendere.
La mia città così, con la gente, è quasi, quasi un’altra città. Gli alpini non sono impostati, non hanno i Suv, ma fanno di una vecchia aspetta Piaggio con capolavoro di veicolo in movimento, fanno di un VM della Iveco un palcoscenico, di una Fiat Campagnola un miracolo di ingegneria. Non chiedono niente, danno. Montano le loro tende, si preparano da mangiare, girano con le cartine.
Le loro facce sono tante facce uguali a quelle dei nostri cispadani. Vorrei tanto che mia nonna Gilda Pagin li avesse potuti vedere. Mi immagino come sarà stata quando è venuta qua nel ’34 lontana da casa, lontana da tutto in un posto in cu non c’era niente, in cui tutto era da fare. Un grande spiazzo con qualche casa di tanto in tanto. Come le piacerebbe questa terra piena di gente e di gente sua. Se vuoi in questi giorni la sto capendo di più nonna, quella sua laboriosa tranquillità, quella idea di fare gruppo, di stare insieme, quell’idea di famiglia allargata. E zio Tony Bergamin che del vino era maestro, che avevo il dubbio che fosse solo vino. Che venivano gli altri cispadani da lande lontane per chiedere il suo giudizio sul vino, che poi era una scusa per far festa. E la grappa, la grappa che facevano di nascosto, che era alcol puro. Poi ci mettevano la ruta per renderla di un altro sapore. Puzzava di alcol fino al podere vicino, ora che ci penso erano aromi dolciastri, quasi caramello.
Si sarebbero sentiti orgogliosi i miei dei loro che tornavano a trovarli, che venivano a ricordarseli, che venivano a testimonianza che non li hanno dimenticati. Sarebbero stati contenti tanto, perché per decenni si sono sentiti soli, abbandonati, esclusi.
Sarebbero andati a Littoria (loro che sono arrivati nel ’34 potevano chiamarla così), ci sarebbero andati in bicicletta, per vedere sfilare gli alpini. Si sarebbero messi il vestito buono dopo aver sistemato le bestie (anche quando è festa si lavora) e via fino alle 4 (dopo ci sono le bestie), con il petto gonfio. E zio Tony non si sarebbe sottratto al vino, non avrebbe passato giro, non avrebbe abbassato gli occhi.
Loro non ci sono, i loro sono arrivati tardi. Ma volevo fargli sapere che sono arrivati.
E credo sia il caso, lo faccio di rado, di ringraziare il sindaco Vincenzo Zaccheo che l’ha azzeccata. Sarei disonesto se non gli rendessi questo onore.
giovedì 7 maggio 2009
L'ARCINORMALE - Aser e l’offesa alla democrazia
Lidano Grassucci
Ogni volta che ad Aprilia si vota, arriva un provvedimento giudiziario riguardante l’Aser. Puntuale, come una cambiale. Ho difeso, e difendo, Fondi dalla ipotesi di scioglimento del consiglio comunale. Sono stupido e non capisco come si possa individuare la mafia attraverso le delibere comunali, e li governa la sinistra. Allo stesso modo ritengo grave, democraticamente grave, che la democrazia di Aprilia sia da lustri sotto la spada di Damocle della vicenda Aser. Oggi la questione colpisce il candidato sindaco, Longobardi, del centrosinistra, qualcuno gli suggerisce di ritirarsi. Ricordo che una richiesta a comparire non è una condanna, che la politica non può accettare di essere seconda ad accuse che spesso si dimostrano infondate. Che, e lo ribadisco, è “sovrano il popolo”, ed è lui solo (il popolo) che può scegliersi da chi farsi governare. I magistrati indagano, facciano quel che debbono ma la democrazia non può essere ostaggio del mix giustizia e moralismo che è un cancro, che è un cancro democratico. Come a Fondi credo nella disobbedienza civile in caso di incivile scioglimento del consiglio comunale, così ad Aprilia invito i magistrati a chiudere, per sempre, la vicenda Aser. Dopo tutti questi anni di indagini o ci sono i reati e la gente va in carcere, o non c’è nulla e la cosa si deve chiudere. Non è accettabile, non è civile, uno Stato che apre le inchieste e non le chiude mai. Questo è pericoloso per la libertà di tutti.
Divisione dei poteri, e rispetto tra poteri, ma il potere massimo è nel popolo. Lo dice la costituzione della Repubblica: “la sovranità appartiene al Popolo”. Non c’è scritto “ai giudici”, “alla morale”, “salvo approvazione dei magistrati”. C’è scritto solo Popolo. La politica si riappropri dei propri ruoli, la sinistra torni a essere garantista, torni a stare dalla parte del popolo e non dei burocrati. Altrimenti? E’ destinata ad essere inutile, semplicemente inutile.
Io voto Longobardi, voto Parisella.
PS: questo per ricordare agli amici del Pd di Fondi che mi hanno ospitato in un dibattito che a fare i puri c’è il rischio di trovare uno più puro che ti epura. Lo disse Rino Formica davanti a una delle tante ventate moraliste.
Ogni volta che ad Aprilia si vota, arriva un provvedimento giudiziario riguardante l’Aser. Puntuale, come una cambiale. Ho difeso, e difendo, Fondi dalla ipotesi di scioglimento del consiglio comunale. Sono stupido e non capisco come si possa individuare la mafia attraverso le delibere comunali, e li governa la sinistra. Allo stesso modo ritengo grave, democraticamente grave, che la democrazia di Aprilia sia da lustri sotto la spada di Damocle della vicenda Aser. Oggi la questione colpisce il candidato sindaco, Longobardi, del centrosinistra, qualcuno gli suggerisce di ritirarsi. Ricordo che una richiesta a comparire non è una condanna, che la politica non può accettare di essere seconda ad accuse che spesso si dimostrano infondate. Che, e lo ribadisco, è “sovrano il popolo”, ed è lui solo (il popolo) che può scegliersi da chi farsi governare. I magistrati indagano, facciano quel che debbono ma la democrazia non può essere ostaggio del mix giustizia e moralismo che è un cancro, che è un cancro democratico. Come a Fondi credo nella disobbedienza civile in caso di incivile scioglimento del consiglio comunale, così ad Aprilia invito i magistrati a chiudere, per sempre, la vicenda Aser. Dopo tutti questi anni di indagini o ci sono i reati e la gente va in carcere, o non c’è nulla e la cosa si deve chiudere. Non è accettabile, non è civile, uno Stato che apre le inchieste e non le chiude mai. Questo è pericoloso per la libertà di tutti.
Divisione dei poteri, e rispetto tra poteri, ma il potere massimo è nel popolo. Lo dice la costituzione della Repubblica: “la sovranità appartiene al Popolo”. Non c’è scritto “ai giudici”, “alla morale”, “salvo approvazione dei magistrati”. C’è scritto solo Popolo. La politica si riappropri dei propri ruoli, la sinistra torni a essere garantista, torni a stare dalla parte del popolo e non dei burocrati. Altrimenti? E’ destinata ad essere inutile, semplicemente inutile.
Io voto Longobardi, voto Parisella.
PS: questo per ricordare agli amici del Pd di Fondi che mi hanno ospitato in un dibattito che a fare i puri c’è il rischio di trovare uno più puro che ti epura. Lo disse Rino Formica davanti a una delle tante ventate moraliste.
LA FORMICA ATOMICA - Ricetta politica, inutile
Lidano Grassucci
La politica, già mi domando che cosa è la politica? Credo che la prima cosa sia avere una idea del mondo. Sia immaginare il mondo che sarà. Mazzini sognava l’Italia una e repubblicana. Non la vide mai, ma l’aveva intuita, compresa sognata. Non aveva paura, esilio, patimenti. Ci credeva e aveva una idea di futuro.
I fratelli Rosselli sognavano una Italia giusta e libera. La immaginavano quando la libertà era negata dalla dittatura. Non avevano paura e i servi del dittatore li hanno uccisi.
Questo intendo, se si vuol fare politica bisogna avere fantasia e coraggio. Bisogna avere principi, bisogna non esser servi. Per questo non è facile, per questo tutti si vogliono candidare ma in pochi sanno rispondere alla domanda: “ma per far cosa?”. Cji si candida per la Provincia dovrebbe immaginare la provincia di domani, avere idee chiare e distinte, chi si candida per il parlamento europeo dovrebbe almeno avere una mappa. Invece arrivano con gli occhi persi come gli esaminandi ad un concorso alle Poste, non hanno niente da dire e si vantano di conoscere il capo. La politica non è come il giro d’Italia dove c’è il campione e i gregari, in politica bisogna essere capi o non si è. Non riesco ad immaginare il mondo di domani, ma spero sia non mediocre come quello di oggi. Pensavo che saremmo stati oggi in un mondo più giusto, invece mi trovo con la tristezza di prima.
La politica, già mi domando che cosa è la politica? Credo che la prima cosa sia avere una idea del mondo. Sia immaginare il mondo che sarà. Mazzini sognava l’Italia una e repubblicana. Non la vide mai, ma l’aveva intuita, compresa sognata. Non aveva paura, esilio, patimenti. Ci credeva e aveva una idea di futuro.
I fratelli Rosselli sognavano una Italia giusta e libera. La immaginavano quando la libertà era negata dalla dittatura. Non avevano paura e i servi del dittatore li hanno uccisi.
Questo intendo, se si vuol fare politica bisogna avere fantasia e coraggio. Bisogna avere principi, bisogna non esser servi. Per questo non è facile, per questo tutti si vogliono candidare ma in pochi sanno rispondere alla domanda: “ma per far cosa?”. Cji si candida per la Provincia dovrebbe immaginare la provincia di domani, avere idee chiare e distinte, chi si candida per il parlamento europeo dovrebbe almeno avere una mappa. Invece arrivano con gli occhi persi come gli esaminandi ad un concorso alle Poste, non hanno niente da dire e si vantano di conoscere il capo. La politica non è come il giro d’Italia dove c’è il campione e i gregari, in politica bisogna essere capi o non si è. Non riesco ad immaginare il mondo di domani, ma spero sia non mediocre come quello di oggi. Pensavo che saremmo stati oggi in un mondo più giusto, invece mi trovo con la tristezza di prima.
TERRACINA - Easy park, spunta un sesto indagato
Francesco Avena
Scandalo Easy park, spunta un sesto indagato. Pare che anche il responsabile dell’ufficio ragioneria Piero Maragoni sia stato iscritto nel registro degli indagati per l’inchiesta affidata al pm Giuseppe Miliano. L’indagine era nata da un ricorso al giudice di pace per una multa ricevuta da un cittadino nell’estate del 2006. Lo scandalo è esploso nel 2007 con la sentenza del giudice e l’apertura del fascicolo. Si attendeva a giorni la chiusura delle indagini, si è invece aperto un nuovo capitolo.
Scandalo Easy park, spunta un sesto indagato. Pare che anche il responsabile dell’ufficio ragioneria Piero Maragoni sia stato iscritto nel registro degli indagati per l’inchiesta affidata al pm Giuseppe Miliano. L’indagine era nata da un ricorso al giudice di pace per una multa ricevuta da un cittadino nell’estate del 2006. Lo scandalo è esploso nel 2007 con la sentenza del giudice e l’apertura del fascicolo. Si attendeva a giorni la chiusura delle indagini, si è invece aperto un nuovo capitolo.
SABAUDIA - Scalfati denuncia Benedetto
Antonio Picano
In qualità di amministratore della In Land Sea a r.l., società che sin dal 1983 gestisce un’attività nautica situata all’imboccatura della foce del canale emissario del lago di Sabaudia, Alfredo Scalfati propone querela nei confronti del presidente dell’Ente Parco Nazionale del Circeo, Gaetano Benedetto, intravedendo nei fatti da lui esposti presunte inosservanze di legge, ritenute lesive all’impresa di cui è legale rappresentante. In particolare, Scalfati informa di imputare al presidente di non aver adempiuto al parere di Carlo Blasi, Direttore del Centro di Ricerca Interuniversitario “Biodiversità, Fitosociologia ed Ecologia del Paesaggio” della Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, che in una sua relazione del 2007 avrebbe indicato all’Ente Parco di autorizzare a cadenza annuale il montaggio di pontili galleggianti, causando la perdita di numerosi posti di lavoro ed accentuando lo stato di crisi del settore nautico. Indicazione che, secondo Scalfati, Benedetto, avrebbe considerato inapplicabile in quanto non ancora operativi né il Piano né il Regolamento del Parco. Oggetto di denuncia, tra l’altro, sarebbero anche il taglio di centinaia di sughere secolari per il varo di imbarcazioni, l’utilizzazione della zona a tutela integrale per uso di armi da guerra e la deliberazione di un piano di assetto non condiviso con gli enti locali e le associazioni di categoria.
In qualità di amministratore della In Land Sea a r.l., società che sin dal 1983 gestisce un’attività nautica situata all’imboccatura della foce del canale emissario del lago di Sabaudia, Alfredo Scalfati propone querela nei confronti del presidente dell’Ente Parco Nazionale del Circeo, Gaetano Benedetto, intravedendo nei fatti da lui esposti presunte inosservanze di legge, ritenute lesive all’impresa di cui è legale rappresentante. In particolare, Scalfati informa di imputare al presidente di non aver adempiuto al parere di Carlo Blasi, Direttore del Centro di Ricerca Interuniversitario “Biodiversità, Fitosociologia ed Ecologia del Paesaggio” della Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, che in una sua relazione del 2007 avrebbe indicato all’Ente Parco di autorizzare a cadenza annuale il montaggio di pontili galleggianti, causando la perdita di numerosi posti di lavoro ed accentuando lo stato di crisi del settore nautico. Indicazione che, secondo Scalfati, Benedetto, avrebbe considerato inapplicabile in quanto non ancora operativi né il Piano né il Regolamento del Parco. Oggetto di denuncia, tra l’altro, sarebbero anche il taglio di centinaia di sughere secolari per il varo di imbarcazioni, l’utilizzazione della zona a tutela integrale per uso di armi da guerra e la deliberazione di un piano di assetto non condiviso con gli enti locali e le associazioni di categoria.
mercoledì 6 maggio 2009
SINISTRA E LIBERTA', PRIMA CORSA CON START PONTINO (4 MAGGIO)
Sergio Corsetti
"Piove. Vi aspettereste Governo ladro. Invece no; vi dico: piove, parliamo dei rischi idrogeologici del nostro territorio?". Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, è a Latina per la presentazione del nuovo partito Sinistra e libertà. Il neonato partito si presenta in occasione delle elezioni per l'Europarlamento e per le provinciali. Sinistra e Libertà appoggia la candidata del Pd, Sesa Amici. In piazza ai tanti aficionados della sinistra ci sono Patrizio Lisi, Renato Malinconico Federico D'Arcangeli e Sesa Amici candidata alla presidenza della Provincia di Latina. Per Vendola "l'idea è che la sinistra deve mettersi dietro le spalle le storie di divisioni per far vivere le diversità come motivo di ricchezza. Occorre creare un percorso plurale e unitario per ricostruire la bussola per chi non ha lavoro, per chi potrebbe perderlo, per chi potrebbe perdere la vita per il lavoro". Per il leader di Sinistra e Libertà "il centrodestra è il nemico del lavoro e delle libertà. E' una destra intollerante". Per il presidente della Puglia "il contributo nella coalizione di centrosinistra porterà a cercare di porre al centro i problemi e la vita di una comunità. I bambini, i diversamente abili, gli anziani e i giovani. Occorre chiedere a una coalizione di fare politica in una maniera diversa. Saper bussare alle porte delle persone comuni e chiedere: come stai?". A proposito dei sondaggi de Il sole 24 ore che danno il neonato partito al 2,5 % Vendola dice: "Siamo nati nel momento in cui facevano i sondaggi, quindi ce la possiamo fare. Se avessi organizzato la mia vita con i sondaggi non sarei mai diventato il presidente della Regione Puglia. Quindi a morte i sondaggi e e viva i voti che si contano uno per uno". Alla manifestazione era presente interessata Sesa Amici che si candida "a presidente a capo di una coalizione di centrosinistra: è importante non disperdere il patrimonio delle battaglie per le libertà e per il lavoro". "Se si vuole abbattere il malgoverno della destra, lungo 15 anni. Dice la Amici - lo si deve fare partendo da un centrosinistra unito che sia capace di ritrovare le motivazioni originarie e anche attraverso un forte apporto dalla sinistra soprattutto sui temi dell'acqua e del lavoro. "Non condivido l'idea di una pluralità di candidati a sinistra – conclude la candidata presidente -. La lista dell'altro candidato richiama ad alcuni principi ma io credo che sia bene non dare l'idea che esistano più sinistre. Abbiamo lavorato per l'unità; chi ha fatto altre scelte se ne assume la responsabilità".
"Piove. Vi aspettereste Governo ladro. Invece no; vi dico: piove, parliamo dei rischi idrogeologici del nostro territorio?". Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, è a Latina per la presentazione del nuovo partito Sinistra e libertà. Il neonato partito si presenta in occasione delle elezioni per l'Europarlamento e per le provinciali. Sinistra e Libertà appoggia la candidata del Pd, Sesa Amici. In piazza ai tanti aficionados della sinistra ci sono Patrizio Lisi, Renato Malinconico Federico D'Arcangeli e Sesa Amici candidata alla presidenza della Provincia di Latina. Per Vendola "l'idea è che la sinistra deve mettersi dietro le spalle le storie di divisioni per far vivere le diversità come motivo di ricchezza. Occorre creare un percorso plurale e unitario per ricostruire la bussola per chi non ha lavoro, per chi potrebbe perderlo, per chi potrebbe perdere la vita per il lavoro". Per il leader di Sinistra e Libertà "il centrodestra è il nemico del lavoro e delle libertà. E' una destra intollerante". Per il presidente della Puglia "il contributo nella coalizione di centrosinistra porterà a cercare di porre al centro i problemi e la vita di una comunità. I bambini, i diversamente abili, gli anziani e i giovani. Occorre chiedere a una coalizione di fare politica in una maniera diversa. Saper bussare alle porte delle persone comuni e chiedere: come stai?". A proposito dei sondaggi de Il sole 24 ore che danno il neonato partito al 2,5 % Vendola dice: "Siamo nati nel momento in cui facevano i sondaggi, quindi ce la possiamo fare. Se avessi organizzato la mia vita con i sondaggi non sarei mai diventato il presidente della Regione Puglia. Quindi a morte i sondaggi e e viva i voti che si contano uno per uno". Alla manifestazione era presente interessata Sesa Amici che si candida "a presidente a capo di una coalizione di centrosinistra: è importante non disperdere il patrimonio delle battaglie per le libertà e per il lavoro". "Se si vuole abbattere il malgoverno della destra, lungo 15 anni. Dice la Amici - lo si deve fare partendo da un centrosinistra unito che sia capace di ritrovare le motivazioni originarie e anche attraverso un forte apporto dalla sinistra soprattutto sui temi dell'acqua e del lavoro. "Non condivido l'idea di una pluralità di candidati a sinistra – conclude la candidata presidente -. La lista dell'altro candidato richiama ad alcuni principi ma io credo che sia bene non dare l'idea che esistano più sinistre. Abbiamo lavorato per l'unità; chi ha fatto altre scelte se ne assume la responsabilità".
La contromossa di Silvio. Aridatece Il Grande Fratello
Sergio Corsetti
Ovvio. Lapalissiano. Scontato. La serata televisiva ha puntato i riflettori sul caso Veronica-Silvio. Si è discusso per tutto il giorno sulle cause e sugli effetti del divorzio Lario-Berlusconi. A Ballarò si sono azzuffati, scontrati e insultati i protagonisti delle diverse parti politiche. I partigiani erano il segretario del Pd, Dario Franceschini, che l'ha messa sul piano del "chi è causa del suo mal pianga se stesso" e Sandro Bondi, Pdl, ministro dei beni culturali, difensore a spada tratta del presidente del consiglio. Il ragionamento del segretario del pd è semplice: se il premier ha posto al centro della sua avventura politica anche sulla famiglia, allora ora che questa si sgretola paghi pegno. Bondi all'opposto ha accusato la sinistra di disfattismo e di giocare su vicende private di Berlusconi. Alla fine tutto è finito sugli inevitabili sondaggi. Sondaggi che non danno per nulla incrinato il gradimento e la notorietà del premier e l'intenzione dei cittadini italiani di premiarlo con il voto anche nella prossima tornata elettorale. Poi, a dimostrazione che Silvio c'è veramente, a tarda serata Berlusconi si è piazzato da vespa. E qui, da consumato protagonista televisivo, è riuscito nel miracolo di rigirare la vicenza a suo vantaggio. Ebbene sì, è Veronica che ha esagerato, che si è fatta abbindolare dalla sinistra o meglio dal direttore di un grandisssimo giornale italiano, La Repubblica. E' lei che deve chiedere scusa. Quando si entra nelle vicende personali conviene farlo professionalmente. Meglio l'occhio "guardonesco" del Grande Fratello. Aridatece la tettona Cristina, aridatece balletti e risposte geografiche. C'est mieux.
Ovvio. Lapalissiano. Scontato. La serata televisiva ha puntato i riflettori sul caso Veronica-Silvio. Si è discusso per tutto il giorno sulle cause e sugli effetti del divorzio Lario-Berlusconi. A Ballarò si sono azzuffati, scontrati e insultati i protagonisti delle diverse parti politiche. I partigiani erano il segretario del Pd, Dario Franceschini, che l'ha messa sul piano del "chi è causa del suo mal pianga se stesso" e Sandro Bondi, Pdl, ministro dei beni culturali, difensore a spada tratta del presidente del consiglio. Il ragionamento del segretario del pd è semplice: se il premier ha posto al centro della sua avventura politica anche sulla famiglia, allora ora che questa si sgretola paghi pegno. Bondi all'opposto ha accusato la sinistra di disfattismo e di giocare su vicende private di Berlusconi. Alla fine tutto è finito sugli inevitabili sondaggi. Sondaggi che non danno per nulla incrinato il gradimento e la notorietà del premier e l'intenzione dei cittadini italiani di premiarlo con il voto anche nella prossima tornata elettorale. Poi, a dimostrazione che Silvio c'è veramente, a tarda serata Berlusconi si è piazzato da vespa. E qui, da consumato protagonista televisivo, è riuscito nel miracolo di rigirare la vicenza a suo vantaggio. Ebbene sì, è Veronica che ha esagerato, che si è fatta abbindolare dalla sinistra o meglio dal direttore di un grandisssimo giornale italiano, La Repubblica. E' lei che deve chiedere scusa. Quando si entra nelle vicende personali conviene farlo professionalmente. Meglio l'occhio "guardonesco" del Grande Fratello. Aridatece la tettona Cristina, aridatece balletti e risposte geografiche. C'est mieux.
TUTTI IN PIEDI SUL DIVANO FACCIAM PIPI' CON VALENTINO
Sergio Corsetti
(4 maggio)
Valentino si ferma e raggiunge il bagno mobile. Questo l'epiliogo del Gp andato in omnda ieri su Italia 1. La casupola bianca e blù trasformata nel rito di fine gara del Dottore. La 46 biaca azzurra della Yamaha nelle buone mani di un amico a bordo pista che la tiene accesa dopo la cavalcata vincente. Così si conclude il gran premio motociclistico di Spagna: Valentino Rossi taglia la bandiera a scacchi, come dieci anni prima e si ferma a bordo pista e fa pipì. Anzi, fa finta di farla. Dieci anni non sono passati invano, ora Valentino è un campione affermato e non se la fa più addosso. La fa fare agli altri per la paura di scontrarsi in pista con lui. L'ultimo a provarci l'asso emergente che Rossi si è trovato in casa, Jorge Lorenzo. Solo l'altro giorno aveva osato sfidarlo (non mi tirerò indietro in caso di sportellate) e ieri è andato lungo sulla pista. Ha fatto tutto da solo. Ovviamente la tensione fa aumentare gli errori. Chi grande vuol diventare qualcosa deve pur rischiare e il rischio, in moto, comporta anche il contatto, duro e ruvido, con l'asfalto. Il Gp in televisione è caratterizzato dal commento fuori dalle righe di Guido Meda. Quello di "scatenate l'inferno" a inizio gran premio, di "lo svernicia", pronunciato a ogni sorpasso, di "mannaggia mannaggia" o del "tutti in piedi sul divano" quando a due-tre giri dalla conclusione si preannuncia battaglia. Ieri il meglio Meda lo ha raggiunto con l'impennata sul rettilineo conclusivo da parte di Casey Stoner sulla rossa Ducati per un terzo posto che vale una vittoria.
(4 maggio)
Valentino si ferma e raggiunge il bagno mobile. Questo l'epiliogo del Gp andato in omnda ieri su Italia 1. La casupola bianca e blù trasformata nel rito di fine gara del Dottore. La 46 biaca azzurra della Yamaha nelle buone mani di un amico a bordo pista che la tiene accesa dopo la cavalcata vincente. Così si conclude il gran premio motociclistico di Spagna: Valentino Rossi taglia la bandiera a scacchi, come dieci anni prima e si ferma a bordo pista e fa pipì. Anzi, fa finta di farla. Dieci anni non sono passati invano, ora Valentino è un campione affermato e non se la fa più addosso. La fa fare agli altri per la paura di scontrarsi in pista con lui. L'ultimo a provarci l'asso emergente che Rossi si è trovato in casa, Jorge Lorenzo. Solo l'altro giorno aveva osato sfidarlo (non mi tirerò indietro in caso di sportellate) e ieri è andato lungo sulla pista. Ha fatto tutto da solo. Ovviamente la tensione fa aumentare gli errori. Chi grande vuol diventare qualcosa deve pur rischiare e il rischio, in moto, comporta anche il contatto, duro e ruvido, con l'asfalto. Il Gp in televisione è caratterizzato dal commento fuori dalle righe di Guido Meda. Quello di "scatenate l'inferno" a inizio gran premio, di "lo svernicia", pronunciato a ogni sorpasso, di "mannaggia mannaggia" o del "tutti in piedi sul divano" quando a due-tre giri dalla conclusione si preannuncia battaglia. Ieri il meglio Meda lo ha raggiunto con l'impennata sul rettilineo conclusivo da parte di Casey Stoner sulla rossa Ducati per un terzo posto che vale una vittoria.
Sondaggi, vittoria del centrodestra e le incertezze sugli eletti.
Sergio Corsetti
(4 maggio)
Cappotto. Se i sondaggi non sono completamente sballati, il centodestra si prepara a una vittoria epocale. Pdl e Lega nord sono attestati al 50,3% dai sondaggi Ipsos pubblicati da Il sole 24 ore (40 % al Pdl e il 10,3 alla Lega). Per il Pd il pronostico è impietoso: 26 % con l'Italia dei Valori al 9 % e addirittura la sinistra non rappresentata all'Europarlamento (Rifondazione più Pdci al 3,5 e Sinistra libertà al 2,5 % ). Una catastrofe per il centrosinistra. Un'anomalia per il sistema politico italiano. Perché una democrazia non funziona se a una maggioranza che governa non c'è una opposizione forte che la mantiene nell'alveo del pluralismo democratico. Se questo è il quadro nazionale a livello locale che cosa dovrebbe accadere? Probabilmente la vittoria sarà ancora più netta sia per le Europee sia per le provinciali. Cusani stravince. A mantenere in vita la partita sono solo le chiacchiere da bar quelle del tipo se l'Inter dovesse perdere con la Lazio il campionato si riapre. Lo stesso vale con Nuova area e con la candidatura a presidente della Provincia di Umberto Macci. Il sindaco di Priverno non ha sbagliato mossa, questo è evidente. Si trova alla seconda consiliatura e, come sindaco, oltre non può andare. Allora? Si assicura un futuro da consigliere provinciale. L'unica conseguenza della discesa in campo del privernate, come avamposto del duo Conte-Ciarrapico, è quella di poter scompaginare i rapporti di forza nei vari collegi. Quelli che una volta erano considerati blindati potrebbero non esserlo più. Un esempio? Cosa accadrà a Sabaudia dove nel 2004 risultarono eletti Lucci con 2.525 voti, pari al 26 % di An e Maracchioni che risultò terzo dei non eletti in Forza Italia con 2.439 voti pari al 30 %? La candidatura di Schintu con Nuova area renderà ancora blindato il collegio? Sabaudia riuscirà ad esprimere un doppio rappresentante nel consiglio di via Costa? Probabilmente le circoscrizioni che in passato non erano roccaforti ora potrebbero diventare vincenti (si pensi ai collegi dei monti Lepini ove Nuova area sembra non aver candidati forti su cui puntare). Allora, tenuto conto della conferma di Cusani a presidente, la curiosità resta solo quella sui consiglieri e sugli assessori, se dovesse restare la regola delle deleghe assegnate ai primi dei non eletti.
(4 maggio)
Cappotto. Se i sondaggi non sono completamente sballati, il centodestra si prepara a una vittoria epocale. Pdl e Lega nord sono attestati al 50,3% dai sondaggi Ipsos pubblicati da Il sole 24 ore (40 % al Pdl e il 10,3 alla Lega). Per il Pd il pronostico è impietoso: 26 % con l'Italia dei Valori al 9 % e addirittura la sinistra non rappresentata all'Europarlamento (Rifondazione più Pdci al 3,5 e Sinistra libertà al 2,5 % ). Una catastrofe per il centrosinistra. Un'anomalia per il sistema politico italiano. Perché una democrazia non funziona se a una maggioranza che governa non c'è una opposizione forte che la mantiene nell'alveo del pluralismo democratico. Se questo è il quadro nazionale a livello locale che cosa dovrebbe accadere? Probabilmente la vittoria sarà ancora più netta sia per le Europee sia per le provinciali. Cusani stravince. A mantenere in vita la partita sono solo le chiacchiere da bar quelle del tipo se l'Inter dovesse perdere con la Lazio il campionato si riapre. Lo stesso vale con Nuova area e con la candidatura a presidente della Provincia di Umberto Macci. Il sindaco di Priverno non ha sbagliato mossa, questo è evidente. Si trova alla seconda consiliatura e, come sindaco, oltre non può andare. Allora? Si assicura un futuro da consigliere provinciale. L'unica conseguenza della discesa in campo del privernate, come avamposto del duo Conte-Ciarrapico, è quella di poter scompaginare i rapporti di forza nei vari collegi. Quelli che una volta erano considerati blindati potrebbero non esserlo più. Un esempio? Cosa accadrà a Sabaudia dove nel 2004 risultarono eletti Lucci con 2.525 voti, pari al 26 % di An e Maracchioni che risultò terzo dei non eletti in Forza Italia con 2.439 voti pari al 30 %? La candidatura di Schintu con Nuova area renderà ancora blindato il collegio? Sabaudia riuscirà ad esprimere un doppio rappresentante nel consiglio di via Costa? Probabilmente le circoscrizioni che in passato non erano roccaforti ora potrebbero diventare vincenti (si pensi ai collegi dei monti Lepini ove Nuova area sembra non aver candidati forti su cui puntare). Allora, tenuto conto della conferma di Cusani a presidente, la curiosità resta solo quella sui consiglieri e sugli assessori, se dovesse restare la regola delle deleghe assegnate ai primi dei non eletti.
Gli alpini? Quelli del “ci pum”
Lidano Grassucci
Ho conosciuto gli alpini per via di mio zio, il fratello di mia nonna, si chiamava Mario Pagin. Aveva combattuto nella prima guerra mondiale ed era salvo. Diceva che in trincea non aveva mai visto il nemico. La raccontava così la guerra: “mi tirava su il fusil e tirava”. Diceva poco altro, ma lo diceva in veneto stretto raccontando del freddo e del rancio che quasi, quasi, noi nipoti ci sentivamo in guerra. Poi, in cortile ripetevamo le sue gesta con i fucili di legno. Non deve essere stato un grande eroe Mario, ma per noi era come Achille. Il suo cappello d’alpino stava sul comodino della camera da letto, era consunto, ma per noi era una reliquia. Lo guardavamo da lontano, con timore reverenziale. Poi ho ritrovato le cose di Mario su un libro di Emilio Lassu “Un anno sull’altipiano”. Lussu non era alpino, era della Sassari, ma le atmosfere erano le stesse. Poi crescendo ho incontrato Mario Rigoni Stern e la tragedia di Russia. Li immaginavo quei ragazzi, razza Piave, che erano vissuto in montagna e stavano ora su una piatta distesa, freddo e manco una montagna davanti. Poi la passione per la storia e le ragioni per cui ragazzi hanno dato la vita. Mio zio Mario ha portato la pelle a casa, ma era duro vivere a casa sua, a Piazzola sul Brenta, così dura che è venuto qui per cercare fortuna. Era alto e magro, filiforme e bevevo. Già il vino, ora è cosa da signorine, ora te lo spiegano quando te lo portano nei ristoranti. Zio Mario bevevo per ringraziamento, sì per ringraziare il vino che lo aveva salvato dalla fame, dal freddo e forse con le illusioni che crea anche da una vita grama. Per questa roba sono felice di salutare gli alpini, di salutare questa gente che si sente comunità, popolo. Zio Mario faceva anche il rumore del fucile che sparava “ci pum”, “ci pum”.
Una volta gli chiesi in italiano: “zio ma quanti austriaci hai ucciso”. Lui mi rispose in veneto stretto: “no so miga”. Voleva dire che non aveva mai visto un uomo morire per sua mano, ma tanti accanto a lui. “Ci pum”, “ci pum” continuava a fare mostrando come metteva il fucile sulla trincea per sparare, e chiudeva gli occhi ad ogni colpo. Non so chi ha ora il suo cappello da alpino, ma credo che avrebbe sfilato anche lui in questi giorni, credo che in questi giorni sfili un’Italia di brave persone. Brave persone, ed è una cosa eccezionale.
Ho conosciuto gli alpini per via di mio zio, il fratello di mia nonna, si chiamava Mario Pagin. Aveva combattuto nella prima guerra mondiale ed era salvo. Diceva che in trincea non aveva mai visto il nemico. La raccontava così la guerra: “mi tirava su il fusil e tirava”. Diceva poco altro, ma lo diceva in veneto stretto raccontando del freddo e del rancio che quasi, quasi, noi nipoti ci sentivamo in guerra. Poi, in cortile ripetevamo le sue gesta con i fucili di legno. Non deve essere stato un grande eroe Mario, ma per noi era come Achille. Il suo cappello d’alpino stava sul comodino della camera da letto, era consunto, ma per noi era una reliquia. Lo guardavamo da lontano, con timore reverenziale. Poi ho ritrovato le cose di Mario su un libro di Emilio Lassu “Un anno sull’altipiano”. Lussu non era alpino, era della Sassari, ma le atmosfere erano le stesse. Poi crescendo ho incontrato Mario Rigoni Stern e la tragedia di Russia. Li immaginavo quei ragazzi, razza Piave, che erano vissuto in montagna e stavano ora su una piatta distesa, freddo e manco una montagna davanti. Poi la passione per la storia e le ragioni per cui ragazzi hanno dato la vita. Mio zio Mario ha portato la pelle a casa, ma era duro vivere a casa sua, a Piazzola sul Brenta, così dura che è venuto qui per cercare fortuna. Era alto e magro, filiforme e bevevo. Già il vino, ora è cosa da signorine, ora te lo spiegano quando te lo portano nei ristoranti. Zio Mario bevevo per ringraziamento, sì per ringraziare il vino che lo aveva salvato dalla fame, dal freddo e forse con le illusioni che crea anche da una vita grama. Per questa roba sono felice di salutare gli alpini, di salutare questa gente che si sente comunità, popolo. Zio Mario faceva anche il rumore del fucile che sparava “ci pum”, “ci pum”.
Una volta gli chiesi in italiano: “zio ma quanti austriaci hai ucciso”. Lui mi rispose in veneto stretto: “no so miga”. Voleva dire che non aveva mai visto un uomo morire per sua mano, ma tanti accanto a lui. “Ci pum”, “ci pum” continuava a fare mostrando come metteva il fucile sulla trincea per sparare, e chiudeva gli occhi ad ogni colpo. Non so chi ha ora il suo cappello da alpino, ma credo che avrebbe sfilato anche lui in questi giorni, credo che in questi giorni sfili un’Italia di brave persone. Brave persone, ed è una cosa eccezionale.
martedì 5 maggio 2009
LA FORMICA ATOMICA - W Cirilli democristiano
Lidano Grassucci
Dice che i Cirilli, Fabio e Fabrizio, sono andati con l’Udc di Michele Forte. I fratelli che erano “l’altra faccia della politica”, ora sono alla corte di Michele Forte uno che non ha mai nascosto di conoscere una sola faccia della politica: quella democristiana. I rampolli rivoluzionari (non indossano la cravatta) ora vanno con l’erede più vero dell’andreottismo. I nostri, i Cirilli, si schierarono contro Zaccheo e contro Cusani. Tutti erano roba vecchia, ora vanno con Forte che appoggia Zaccheo e Cusani. I fratellini hanno fatto una sorta di rivoluzione capoculo, nel senso che a forza di fare gli intelligenti si sono marcati da soli e hanno segnato un gol, manco bello, alla porta loro. Dice che lasceranno liberi i loro alle provinciali, significa che ci sono due, dico, due schede bianche? Ormai non si voterebbero neanche l’un l’altro.
Dovevano cambiare e, invece, restaurano.
Noi abbiamo grande rispetto per Michele Forte, lui è coerente, è stato al suo posto quando era difficile, lui è democristiano vero. Ora che Cirilli diventi democristiano è, invece, comico, divertente, surreale. Forse se al tempo dell’“altra faccia della politica” si fossero guardati allo specchio avrebbero scoperto la solita faccia, avrebbero scoperto che in politica non si bara.
Saluto Cirilli democristiano, saluto Cirilli cantore delle virtù andreottiane.
Come coerenza non è niente male. Michele Forte è un grande, sti ragazzi so principianti.
Dice che i Cirilli, Fabio e Fabrizio, sono andati con l’Udc di Michele Forte. I fratelli che erano “l’altra faccia della politica”, ora sono alla corte di Michele Forte uno che non ha mai nascosto di conoscere una sola faccia della politica: quella democristiana. I rampolli rivoluzionari (non indossano la cravatta) ora vanno con l’erede più vero dell’andreottismo. I nostri, i Cirilli, si schierarono contro Zaccheo e contro Cusani. Tutti erano roba vecchia, ora vanno con Forte che appoggia Zaccheo e Cusani. I fratellini hanno fatto una sorta di rivoluzione capoculo, nel senso che a forza di fare gli intelligenti si sono marcati da soli e hanno segnato un gol, manco bello, alla porta loro. Dice che lasceranno liberi i loro alle provinciali, significa che ci sono due, dico, due schede bianche? Ormai non si voterebbero neanche l’un l’altro.
Dovevano cambiare e, invece, restaurano.
Noi abbiamo grande rispetto per Michele Forte, lui è coerente, è stato al suo posto quando era difficile, lui è democristiano vero. Ora che Cirilli diventi democristiano è, invece, comico, divertente, surreale. Forse se al tempo dell’“altra faccia della politica” si fossero guardati allo specchio avrebbero scoperto la solita faccia, avrebbero scoperto che in politica non si bara.
Saluto Cirilli democristiano, saluto Cirilli cantore delle virtù andreottiane.
Come coerenza non è niente male. Michele Forte è un grande, sti ragazzi so principianti.
L'ARCINORMALE - Alpini, il popolo a piazza del Popolo
Lidano Grassucci
Mettetela come vi pare, ma sta città mi pare più viva. A me questa metafisica da geometri che la caratterizza per via dei suoi, tristi, natali non mi è mai piaciuta. Siamo tutti piccoli piccoli sotto i portici di piazza del Popolo che sono “alti e cazzacci”. Nel senso che non riparano dal sole, non riparano dalla pioggia, sono semplicemente inutili. Servivano per far sentire i contadini piccoli, piccoli e il regime grande, grande. Piazza del Popolo a Latina è uno dei posti più vuoti dell’universo, adesso con gli alpini almeno si riempie. Almeno diventa viva questa città. Per questo li ringrazio, per avermi donato il piacere visivo di vedere la mia città piena, popolare, vissuta. Questa città sembra una donna con qualche grazia, ma che nessuno vuole. C’è chi la ama per via delle sue nostalgie di gioventù (che poi è solo il ricordo di quel che erano), chi la ama perché dove altro vuoi andare. In pochi se la sentono dentro.
La piazza principale è intitolata al popolo, come si intitola a chi non c’è una piazza grande. Piazza San Pietro è intitolata a uno che non c’è più. Così la nostra piazza.
Domenica Piazza del popolo avrà un popolo. Non un insieme di persone che per caso vanno lì, ma un popolo gente cosciente di avere qualcosa in comune, gente cosciente di avere un suo sentire. Forse per la prima volta l’Italia normale, senza tare ideologiche, si riprende questo pezzo di paese dimenticato. Forse per la prima volta i fanti di montagna rifanno un pezzo di Risorgimento, si prendono Latina, la riportano dentro la nazione. Senza nostalgia da una parte, senza odio dall’altro. Un pezzo d’Italia come Trento come Trieste, ma senza gli austriaci qui siamo invasi da zombi del passato. Speriamo che gli alpini li mandino via per sempre.
Mettetela come vi pare, ma sta città mi pare più viva. A me questa metafisica da geometri che la caratterizza per via dei suoi, tristi, natali non mi è mai piaciuta. Siamo tutti piccoli piccoli sotto i portici di piazza del Popolo che sono “alti e cazzacci”. Nel senso che non riparano dal sole, non riparano dalla pioggia, sono semplicemente inutili. Servivano per far sentire i contadini piccoli, piccoli e il regime grande, grande. Piazza del Popolo a Latina è uno dei posti più vuoti dell’universo, adesso con gli alpini almeno si riempie. Almeno diventa viva questa città. Per questo li ringrazio, per avermi donato il piacere visivo di vedere la mia città piena, popolare, vissuta. Questa città sembra una donna con qualche grazia, ma che nessuno vuole. C’è chi la ama per via delle sue nostalgie di gioventù (che poi è solo il ricordo di quel che erano), chi la ama perché dove altro vuoi andare. In pochi se la sentono dentro.
La piazza principale è intitolata al popolo, come si intitola a chi non c’è una piazza grande. Piazza San Pietro è intitolata a uno che non c’è più. Così la nostra piazza.
Domenica Piazza del popolo avrà un popolo. Non un insieme di persone che per caso vanno lì, ma un popolo gente cosciente di avere qualcosa in comune, gente cosciente di avere un suo sentire. Forse per la prima volta l’Italia normale, senza tare ideologiche, si riprende questo pezzo di paese dimenticato. Forse per la prima volta i fanti di montagna rifanno un pezzo di Risorgimento, si prendono Latina, la riportano dentro la nazione. Senza nostalgia da una parte, senza odio dall’altro. Un pezzo d’Italia come Trento come Trieste, ma senza gli austriaci qui siamo invasi da zombi del passato. Speriamo che gli alpini li mandino via per sempre.
APRILIA - Santangelo, i transfughi e i finti tonti
Prima ancora che si parli di progetti di del futuro di Aprilia, sulla campagna elettorale che deve ancora iniziare soffia il vento dei personalismi e della vendetta politica. L’Udc sempre più vicino a chiudere con il Pdl l’accordo elettorale crea nervosismo soprattutto tra qui gruppi che guardano contemporaneamente sia a destra che a sinistra. “Aprilia Domani non implode e partecipa a pieno titolo e con ampio accordo con le altre liste civiche che hanno costituito il terzo polo con candidato a sindaco Domenico D’Alessio per vincere la prossima tornata che davano disaccordo all’interno del terzo polo e trattative in corsa con quei candidati indesiderati della Pdl”. Insomma i socialisti giocano a “mamma ciccio me tocca, toccame ciccio,” e producono una risposta piccata quella della lista Aprilia Domani alle voci che circolano negli ambienti politici sulle loro trattative in corso per abbordare la lista che costituirebbero i fuoriusciti di Forza Italia, Antonello Santangelo & Co. Intanto c’è di vero, perché Santangelo e Savini non smentiscono, che le trattative potrebbero saltare se il centrodestra dovesse lasciare aperta a loro una porta. Naturalmente l’interesse di gruppi che temono di non arrivare al ballottaggio è tale che si renderebbero disposti a caricarsi chiunque. A buon intenditor poche parole.
Forza Sabaudia contro Marrazzo
Antonio Picano
Il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, obiettivo degli strali di Forza Sabaudia in questo periodo immediatamente precedente l’avvio della campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale. Definendolo il “nuovo imperatore” la lista civica prodotta dal Coordinamento delle Attività Produttive imputa al governatore di centrosinistra la mancata redazione del piano di sviluppo dell’area comprendente il lago di Paola e il canale romano, promesso ai cittadini di Sabaudia, in particolare ai lavoratori del settore nautico, durante l’incontro presso il centro visitatori del Parco Nazionale del Circeo dell’ottobre scorso. Un progetto, da confezionare in antitesi a quello già studiato in sinergia dalla Provincia di Latina e dall’Amministrazione Municipale di Sabaudia, delegato a togliere dagli impacci l’intero compatto aggredito da crisi profonda. “Forza Sabaudia – si legge nella nota diffusa nella giornata di ieri - è esterrefatta e rimane attonita davanti al comportamento del ‘nuovo imperatore’ della Regione Lazio, che invece di fare il Presidente di tutti i cittadini del Lazio, e in questo caso di quelli di Sabaudia, decide nei salotti romani del futuro della nostra città con dichiarazioni che gettano gli stessi cittadini nello sconforto più totale. Tutto questo relativamente al fatto che le istituzioni locali non possono decidere del proprio futuro, che è quello della pianificazione e dei progetti che il Comune di Sabaudia e la Provincia di Latina hanno in animo di realizzare per quanto riguarda il recupero del Canale Romano e del settore nautico”. A tal proposito la dirigenza del cartello elettorale, che la settimana scorsa ha siglato un accordo a sostegno della candidatura a sindaco di Maurizio Lucci, ricorda che “lo stesso Marrazzo, circa otto mesi fa, scendendo dal trono della Regione Lazio, dichiarava serenamente a tutte le maestranze della nautica di Sabaudia che entro quindici giorni avrebbe prodotto un piano di sviluppo per il settore in piena crisi economica, ma a quanto pare se n’è fregato altamente”. “Ed i risultati di oggi – così si conclude l’intervento – parlano chiaro: le imprese hanno mandato in cassa integrazione centinaia di operai e le poche imbarcazioni create dai Cantieri Rizzardi continuano a passare attraverso le strade centrali e periferiche di Sabaudia, senza trovare quell’auspicabile passaggio diretto dal lago al mare, che permetterebbe alle imprese, agli operai e a tutte le maestranze un futuro migliore e ricco di positive aspettative.
Il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, obiettivo degli strali di Forza Sabaudia in questo periodo immediatamente precedente l’avvio della campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale. Definendolo il “nuovo imperatore” la lista civica prodotta dal Coordinamento delle Attività Produttive imputa al governatore di centrosinistra la mancata redazione del piano di sviluppo dell’area comprendente il lago di Paola e il canale romano, promesso ai cittadini di Sabaudia, in particolare ai lavoratori del settore nautico, durante l’incontro presso il centro visitatori del Parco Nazionale del Circeo dell’ottobre scorso. Un progetto, da confezionare in antitesi a quello già studiato in sinergia dalla Provincia di Latina e dall’Amministrazione Municipale di Sabaudia, delegato a togliere dagli impacci l’intero compatto aggredito da crisi profonda. “Forza Sabaudia – si legge nella nota diffusa nella giornata di ieri - è esterrefatta e rimane attonita davanti al comportamento del ‘nuovo imperatore’ della Regione Lazio, che invece di fare il Presidente di tutti i cittadini del Lazio, e in questo caso di quelli di Sabaudia, decide nei salotti romani del futuro della nostra città con dichiarazioni che gettano gli stessi cittadini nello sconforto più totale. Tutto questo relativamente al fatto che le istituzioni locali non possono decidere del proprio futuro, che è quello della pianificazione e dei progetti che il Comune di Sabaudia e la Provincia di Latina hanno in animo di realizzare per quanto riguarda il recupero del Canale Romano e del settore nautico”. A tal proposito la dirigenza del cartello elettorale, che la settimana scorsa ha siglato un accordo a sostegno della candidatura a sindaco di Maurizio Lucci, ricorda che “lo stesso Marrazzo, circa otto mesi fa, scendendo dal trono della Regione Lazio, dichiarava serenamente a tutte le maestranze della nautica di Sabaudia che entro quindici giorni avrebbe prodotto un piano di sviluppo per il settore in piena crisi economica, ma a quanto pare se n’è fregato altamente”. “Ed i risultati di oggi – così si conclude l’intervento – parlano chiaro: le imprese hanno mandato in cassa integrazione centinaia di operai e le poche imbarcazioni create dai Cantieri Rizzardi continuano a passare attraverso le strade centrali e periferiche di Sabaudia, senza trovare quell’auspicabile passaggio diretto dal lago al mare, che permetterebbe alle imprese, agli operai e a tutte le maestranze un futuro migliore e ricco di positive aspettative.
TERRACINA - Caos rifiuti in città
Francesco Avena
Primi turisti, primi disagi. Non è stato difficile trovare nei giorni scorsi, e anche ieri molti cassonetti dell’immondizia nelle aree periferiche lo erano, colmi di rifiuti. Colpa del ponte del primo maggio, che insieme ai primi villeggianti ha portato anche immondizia. La domanda: possibile che per soli tre giorni di turismo i contenitori debbano restare pieni di rifiuti senza che gli operai della Terracina Ambiente riescano a mantenere in ordine tutto il territorio comunale? Non ci sono stati scioperi dei netturbini in questi giorni, né tantomeno agitazioni dei dipendenti della società mista. Eppure farsi un giro in viale Leonardo Da Vinci per imbattersi in cumuli di sacchi dell’immondizia accatastati a bordo strada, tutt’intorno ai cassonetti. Pare che per superare questa mini emergenza si sia fatto arrivare da Latina un camion a sostegno di quelli della Terracina Ambiente. E tutto, si sa, ha un costo. A proposito di spese: chi paga i soldi previsti dal piano Santoro? Un anno fa di questi tempi, il tecnico nominato dal Comune per stendere un elaborato che organizzasse la raccolta differenziata, presentava i risultati del suo lavoro. Oggi quei risultati sono rimasti sulla carta, niente si è concretizzato nella pratica. Ieri mattina doveva svolgersi una riunione della Terracina Ambiente, poi saltata a quanto sembra per indisponibilità del sindaco Stefano Nardi. All’ordine del giorno dell’assemblea, il punto della situazione sulle sorti del piano Santoro. Il Comune non sarebbe disposto a pagare alla società mista, quindi anche a sé stesso visto che detiene il 51% della proprietà della società partecipata, le cifre previste per lo svolgimento della raccolta differenziata. Giustificando questa scelta con il fatto che la Terracina Ambiente non ha messo in piedi alcun tipo di raccolta differenziata nei parametri stabiliti da Carlo Santoro nel suo piano d’azione. Ma senza quei soldi il servizio non potrebbe reggersi. E in termini pratici questo si traduce nell’immobilismo della raccolta differenziata, ancora a livelli infimi e preoccupanti per una città tra le più importanti della provincia di Latina. Una nuova assemblea del CdA della Terracina Ambiente è fissata per il 15 maggio.
Primi turisti, primi disagi. Non è stato difficile trovare nei giorni scorsi, e anche ieri molti cassonetti dell’immondizia nelle aree periferiche lo erano, colmi di rifiuti. Colpa del ponte del primo maggio, che insieme ai primi villeggianti ha portato anche immondizia. La domanda: possibile che per soli tre giorni di turismo i contenitori debbano restare pieni di rifiuti senza che gli operai della Terracina Ambiente riescano a mantenere in ordine tutto il territorio comunale? Non ci sono stati scioperi dei netturbini in questi giorni, né tantomeno agitazioni dei dipendenti della società mista. Eppure farsi un giro in viale Leonardo Da Vinci per imbattersi in cumuli di sacchi dell’immondizia accatastati a bordo strada, tutt’intorno ai cassonetti. Pare che per superare questa mini emergenza si sia fatto arrivare da Latina un camion a sostegno di quelli della Terracina Ambiente. E tutto, si sa, ha un costo. A proposito di spese: chi paga i soldi previsti dal piano Santoro? Un anno fa di questi tempi, il tecnico nominato dal Comune per stendere un elaborato che organizzasse la raccolta differenziata, presentava i risultati del suo lavoro. Oggi quei risultati sono rimasti sulla carta, niente si è concretizzato nella pratica. Ieri mattina doveva svolgersi una riunione della Terracina Ambiente, poi saltata a quanto sembra per indisponibilità del sindaco Stefano Nardi. All’ordine del giorno dell’assemblea, il punto della situazione sulle sorti del piano Santoro. Il Comune non sarebbe disposto a pagare alla società mista, quindi anche a sé stesso visto che detiene il 51% della proprietà della società partecipata, le cifre previste per lo svolgimento della raccolta differenziata. Giustificando questa scelta con il fatto che la Terracina Ambiente non ha messo in piedi alcun tipo di raccolta differenziata nei parametri stabiliti da Carlo Santoro nel suo piano d’azione. Ma senza quei soldi il servizio non potrebbe reggersi. E in termini pratici questo si traduce nell’immobilismo della raccolta differenziata, ancora a livelli infimi e preoccupanti per una città tra le più importanti della provincia di Latina. Una nuova assemblea del CdA della Terracina Ambiente è fissata per il 15 maggio.
LA FORMICA ATOMICA - Alpini benvenuti da un granatiere
Lidano Grassucci
Qualcuno, i soliti fichetti, si è domandato: ma perché gli alpini vengono a Latina? Stiamo in pianura.
Già, piatta è piatta ‘sta pianura. Sulle nostre colline ci sono montanari bassi.
E allora gli alpini? Fatta l’Italia bisognava fare gli italiani, e gli italiani si fecero nella prima guerra mondiale. Allora gente che viveva in questo posto prese coscienza di essere popolo, di essere un popolo. Qui in questa pianura chi aveva combattuto nelle montagne, sugli altipiani venne per farsi una vita. E qui i borghi si chiamano come le battaglie, qui la gente di tutta Italia, si è mischiata come nelle trincee. I piccoli fanti della Sassari, con i granatieri, gli alpini con gli artiglieri. Qui vengono per ricordare queste cose qui. Dice, queste sono cose che non contano. E cosa conta? Il vivere quotidiano senza ragione, le quotidiane angosce di vite vuote.
Li ho visti gli alpini, hanno le facce rosse. Sorridono, hanno i baffi, sono gioviali. Li ho visti, ho visto come guardano il mondo. Ho visto nei loro occhi cose che noi qui, con tutte le sovrastrutture mentali che abbiamo, non vediamo più.
Mio zio Giovanni era l’orgoglio di nonna, sua sorella, per via di un presentat’arm che aveva fatto sul Piave con l’affusto di un piccolo cannone. Era fabbro ferraio ma per due anni fu dentro la storia d’Italia. Ho conosciuto un signore che portava il cappello alla bersagliera, perché da giovane correva con i fanti piumati.
Adesso i ragazzi non fanno neanche più il soldato. E non so se la cosa sia meglio. Personalmente ero reietto alla disciplina, ma alla fine quell’anno da granatiere lo ricordo ancora. Dice è cosa piccola, non credo: mi gonfio ancora un po’ quando sento la banda dei granatieri di Sardegna. Ma ai fichetti queste cose non dicono nulla.
Qualcuno, i soliti fichetti, si è domandato: ma perché gli alpini vengono a Latina? Stiamo in pianura.
Già, piatta è piatta ‘sta pianura. Sulle nostre colline ci sono montanari bassi.
E allora gli alpini? Fatta l’Italia bisognava fare gli italiani, e gli italiani si fecero nella prima guerra mondiale. Allora gente che viveva in questo posto prese coscienza di essere popolo, di essere un popolo. Qui in questa pianura chi aveva combattuto nelle montagne, sugli altipiani venne per farsi una vita. E qui i borghi si chiamano come le battaglie, qui la gente di tutta Italia, si è mischiata come nelle trincee. I piccoli fanti della Sassari, con i granatieri, gli alpini con gli artiglieri. Qui vengono per ricordare queste cose qui. Dice, queste sono cose che non contano. E cosa conta? Il vivere quotidiano senza ragione, le quotidiane angosce di vite vuote.
Li ho visti gli alpini, hanno le facce rosse. Sorridono, hanno i baffi, sono gioviali. Li ho visti, ho visto come guardano il mondo. Ho visto nei loro occhi cose che noi qui, con tutte le sovrastrutture mentali che abbiamo, non vediamo più.
Mio zio Giovanni era l’orgoglio di nonna, sua sorella, per via di un presentat’arm che aveva fatto sul Piave con l’affusto di un piccolo cannone. Era fabbro ferraio ma per due anni fu dentro la storia d’Italia. Ho conosciuto un signore che portava il cappello alla bersagliera, perché da giovane correva con i fanti piumati.
Adesso i ragazzi non fanno neanche più il soldato. E non so se la cosa sia meglio. Personalmente ero reietto alla disciplina, ma alla fine quell’anno da granatiere lo ricordo ancora. Dice è cosa piccola, non credo: mi gonfio ancora un po’ quando sento la banda dei granatieri di Sardegna. Ma ai fichetti queste cose non dicono nulla.
lunedì 4 maggio 2009
L'ARCINORMALE - Bipartitismo alla Macci
Lidano Grassucci
Il bipartitismo? Non vale più. A destra spunta Macci, a sinistra Guidi. E tutto ritorna dove lo avevamo lasciato, a tanti partiti. Guidi esprime un dissenso comprensibile, è stato capogruppo del Pd non candidarlo presidente ha un senso. Ma chi è Macci? E’ il sindaco di Priverno, già ma allora può aspirare alla presidenza anche il sindaco di Roccamassima, di Minturno, di Lenola. Allora ci vorrebbero 33 candidati. Dice ma Umberto è portatore di una nuova politica. Ma è sindaco di Priverno per il centrodestra, con An, Forza Italia, l’Udc. Insomma si deve essere lavato con Perlana nel tratto che va da Ceriara a Piccarello. Nuovo con il sostegno di Conte e Ciarrapico che sono due parlamentari della Pdl. Sto nuovo è opinabile, dipende. Credo che esistano vecchi modi di fare politica, uno è quello levantino, andreottiano, quello di barare rispetto alla realtà che è proprio di proposte politiche alla Macci. Voti lui e ti ritrovi Ciarrapico, voti lui e ti ritrovi la melassa democristiano-falso fascista, ti ritrovi all’operetta.
Macci è un bravo ragazzo, ambizioso al punto giusto, ma è come Quisling nelle mani dei tedeschi. La sua è una proposta politica alla Vichy, si regge per le forze del nemico.
Vogliamo una provincia normale, o una provincia da operetta?
Ecco siamo all’operetta. Siamo a gente che ha campato coi soldi democristiani professandosi fascista. Gente da pancetta, da fagioli in umido.
Spero che Macci capisca che la sua partita contro Cusani è già persa, è persa generazionalmente perché il suo mentore è già vecchio, è antico, è inutile. Cusani ha 40 anni, Ciarrapico più di 70. Non c’è gara.
Il bipartitismo? Non vale più. A destra spunta Macci, a sinistra Guidi. E tutto ritorna dove lo avevamo lasciato, a tanti partiti. Guidi esprime un dissenso comprensibile, è stato capogruppo del Pd non candidarlo presidente ha un senso. Ma chi è Macci? E’ il sindaco di Priverno, già ma allora può aspirare alla presidenza anche il sindaco di Roccamassima, di Minturno, di Lenola. Allora ci vorrebbero 33 candidati. Dice ma Umberto è portatore di una nuova politica. Ma è sindaco di Priverno per il centrodestra, con An, Forza Italia, l’Udc. Insomma si deve essere lavato con Perlana nel tratto che va da Ceriara a Piccarello. Nuovo con il sostegno di Conte e Ciarrapico che sono due parlamentari della Pdl. Sto nuovo è opinabile, dipende. Credo che esistano vecchi modi di fare politica, uno è quello levantino, andreottiano, quello di barare rispetto alla realtà che è proprio di proposte politiche alla Macci. Voti lui e ti ritrovi Ciarrapico, voti lui e ti ritrovi la melassa democristiano-falso fascista, ti ritrovi all’operetta.
Macci è un bravo ragazzo, ambizioso al punto giusto, ma è come Quisling nelle mani dei tedeschi. La sua è una proposta politica alla Vichy, si regge per le forze del nemico.
Vogliamo una provincia normale, o una provincia da operetta?
Ecco siamo all’operetta. Siamo a gente che ha campato coi soldi democristiani professandosi fascista. Gente da pancetta, da fagioli in umido.
Spero che Macci capisca che la sua partita contro Cusani è già persa, è persa generazionalmente perché il suo mentore è già vecchio, è antico, è inutile. Cusani ha 40 anni, Ciarrapico più di 70. Non c’è gara.
SABAUDIA - Mario Tieghi candidato con la Lega Nord Lazio
Antonio Picano
Mario Tieghi candidato a sindaco di Sabaudia per la Lega Nord alle amministrative del primo week-end di giugno. Ad ufficializzarlo è il commissario della Lega Nord per il Lazio, Sen. Piergiorgio Stiffoni. Docente di Lettere presso il liceo scientifico “Ettore Majorana” di Latina, scrittore e giornalista, un passato da primo cittadino di Sabaudia, Tieghi scenderà nuovamente nell’agone elettorale dopo qualche anno di assenza, guidando un partito che per la prima volta si presenta al giudizio degli elettori della località del Parco Nazionale del Circeo, che ha appena celebrato il suo settantacinquesimo della fondazione. L’obiettivo, naturalmente, è quello di acquisire un numero considerevole di consensi avvalendosi di uno schieramento compatto, forte di candidati intenzionati a dare battaglia su questioni di fondamentale importanza sul territorio, quali sicurezza, lotta all’immigrazione clandestina, agricoltura, turismo, politiche giovanili e femminili. Ma la Lega Nord punterà anche a portare nella città lo stile leghista: una corretta gestione pubblica che passa attraverso la responsabilizzazione degli amministratori”.
Mario Tieghi candidato a sindaco di Sabaudia per la Lega Nord alle amministrative del primo week-end di giugno. Ad ufficializzarlo è il commissario della Lega Nord per il Lazio, Sen. Piergiorgio Stiffoni. Docente di Lettere presso il liceo scientifico “Ettore Majorana” di Latina, scrittore e giornalista, un passato da primo cittadino di Sabaudia, Tieghi scenderà nuovamente nell’agone elettorale dopo qualche anno di assenza, guidando un partito che per la prima volta si presenta al giudizio degli elettori della località del Parco Nazionale del Circeo, che ha appena celebrato il suo settantacinquesimo della fondazione. L’obiettivo, naturalmente, è quello di acquisire un numero considerevole di consensi avvalendosi di uno schieramento compatto, forte di candidati intenzionati a dare battaglia su questioni di fondamentale importanza sul territorio, quali sicurezza, lotta all’immigrazione clandestina, agricoltura, turismo, politiche giovanili e femminili. Ma la Lega Nord punterà anche a portare nella città lo stile leghista: una corretta gestione pubblica che passa attraverso la responsabilizzazione degli amministratori”.
TERRACINA - La cassazione conferma 30 anni a Tanase per l'omicidio Sari
Francesco Avena
Condannato a 30 anni per l’omicidio di Piera Cason, la gioielliera uccisa con 15 coltellate la mattina del 26 maggio 2006 nel corso di una rapina. Ieri la corte di cassazione ha rigettato il ricorso presentato dai due legali del rumeno Ovidiu Daniel Tanase, che dovrà così scontare 30 anni di carcere. Come già stabilito con la condanna di primo grado dal tribunale di Latina e confermato dalla corte d’appello nello scorso mese di ottobre. Il pm Giuseppe Miliano aveva chiesto in primo grado l’ergastolo. Poi la pena si era ridotta a 30 anni. Ieri la svolta decisiva con la decisione della cassazione di respingere ogni forma di appello da parte degli avvocati di Tanase. Era la mattina del 26 maggio del 2006 quando il giovane Tanase e suo zio, Ion Apetroaei di 47 anni, rapinano la gioielleria «Sari» di piazza Municipio. L’azione criminale diventa in pochi istanti una tragedia, l’anziana Piera Cason, 76enne, viene accoltellata e lasciata riversa a terra all’interno del locale. I due cittadini di origine rumena, tra l’altro inottemperanti al decreto di espulsione, si mettono in fuga. In poche ore gli inquirenti sono già sulle loro tracce. Dall’identikit fornito dalle persone presenti in piazza Municipio al momento della rapina e dalle immagini fornite dalle telecamere fisse presenti proprio di fronte la gioielleria, carabinieri e polizia risalgono a Tanase e Apetroaei. Parte della refurtiva verrà ritrovata nell’abitazione di via delle Arene. I due vengono dapprima intercettati in Toscana, poi arrestati. Tanase nei pressi di Vienna, lo zio al confine tra Ungheria e Romania. Quest’ultimo è stato condannato a 20 anni. La cassazione ha deciso ieri di confermare il carcere per 30 anni all’assassino di Piera Cason, smontando le tesi difensive che volevano Tanase incapace di intendere e di volere.
Condannato a 30 anni per l’omicidio di Piera Cason, la gioielliera uccisa con 15 coltellate la mattina del 26 maggio 2006 nel corso di una rapina. Ieri la corte di cassazione ha rigettato il ricorso presentato dai due legali del rumeno Ovidiu Daniel Tanase, che dovrà così scontare 30 anni di carcere. Come già stabilito con la condanna di primo grado dal tribunale di Latina e confermato dalla corte d’appello nello scorso mese di ottobre. Il pm Giuseppe Miliano aveva chiesto in primo grado l’ergastolo. Poi la pena si era ridotta a 30 anni. Ieri la svolta decisiva con la decisione della cassazione di respingere ogni forma di appello da parte degli avvocati di Tanase. Era la mattina del 26 maggio del 2006 quando il giovane Tanase e suo zio, Ion Apetroaei di 47 anni, rapinano la gioielleria «Sari» di piazza Municipio. L’azione criminale diventa in pochi istanti una tragedia, l’anziana Piera Cason, 76enne, viene accoltellata e lasciata riversa a terra all’interno del locale. I due cittadini di origine rumena, tra l’altro inottemperanti al decreto di espulsione, si mettono in fuga. In poche ore gli inquirenti sono già sulle loro tracce. Dall’identikit fornito dalle persone presenti in piazza Municipio al momento della rapina e dalle immagini fornite dalle telecamere fisse presenti proprio di fronte la gioielleria, carabinieri e polizia risalgono a Tanase e Apetroaei. Parte della refurtiva verrà ritrovata nell’abitazione di via delle Arene. I due vengono dapprima intercettati in Toscana, poi arrestati. Tanase nei pressi di Vienna, lo zio al confine tra Ungheria e Romania. Quest’ultimo è stato condannato a 20 anni. La cassazione ha deciso ieri di confermare il carcere per 30 anni all’assassino di Piera Cason, smontando le tesi difensive che volevano Tanase incapace di intendere e di volere.
TERRACINA - Strisce blu al via, ma senza grattini
Francesco Avena
Parcheggi a pagamento, i grattini non ci sono. Dal primo maggio sul lungomare Circe, nella zona del porto e in via Lungolinea Pio VI chi parcheggia nelle strisce blu deve pagare la sosta, con tariffe che variano da 1 euro per un’ora a 4 euro per tutta la giornata. Con la possibilità dell’abbonamento mensile di 30 euro. Ci sono già problemi. A quanto pare i grattini, da esibire ben in vista sul cruscotto dell’automobile per evitare la multa, sono introvabili. Non solo i biglietti per la sosta di un’ora. Anche gli abbonamenti che, soprattutto per chi lavora nelle attività commerciali del centro rappresentano una spesa tanto indesiderata quanto inevitabile. Ieri alcuni dei dipendenti degli esercizi commerciali del centro hanno dichiarato di essersi rivolti all’ufficio viabilità del Comune di Terracina per sapere come abbonarsi alle strisce blu. Ma si sono sentiti rispondere che gli abbonamenti non sono ancora disponibili. E questo è grave, se si considera che chi lavora al centro, obbligato a parcheggiare la propria auto per diverse ore, non può certo pagare 4 euro ogni giorno, quando la logica e il buon senso vorrebbe che venisse messo a loro disposizione l’abbonamento mensile o meglio ancora stagionale. E invece ancora niente. Con il pericolo che per recarsi a lavoro debbano anche beccarsi una multa. Una disorganizzazione che non può durare ancora a lungo, e che sarebbe auspicabile venisse risolta al più presto. Permettendo a chi ogni giorno deve parcheggiare sulle strisce blu, di abbonarsi e pagare mensilmente la tassa dei parcheggi.
Parcheggi a pagamento, i grattini non ci sono. Dal primo maggio sul lungomare Circe, nella zona del porto e in via Lungolinea Pio VI chi parcheggia nelle strisce blu deve pagare la sosta, con tariffe che variano da 1 euro per un’ora a 4 euro per tutta la giornata. Con la possibilità dell’abbonamento mensile di 30 euro. Ci sono già problemi. A quanto pare i grattini, da esibire ben in vista sul cruscotto dell’automobile per evitare la multa, sono introvabili. Non solo i biglietti per la sosta di un’ora. Anche gli abbonamenti che, soprattutto per chi lavora nelle attività commerciali del centro rappresentano una spesa tanto indesiderata quanto inevitabile. Ieri alcuni dei dipendenti degli esercizi commerciali del centro hanno dichiarato di essersi rivolti all’ufficio viabilità del Comune di Terracina per sapere come abbonarsi alle strisce blu. Ma si sono sentiti rispondere che gli abbonamenti non sono ancora disponibili. E questo è grave, se si considera che chi lavora al centro, obbligato a parcheggiare la propria auto per diverse ore, non può certo pagare 4 euro ogni giorno, quando la logica e il buon senso vorrebbe che venisse messo a loro disposizione l’abbonamento mensile o meglio ancora stagionale. E invece ancora niente. Con il pericolo che per recarsi a lavoro debbano anche beccarsi una multa. Una disorganizzazione che non può durare ancora a lungo, e che sarebbe auspicabile venisse risolta al più presto. Permettendo a chi ogni giorno deve parcheggiare sulle strisce blu, di abbonarsi e pagare mensilmente la tassa dei parcheggi.
POLITICA - Fazzone: «Caro Conte, ora facciamo i conti»
Alessia Tomasini
Resa dei conti in casa centrodestra. L’accordo con l’Udc è stato ratificato. Ma? A tenere banco è la necessità di chiarezza su una campagna elettorale che vede contro Cusani e il Pdl sorgere una lista civica capitanata dal duetto Ciarra-Conte con il volto di Umberto Macci. «Non esiste alcuna lista civica che abbia il diritto di utilizzare il simbolo ufficiale del Popolo della libertà - interviene Claudio Fazzone - quello che sta accadendo è una strumentalizzazione politica inaccettabile che presto vedrà messe in campo le giuste contromisure». Il riferimento è del tutto voluto e corre alla campagna contro che gli outsider del centrodestra stanno mettendo in atto da mesi contro il Pdl e Cusani. «Nessuno di quelli che saranno candidati con quella lista troveranno mai posto nel Pdl - continua Fazzone - e oggi sarò a Roma per discutere con il commissario regionale Piso se ci siano gli estremi per sospendere Conte». Quello che sostiene l’infervorato intervento del leader del Popolo della libertà non è il timore di una sconfitta ma l’imperativo della correttezza. «Conte non è mai stato escluso da noi. Abbiamo pile di fax nei quali avanza altri impegni - spiega Fazzone - per giustificare l’assenza dalle riunioni del partito. Il tutto quando mai gli è stato sottratto il supporto elettorale». In questi giorni cominciano a comparire i manifesti dell’altra area del Pdl. «A Fondi sono andato alla polizia per denunciare l’uso improprio del simbolo del Pdl che era stato messo in una sede elettorale della lista civica e che ora è stato tolto. Non consentiremo - spiega Fazzone - abusi di questo tipo. L’unico ad aver ricevuto l’investitura di candidato del Pdl a presidente della Provincia è Cusani». Quello che voleva essere un colpo di mano di Conte si potrebbe quindi risolvere con un intervento rapido e decisivo su una questione che ha poco di politica e molto di rivalsa. «Parlano tanto della politica del fare che vanno sbandierando ovunque. Vorrei sapere se i cittadini ricordano un solo intervento di Conte per questo territorio in 15 anni. Forse la risposta va cercata ricorrendo - conclude Fazzone - alla trasmissione “Chi lo ha visto”». Il resto è storia, quella di un accordo raggiunto con l’Udc sotto il segno della continuità. «E’ sul programma che si è chiusa l’alleanza che non mette in discussione il ruolo esercitato dall’Udc su e per questa provincia. Unendo le nostre forze sono certo saremo in grado di ottenere una vittoria - interviene il segretario provinciale del partito della Vela - schiacciante». Il nodo delle liste civiche a supporto del presidente uscente è stato archiviato. la bagarre degli ex di An è stata smentita dallo stesso Fabio Bianchi. «La lista Cusani è un elemento determinante per rendere più forte la compagine elettorale e di governo. Nessun veto da parte nostra - spiega l’ex presidente di An - ma massima collaborazione ad ogni livello». Nell’arco di 48 ore saranno chiuse anche i casus belli di Cisterna. «I localismi, le scelte dei Comuni non sempre sono rispondenti al quadro politico provinciale - conclude Cusani - ma è certo che sia Fazzone che Bianchi stanno lavorando a pieno ritmo con Forte per fare in modo che ai cittadini sia dato un segnale di unità anche amministrativa». Insomma, pace fatta e i litigi almeno in questa fase di campagna elettorale tornano a regnare sotto il tappeto dell’indifferenza. Il cerino acceso tornerà con probabilità a troneggiare dopo il risultato delle urne.
Resa dei conti in casa centrodestra. L’accordo con l’Udc è stato ratificato. Ma? A tenere banco è la necessità di chiarezza su una campagna elettorale che vede contro Cusani e il Pdl sorgere una lista civica capitanata dal duetto Ciarra-Conte con il volto di Umberto Macci. «Non esiste alcuna lista civica che abbia il diritto di utilizzare il simbolo ufficiale del Popolo della libertà - interviene Claudio Fazzone - quello che sta accadendo è una strumentalizzazione politica inaccettabile che presto vedrà messe in campo le giuste contromisure». Il riferimento è del tutto voluto e corre alla campagna contro che gli outsider del centrodestra stanno mettendo in atto da mesi contro il Pdl e Cusani. «Nessuno di quelli che saranno candidati con quella lista troveranno mai posto nel Pdl - continua Fazzone - e oggi sarò a Roma per discutere con il commissario regionale Piso se ci siano gli estremi per sospendere Conte». Quello che sostiene l’infervorato intervento del leader del Popolo della libertà non è il timore di una sconfitta ma l’imperativo della correttezza. «Conte non è mai stato escluso da noi. Abbiamo pile di fax nei quali avanza altri impegni - spiega Fazzone - per giustificare l’assenza dalle riunioni del partito. Il tutto quando mai gli è stato sottratto il supporto elettorale». In questi giorni cominciano a comparire i manifesti dell’altra area del Pdl. «A Fondi sono andato alla polizia per denunciare l’uso improprio del simbolo del Pdl che era stato messo in una sede elettorale della lista civica e che ora è stato tolto. Non consentiremo - spiega Fazzone - abusi di questo tipo. L’unico ad aver ricevuto l’investitura di candidato del Pdl a presidente della Provincia è Cusani». Quello che voleva essere un colpo di mano di Conte si potrebbe quindi risolvere con un intervento rapido e decisivo su una questione che ha poco di politica e molto di rivalsa. «Parlano tanto della politica del fare che vanno sbandierando ovunque. Vorrei sapere se i cittadini ricordano un solo intervento di Conte per questo territorio in 15 anni. Forse la risposta va cercata ricorrendo - conclude Fazzone - alla trasmissione “Chi lo ha visto”». Il resto è storia, quella di un accordo raggiunto con l’Udc sotto il segno della continuità. «E’ sul programma che si è chiusa l’alleanza che non mette in discussione il ruolo esercitato dall’Udc su e per questa provincia. Unendo le nostre forze sono certo saremo in grado di ottenere una vittoria - interviene il segretario provinciale del partito della Vela - schiacciante». Il nodo delle liste civiche a supporto del presidente uscente è stato archiviato. la bagarre degli ex di An è stata smentita dallo stesso Fabio Bianchi. «La lista Cusani è un elemento determinante per rendere più forte la compagine elettorale e di governo. Nessun veto da parte nostra - spiega l’ex presidente di An - ma massima collaborazione ad ogni livello». Nell’arco di 48 ore saranno chiuse anche i casus belli di Cisterna. «I localismi, le scelte dei Comuni non sempre sono rispondenti al quadro politico provinciale - conclude Cusani - ma è certo che sia Fazzone che Bianchi stanno lavorando a pieno ritmo con Forte per fare in modo che ai cittadini sia dato un segnale di unità anche amministrativa». Insomma, pace fatta e i litigi almeno in questa fase di campagna elettorale tornano a regnare sotto il tappeto dell’indifferenza. Il cerino acceso tornerà con probabilità a troneggiare dopo il risultato delle urne.
LA FORMICA ROSSA - Arriva Vendola e la gente sorride
Teresa Faticoni
Nichi Vendola arriva con un po’ di ritardo e scende da un’auto blu. Una signora storce il naso, dimenticando – forse perché lui è un uomo aperto, socievole e alla mano – che è presidente della Regione Puglia. Appena sceso lo accoglie Laura Scalabrini, che gli offre un suo libro. Lei candidandosi sfilò agli avversari circa 13mila voti e in qualche modo contribuì alla sua elezione. Un lunghissimo abbraccio tra i due suggella il ricordo. Lui è quello che ti aspetti, passionale e politico. Un uomo che sa indignarsi, una persona spiritosa, un politico di razza. La pioggia non smette nemmeno un minuto e anche se tutti hanno in mano gli ombrelli quando parla di testamento biologico parte un applauso. In piazza Dante c’erano quelli della sinistra: Renato Malinconico, Federico D’Arcangeli da Priverno, i compagni di Fondi, Pino Merluzzi da Sonnino, Sesa Amici candidata alla presidenza della Provincia tanto per citarne alcuni. Vendola non si sottrae. Sul palco Tonino Mancino gli tiene l’ombrello mentre lui arringa la folla accalcata sotto qualsiasi possibile riparo e ha un sorriso che dice tutto. Alla fine spunta l’arcobaleno. Sarà un segnale.
Nichi Vendola arriva con un po’ di ritardo e scende da un’auto blu. Una signora storce il naso, dimenticando – forse perché lui è un uomo aperto, socievole e alla mano – che è presidente della Regione Puglia. Appena sceso lo accoglie Laura Scalabrini, che gli offre un suo libro. Lei candidandosi sfilò agli avversari circa 13mila voti e in qualche modo contribuì alla sua elezione. Un lunghissimo abbraccio tra i due suggella il ricordo. Lui è quello che ti aspetti, passionale e politico. Un uomo che sa indignarsi, una persona spiritosa, un politico di razza. La pioggia non smette nemmeno un minuto e anche se tutti hanno in mano gli ombrelli quando parla di testamento biologico parte un applauso. In piazza Dante c’erano quelli della sinistra: Renato Malinconico, Federico D’Arcangeli da Priverno, i compagni di Fondi, Pino Merluzzi da Sonnino, Sesa Amici candidata alla presidenza della Provincia tanto per citarne alcuni. Vendola non si sottrae. Sul palco Tonino Mancino gli tiene l’ombrello mentre lui arringa la folla accalcata sotto qualsiasi possibile riparo e ha un sorriso che dice tutto. Alla fine spunta l’arcobaleno. Sarà un segnale.
domenica 3 maggio 2009
Sondaggi, vittoria del centrodestra e le incertezze sugli eletti.
Sergio Corsetti
Cappotto. Se i sondaggi non sono completamente sballati, il centodestra si prepara a una vittoria epocale. Pdl e Lega nord sono attestati al 50,3% dai sondaggi Ipsos pubblicati da Il sole 24 ore (40 % al Pdl e il 10,3 alla Lega). Per il Pd il pronostico è impietoso: 26 % con l'Italia dei Valori al 9 % e addirittura la sinistra non rappresentata all'Europarlamento (Rifondazione più Pdci al 3,5 e Sinistra libertà al 2,5 % ). Una catastrofe per il centrosinistra. Un'anomalia per il sistema politico italiano. Perché una democrazia non funziona se a una maggioranza che governa non c'è una opposizione forte che la mantiene nell'alveo del pluralismo democratico. Se questo è il quadro nazionale a livello locale che cosa dovrebbe accadere? Probabilmente la vittoria sarà ancora più netta sia per le Europee sia per le provinciali. Cusani stravince. A mantenere in vita la partita sono solo le chiacchiere da bar quelle del tipo se l'Inter dovesse perdere con la Lazio il campionato si riapre. Lo stesso vale con Nuova area e con la candidatura a presidente della Provincia di Umberto Macci. Il sindaco di Priverno non ha sbagliato mossa, questo è evidente. Si trova alla seconda consiliatura e, come sindaco, oltre non può andare. Allora? Si assicura un futuro da consigliere provinciale. L'unica conseguenza della discesa in campo del privernate, come avamposto del duo Conte-Ciarrapico, è quella di poter scompaginare i rapporti di forza nei vari collegi. Quelli che una volta erano considerati blindati potrebbero non esserlo più. Un esempio? Cosa accadrà a Sabaudia dove nel 2004 risultarono eletti Lucci con 2.525 voti, pari al 26 % di An e Maracchioni che risultò terzo dei non eletti in Forza Italia con 2.439 voti pari al 30 %? La candidatura di Schintu con Nuova area renderà ancora blindato il collegio? Sabaudia riuscirà ad esprimere un doppio rappresentante nel consiglio di via Costa? Probabilmente le circoscrizioni che in passato non erano roccaforti ora potrebbero diventare vincenti (si pensi ai collegi dei monti Lepini ove Nuova area sembra non aver candidati forti su cui puntare). Allora, tenuto conto della conferma di Cusani a presidente, la curiosità resta solo quella sui consiglieri e sugli assessori, se dovesse restare la regola delle deleghe assegnate ai primi dei non eletti.
Cappotto. Se i sondaggi non sono completamente sballati, il centodestra si prepara a una vittoria epocale. Pdl e Lega nord sono attestati al 50,3% dai sondaggi Ipsos pubblicati da Il sole 24 ore (40 % al Pdl e il 10,3 alla Lega). Per il Pd il pronostico è impietoso: 26 % con l'Italia dei Valori al 9 % e addirittura la sinistra non rappresentata all'Europarlamento (Rifondazione più Pdci al 3,5 e Sinistra libertà al 2,5 % ). Una catastrofe per il centrosinistra. Un'anomalia per il sistema politico italiano. Perché una democrazia non funziona se a una maggioranza che governa non c'è una opposizione forte che la mantiene nell'alveo del pluralismo democratico. Se questo è il quadro nazionale a livello locale che cosa dovrebbe accadere? Probabilmente la vittoria sarà ancora più netta sia per le Europee sia per le provinciali. Cusani stravince. A mantenere in vita la partita sono solo le chiacchiere da bar quelle del tipo se l'Inter dovesse perdere con la Lazio il campionato si riapre. Lo stesso vale con Nuova area e con la candidatura a presidente della Provincia di Umberto Macci. Il sindaco di Priverno non ha sbagliato mossa, questo è evidente. Si trova alla seconda consiliatura e, come sindaco, oltre non può andare. Allora? Si assicura un futuro da consigliere provinciale. L'unica conseguenza della discesa in campo del privernate, come avamposto del duo Conte-Ciarrapico, è quella di poter scompaginare i rapporti di forza nei vari collegi. Quelli che una volta erano considerati blindati potrebbero non esserlo più. Un esempio? Cosa accadrà a Sabaudia dove nel 2004 risultarono eletti Lucci con 2.525 voti, pari al 26 % di An e Maracchioni che risultò terzo dei non eletti in Forza Italia con 2.439 voti pari al 30 %? La candidatura di Schintu con Nuova area renderà ancora blindato il collegio? Sabaudia riuscirà ad esprimere un doppio rappresentante nel consiglio di via Costa? Probabilmente le circoscrizioni che in passato non erano roccaforti ora potrebbero diventare vincenti (si pensi ai collegi dei monti Lepini ove Nuova area sembra non aver candidati forti su cui puntare). Allora, tenuto conto della conferma di Cusani a presidente, la curiosità resta solo quella sui consiglieri e sugli assessori, se dovesse restare la regola delle deleghe assegnate ai primi dei non eletti.
APRILIA - Una scuola fantasma

Due le campanelle acquistate in pochi anni, ma i dipendenti della Multiservizi non sono mai andati nell’istituto scolastico di via Amburgo – per tutti la scuola fantasma – ad installarle. Roba dell’altro mondo. Alla fine a fissare al muro le campanelle, cosa non difficile ma che richiede impegno e lavoro, sono stati il Presidente del IV Circolo Didattico Alessandro Marchetti, il Dirigente Scolastico Enrico Raponi e un genitore volenteroso, Franco Ceci. "E' dal 2007 che il Dirigente Raponi chiede al Comune di installare due campanelle, gia' comprate, per l'entrata e l'uscita, oltre che per segnalare eventuali emergenze, ma
nessuno è mai venuto. A questo punto ci siamo tirati su le maniche e ce le siamo messe da soli. " ha dichiarato Alessandro Marchetti, Presidente del IV Consiglio di Circolo.
"Abbiamo la fortuna di avere docenti fantastici che sopperiscono egregiamente alla mancanza di
strutture" ha aggiunto il Presidente "ma è vergognoso che le Amministrazioni Comunali in questi anni, di centro, di destra e di sinistra, abbiano finto di non vedere o non sapere. Dopo manifestazioni
e proteste l'unica cosa che siamo riusciti ad ottenere è la copertura dello scivolo invalidi e una rete metallica di recinzione, ma se venite a vedere vi accorgerete anche voi che non hanno chiuso tutto."
"Ed ora aspettiamo che il Comune" ha concluso Marchetti "determini la suddivisione del finanziamento di 34 mila euro che la Scuola Toscanini ha ottenuto dalla Regione Lazio all'interno del progetto 'Aprilia
Sicura', che prevede progetti di riqualificazione strutturale, educazione alla legalità e inclusione sociale di genitori e alunni. Ci mancherebbe pure che ci fanno saltare questi soldi che non sono neanche
i loro."
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