giovedì 23 aprile 2009

SINDACALE - Mobilità Pfizer, la Ugl chimici chiede l'annullamento

Teresa Faticoni
Annullate le mobilità della Pfizer. Questa la richiesta della Ugl Chimici di Latina che ha presentato la domanda di annullamento presso il tribunale ddel capoluogo. La storia è cominciata il 12 gennaio scorso quando la multinazionale del farmaco - che ha ceduto nei mesi scorsi lo stabilimento alla Haupt Pharma - ha aperto la procedura di ammortizzatori sociali per 369 informatori scientifici. Non si tratta di dipendenti tutti pontini, ma di lavoratori in giro per l’Italia che erano iscritti a libro paga tutti nello stabilimento di Borgo San Michele. Da qui il coinvolgimento dei sindacati di Latina. Un coinvolgimento che però ha visto esclusa la Ugl. Da qui la richiesta di annullamento. «Il sindacato rivendica il comportamento anti sindacale tenuto dalla Pfizer nella gestione del procedimento e ne chiede l’annullamento, tenendo conto che la procedura aperta prevede il licenziamento di 369 informatori scientifici del farmaco dislocati su tutto il territorio nazionale», dichiarano dalla categoria guidata a livello provinciale da Armando Valiani. La vertenza assume un valore tutto rivolto al futuro: la Pfizer, che ha abbandonato lo stabilimento di via dei Monti Lepini, ha acquisito a livello mondiale la Wyeth. Rientrerà, quindi, su questo territorio, tramite il sito produtivo di Aprilia dell’altra multinazionale farmaceutica. Il tutto, però, quando saranno completate tutte le operazioni di acquisizione. La parola, ora, spetta al giudice del lavoro.

GAETA - Conferenza del sindaco tra spot elettorali e cadute di stile

La conferenza stampa indetta ieri dal Sindaco, è cominciata subito con l'annuncio che la Lottizzazione C3 di Monte Tortona, è finalmente pronta e che nel pomeriggio sarebbe stata esaminata dalla Commissione Urbanistica per il parere di competenza ( apprendiamo all'ultimo momento che la commissione poi è saltata perchè la maggioranza non è stata in grado di assicurare il numero legale). A darlo è stato Antonella Avitabile, assessore all'urbanistica, che ne ha ripercorso, con puntigliosa precisione, tutto il complesso iter iniziato nel lontano 2003 dall'amministrazione Magliozzi. Procedura che per essere realmente esecutiva si dovrà completare con un passaggio in consiglio comunale in una data non ancora nota. Dopo l'inevitabile accenno al rifacimento dei marciapiedi in corso ormai da diversi mesi, Raimondi passa ad elencare le opere in corso di realizzazione o prossime ad esserlo. Al primo gruppo appartengono il rifacimento dell'illuminazione pubblica di un tratto di via Fontania. Al secondo l'indizione delle gare d'appalto per la sostituzione dei pali della luce in alcune zone del centro ed in altre di Gaeta S.E.
Un passaggio sui lavoratori della Soes con cui il Comune non è ancora riuscito a firmare il contratto, per inspiegabili ritardi di “cui chiederà lumi” al Comando della Polizia Urbana, fa esprime al Sindaco il concetto, peraltro già più volte esplicitato, che in fondo tutto questo stato di cose è da attribuire alla non felice gestione precedente, che – lascia intendere il primo cittadino – aveva fin troppo favorito la ditta appaltatrice del servizio (Soes). L'occasione è buona anche per ritornare sulla questione del mantenimento o meno della sosta a pagamento durante il periodo invernale. Una questione non ancora decisa, ma in merito alla quale il primo cittadino sembrerebbe orientato alla eliminazione, visto che il turismo e il commercio languono. Sulla serie di controlli effettuati nei giorni scorsi su tutto il water front (cantieristica in particolare) dalle forze dell'ordine, il Sindaco, non se la sente di difendere a scatola chiusa i titolari delle concessioni trovati inadempienti in alcune questioni che poco o nulla c'entrano con la mancata approvazione della variante Frattasi. Pur sollecitato da domande, sulle eventuali ripercussioni politiche sulla tenuta della maggioranza in seguito alle varie candidature in diversi partiti e schieramenti di alcuni consiglieri della sua maggioranza, Raimondi ha preferito glissare, trincerandosi dietro un generico e ripetuto:“vedremo, ma confido sulla volontà dichiarata e ribadita di conservare a livello comunale la civicità di partenza.” Nel finale la conferenza è scaduta da spot elettorale a finale di partita scapoli vs. ammogliati. E' avvenuto quando il Sindaco ha chiosato con un trionfale“ Tiè, pesa, incarta e porta a casa!” rivolto a chi scrive, la risposta, peraltro dialetticamente plausibile, dell'assessore Avitabile alla domanda: cosa intende fare l'Amministrazione per il raggiungimento dello standard minimo del 40% nei PPE?”, che abbiamo avuto l'ardire di porre. Ogni ulteriore commento è superfluo.

GAETA - Raimondi, un re Mida al contrario

Franco Schiano
Raimondi, un Re Mida al contrario. E' il concetto che sembra emerge da una comunicato stampa diffuso ieri dai lavoratori della Offshore, che ancora non hanno digerito le promesse – non mantenute – che il Sindaco fece poco più di un anno fa.
“Ci rivolgiamo a tutti i cittadini Gaetani e soprattutto a coloro che tristemente vivono con la preoccupazione di perdere il proprio posto di lavoro, come avviene per la Pozzi Ginori, la Soes, il caso Offshore ed ora anche Panapesca. - scrivono i lavoratori della prestigiosa azienda cantieristica gaetana - E pensare che proprio a queste aziende il Sindaco Raimondi aveva garantito un monitoraggio continuo per migliorare oltre che tutelare le attività di produzione al fine di aumentare il livello occupazionale aziendale e quindi della città. Tutte promesse che all’inizio sono servite per dare forza alla propria campagna elettorale, ed ora per illudere i Gaetani che si sta impegnando seriamente come farebbe un vero Sindaco. Oggi possiamo affermare che l’amministrazione comunale attuale non è mai stata in grado di tutelare anche un solo posto di lavoro, anzi come una maledizione, sembra che dove essa interviene, subito dopo c’è la catastrofe. Dove mette mano combina guai,e l’assurdo è che il Sindaco afferma sempre il contrario anche di fronte ai fatti.”
Il fresco caso della Panapesca viene citato come esempio a sostegno della tesi. “ Circa una settimana fa, - aggiunge la nota - Raimondi vantava di aver risolto insieme a Vecchiarello, un problema riguardante la stessa azienda, ma qualche giorno dopo lo stesso Sindaco annuncia pubblicamente di aver inviato una lettera al Prefetto Frattasi per invitarlo a prendersi cura del problema occupazionale della Panapesca. Ora i lavoratori dell’azienda possono dormire sonni tranquilli perché c’è Raimondi a salvarli come ha fatto con le altre aziende, come ha fatto con noi della Offshore che ormai abbiamo perso ogni speranza.” Viene poi ricordata la famosa riunione d
23 Gennaio dell’anno scorso quando lo stesso Prefetto Bruno Frattasi convocò Raimondi per risolvere il problema delle maestranze Offshore. “ Quella riunione terminò - prosegue il documento - con la stesura di un verbale d’accordo firmato dal Sindaco e dal Presidente dell’A.P. Ciani. Un accordo che impegnava il primo cittadino a tutelare - entro 90 giorni - l’occupazione dei lavoratori. E' passato più di un anno e non è cambiato proprio niente!” Il finale, rivolto a tutti cittadini di Gaeta, non lascia dubbi sul grado di delusione della maestranze della Offshore: “Ma se il Sindaco Raimondi non è capace di mantenere un impegno da egli stesso firmato davanti ad un Prefetto, che valore ha la sua parola? Che garanzie di benessere e sviluppo offre un personaggio menzognero per la nostra città? Con la politica Raimondi, per noi lavoratori, non c’è futuro, solo la fine è certa.”

POLITICA - Rottura Forte tra Udc e Popolo della libertà

Alessia Tomasini
Che l’Udc avrebbe appoggiato la candidatura del presidente Armando Cusani alle elezioni di giugno era cosa nota. Meno preventivato che la strategia messa in atto dal segretario provinciale Michele Forte avrebbe suscitato le ire, per quanto sotto tono, dei compagni di viaggio del Popolo della libertà. Potrebbe essere questo l’unico elemento di novità in una campagna elettorale abbastanza scontata. L’Udc sta definendo le liste elettorali. Per Latina si vedrà il ritorno in campo, con probabilità nel collegio numero due di Patrizia Fanti, attuale assessore all’ambiente del Comune di Latina. Il tanto decantato vento di novità di nomi e poltrone sembra essere stato accantonato da più parti. Per fare la differenza si devono mettere in gioco politici che abbiano consenso e voti da ricapitalizzare in quella che si prepara ad essere la nuova maggioranza della Provincia di Latina. La logica seguita da Forte non nasconde di voler arrivare a conquistare almeno qualche poltrona blindata in giunta. Un atteggiamento che ha indispettito gli esponenti del Pdl già alle prese con tante aspirazioni e poco spazio da dividere anche con la lista Cusani e quella che vede uniti i Socialisti di Silvio D’Arco agli esponenti del Movimento per le autonomie. «Il Pdl non deve escludere l’ipotesi di alleanza con l’Udc ma non può consentire che alla base dell’intesa ci sia - interviene il consigliere regionale del Pdl, Romolo Del Balzo - la richiesta di poltrone o l’ambizione a porre condizioni, nei confronti di alleanze con le liste civiche». In questa campagna elettorale la bandiera sotto cui sia il presidente Cusani che il leader del Pdl, Claudio Fazzone, stanno viaggiando è quella dell’aggregazione. «Si tratta di una regola elementare - continua Del Balzo - che dovrebbe essere ben nota anche agli uomini dell’Udc. Rinunciare alle divisioni in nome degli interessi, costruire alleanze in funzione del bene comune: questo è il nostro credo, riconosciuto ed apprezzato dalla maggioranza dei cittadini italiani, ed è l’unica imprescindibile condizione che poniamo ai nostri interlocutori». Dalla Regione arriva una bacchettata all’indirizzo di Michele Forte mentre sembra essere ormai certa la marcia indietro di Aldo Forte, oggi capogruppo dell’Udc nel consiglio guidato da Marrazzo, alle europee di giugno. La scelta di calare due uomini sullo stesso territorio potrebbe non essere vincente. Per Bruxelles potrebbe restare in gioco solo Clemente Carta mentre in terra Latina alla nascita del grande centro si sta sostituendo la nascita di un grande caos pre elettorale in quello che doveva essere il centrodestra compatto.

Il Secolo lo “Strega”, per Latina è da rogo

Maria Corsetti
Antonio Pennacchi? A Latina fanno i convegni sulle città di fondazione senza invitarlo, sul Secolo d'Italia gli dedicano un pezzo in prima lanciando la candidatura di "Fascio e martello. Viaggio per le città del duce" al premio Strega. A quanto pare le esclusioni ideologiche sono di carattere locale. Che Pennacchi non stia simpatico a tanti è vero, dicono che è insopportabile, polemico e anche un po' stronzo. Mi sono sempre chiesta perché uno scrittore debba avere l'obbligo della simpatia. Se uno va dal medico, sceglie un professionista in base alla sua competenza, per farsi quattro risate può incontrarlo tranquillamente al bar. Lo stesso vale per ingegneri, avvocati, scienziati. Se si organizza un convegno di matematica, si chiamano i matematici bravi, mica quelli simpatici e somari. Ma il convegno riesce meglio se gli invitati sono accomodanti. Dipende, se il convegno ha la pretesa di essere scientifico deve invitare i competenti, se invece è una chiacchierata tra amici la questione può essere diversa. Nel pezzo a firma di Carla Conti, pubblicato martedì scorso sul Secolo d'Italia, dopo aver stroncato la logica dei premi letterari - e il caso Grinzane Cavour è uno spunto ghiotto - si passa alla proposta della candidatura del libro di Pennacchi allo Strega. Le motivazioni? "Nell'anno del terremoto è un memorandum su come si possono costruire le città, e farle davvero bene". Scivolatina ideologica, anche perché è tutto da dimostrare che gli edifici di fondazione avrebbero retto all'urto di un sisma così violento, però l'idea c'è. "Nell'anno dell'emergenza immigrazione è un block notes sull'integrazione possibile dei poveri e dei diversi, che all'epoca erano veneti e calabresi, allevatori di palude e coltivatori di riso". Diciamocela tutta, per chi abitava da queste parti, parlo dei Monti Lepini, le paludi pontine erano una sorta di "hic sunt leones". L'integrazione in realtà fu un processo diverso da quello che intendiamo oggi, ma di profondamente vero c'è che Latina, come Aprilia, Sabaudia e Pontinia sono rimaste città dove il problema del diverso non si è mai posto, dove il razzismo è come una malattia che viene agli altri. Che poi "Fascio e martello" sia scritto bene, come sottolinea in chiusura la Conti, su questo dubbi proprio non ce ne possono essere. Tutto possono dire i detrattori di Pennacchi, ma il ritmo che riesce a imprimere nei suoi scritti è coinvolgente e innovativo. In linea con Il Secolo d'Italia appoggio la candidatura allo Strega.

Giaretta e Rimbamband: superserata al Cafaro

Maria Corsetti
Se scrivi "Enrico Giaretta" su Google tra le prime notizie esce fuori che si tratta del "cantautore pilota" e che Paolo Conte ha dichiarato di avere finalmente un allievo. Certo, a prima vista, sempre secondo Google, sembrerebbe che si stia parlando di un cantautore romano, ma andando a spulciare nella biografia si scopre che è nato a Latina. E c'è anche cresciuto. Diplomato in pianoforte ha collaborato con Franco Califano, Pino Daniele e Renato Zero. Con la sua musica ha girato il mondo. Ma l'emozione di tornare da protagonista sul palco di un teatro che "quando lo stavano costruendo sognavo un giorno di poterci suonare" non riesce a nasconderla. Anzi. L'appuntamento è per la sera di lunedì 4 maggio al Teatro Cafaro: ad esibirsi con lui ci sarà la Rimbamband, cinque musicisti straordinari che propongono un viaggio nel passato da Buscaglione a Carosone ad Arigliano, il tutto divertendosi e facendo divertire il pubblico.
L'evento, a cura della Fondazione Palazzo della Cultura di Latina, è stato presentato nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato, oltre allo stesso Giaretta, Renato Ciardo e Raffaello Tullo dei Rimbamband. I tre hanno conquistato subito, l'impressione è quella di ragazzi che lavorano con grande serietà e sempre con il sorriso.
Più che soddisfatto, felice, il presidente della fondazione, Maurizio Galardo: «sapevo che Giaretta è un grande professionista e ora che ho conosciuto i ragazzi della Rimamband aspetto con grandissimo entusiasmo il 4 maggio». Enrico Giaretta, che ha deciso di devolvere il proprio cachet in favore dei terremotati d'Abruzzo, salirà sul palco del Cafaro accompagnato da Olen Cesari al violino, Amedeo Ariano alla batteria, Shama Milan al contrabbasso, Daniele Di Bonaventura al bandoneon, Federico Provvedi alle chitarre.
Quanto alla Rimbamband troveremo la voce di Raffaello Tullo, la voce e la batteria di Renato Ciardo, la voce e la chitarra di Pasquale Maglione, la voce e il contrabbasso di Vittorio Bruno, la voce e il sax di Nicolò Pantaleo.
Prezzo del biglietto: 15 euro.
Info: 0773.652642 - 652637

LA FORMICA ATOMICA - Politici, prodotti a lunga conservazione

Alessia Tomasini
I politici sono prodotti a lunga conservazione. L’ho capito meglio in questi anni. Li ho osservati, li ho studiati, ho cercato di capirli. Oggi sono in una fase di totale rassegnazione. Sino all’estinzione del possessore ufficiale di una poltrona non c’è speranza di vedere il successore. Lasciate perdere tutti quelli che parlano di rinnovamento, di dare spazio ai giovani, di novità, che vogliono mettere un freno a doppi e tripli incarichi. Tanto, alla fine, di sbarbatelli non se ne vede neanche l’ombra. Appena qualche giovane si affaccia alla porta delle elezioni ecco che questo o quell’apparato tira fuori questioni del tipo, “devi fare la gavetta” oppure “salta queste che ti candidiamo la prossima volta” o ancora “servono molte risorse per affrontare una campagna elettorale e a trenta anni dove li vai a prendere?”. Il punto è che da queste parti, ma anche in Italia, e basta pensare alla data di nascita del Berlusconi, si continua a fare confusione tra l’avere il senso della storia ed essere parte anagrafica della storia. Come pensiamo di parlare di innovazione e progresso con persone che hanno bisogno del sostegno per usare le mail. Come pensiamo di far passare il concetto di biomasse, energia alternativa, nanotecnologie a chi era abituato a prendere l’acqua con il secchio e il mulo? Faccio un esempio concreto. Tutti dicono che vogliono stravolgere la burocrazia, accorciare i tempi dei passaggi che vengono effettuati dagli Enti pubblici e poi per qualsiasi domanda si deve mandare un fax. Scusate ma non siamo nell’era dei computer? Dei cellulari che ormai fanno anche il caffè? Fatelo capire a quelli che vengono dalla classe 1950 queste cose. E poi la sindrome dei ricicloni. Guardiamo le liste elettorali, a destra come a sinistra. Spuntano i soliti noti, da Mansutti a Visari per Il Partito democratico, dai Tiero ai Corato per il Popolo della libertà. Il resto nessuno li conosce. Si passa da un eccesso all’altro e la lunga conservazione aiuta anche in questo.

Alpini, appuntamento con le scuole

Gli alpini tornano a scuola e lo fanno da protagonisti. In vista dell’82esima adunata nazionale che si svolgerà dall’8 al 10 maggio a Latina proseguono gli incontri nelle scuole elementari della città. L’obiettivo è quello di far conoscere ai più piccoli la storia del corpo degli alpini che hanno difeso e continuano a difendere il nostro Paese tenendo alta la bandiera del coraggio, dei valori, della dedizione agli altri che ne contraddistinguono l’opera. Nel progetto sono stati coinvolti tutti i circoli didattici del capoluogo e sono presieduti dall' avvocato del Comune di Latina Francesco Di Leginio. Il contenuto degli incontri è incentrato sulla storia del Corpo degli Alpini e sul ruolo fondamentale che hanno ricoperto nella bonifica dell' Agro Pontino, con un particolare approfondimento sul valore simbolico rappresentato dal connubio tra la figura dell'alpino e il tricolore. La campagna informativa, voluta dal presidente della sezione Ana di Latina, Nicola Corradetti, ha l'obiettivo di creare un filo conduttore tra la memoria storica e le nuove generazioni, con il proposito di avvicinare ed interessare i bambini e le loro famiglie all' 82° Adunata nazionale degli alpini ormai alle porte.

martedì 21 aprile 2009

SINDACALE - Quale futuro per l'Abbott?

Teresa Faticoni
Chi trovava posto in una fabbrica farmaceutica aveva vinto un terno al lotto. Era meglio di essere impiegati in un ministero lavorare all’Abbott, alla Bristol, alla Pfizer. Parliamo di qualche anno fa, quando il settore chimico farmaceutico era la punta di diamante di un territorio che sapeva dove voleva andare. Che aveva saputo trasformare le sue sbandierate vocazioni agricole in un’idea industriale nuova e futuristica, che era stato capace di spostare le sue genti che si spaccavano la schiena sui campi nelle fabbriche americane all’avanguardia. Molte di quelle ora sono cattedrali nel deserto industriale che sta avanzando. «Il settore chimico farmaceutico sta risentendo, come tutti gli altri settori industriali – dichiarano in coro Dario D’Arcangelis, segretario della Filcem Cgil; Luigi Tramannoni, della Femca Cisl e Luigi Cavallo, della Uilcem Uil -, della crisi internazionale in atto, producendo situazioni di sofferenza occupazionale attraverso procedure di cassa integrazione guadagni, quando non licenziamenti collettivi con l’attivazione di procedure di mobilità». Sulla situazione generale pesano anche le nuove strategie mese in campo dalle grandi multinazionali che stanno creando un oligopolio attraverso fusioni e acquisizioni. «Numerose sono stare le vicende che ci hanno visti coinvolti negli ultimi mesi – aggiungono i tre sindacalisti – dalla Janssen Cilag alla Wyeth, dalla Pfizer-Haupt Pharma alla Chemtura, passando per accordi importanti con la Ibi e con la Bristol». In questo quadro abbastanza sconfortante i rappresentanti delle categorie chimici della Cgil, Cisl e Uil dichiarano preoccupazione per quanto accade alla Abbott di Campoverde, per numero di dipendenti l’azienda più grande della provincia di Latina. Dopo la procedura di mobilità con la quale erano stati espulsi dallo stabilimento 150 dipendenti, i sindacati si sarebbero aspettati, come pure era stato prospettato dalla dirigenza, stabilizzazione dei volumi produttivi e crescita delle produzioni chimiche. «Negli ultimi tempi invece – spiegano i sindacalisti – abbiamo assistito a una involuzione occupazionale visto che circa 60 contratti a termine non sono stati rinnovati alla scadenza». Nei prossimi giorni i sindacati chiederanno un incontro alla dirigenza societaria «allo scopo di comprendere quali prospettive attendono i lavoratori Abbott e quali strategie industriali intende perseguire la compagnia, così come previsto dal vigente contratto collettivo nazionale di settore».

LATINA - Zaccheo - Marrazzo, capitani coraggiosi

Alessia Tomasini
Zaccheo come Capitan Findus ha condotto la sua nave in porto. Tenace e caparbio, superando ogni avvisaglia di maremoto e tempesta, il sindaco ha alzato le vele del progetto e lo ha fatto attraccare in Regione. Ieri in Comune è stato firmato il protocollo d'intesa che costituisce un passo in avanti nell'iter per la realizzazione dell’opera a Foceverde. Accanto a Zaccheo c’era il vice presidente della Regione, Esterino Montino, Bruno Astorre, assessore regionale per le infrastrutture, Raniero De Filippis, direttore del dipartimento regionale del territorio, il progettista Alberto Noli, l'assessore alle opere pubbliche del Comune Marino di Girolamo, i dirigenti e i tecnici del Comune e della Regione. «Sono certo - ha spiegato il sindaco di Latina - che entro la fine di questa consiliatura potrò vedere la posa della prima pietra di un’opera determinante per lo sviluppo economico e occupazionale non solo della città ma di tutta la provincia». Al centro dell’intervento la necessità imminente, per l’area costiera, di una riqualificazione urbanistica ed ambientale e della riorganizzazione degli insediamenti esistenti con la dotazione di servizi determinanti per dare sfogo alle aspirazioni turistiche del territorio. «Questo atto - ha spiegato Montino - dimostra come la Regione non abbia mai avuto preclusioni nei confronti di questa provincia verso la quale sono stati messi a disposizione strumenti e risorse che ne consentiranno la crescita». Il protocollo, che ribadisce quanto sottoscritto dalla Regione nel marzo 2007, rappresenta una marcia in più sulla tempistica e sulla burocrazia che il progetto si prepara ad affrontare. «Un ulteriore passo avanti - spiega il sindaco di Latina - verso un obiettivo di rivalutazione della nostra costa. Siamo consapevoli della complessità dell'obiettivo da raggiungere ma determinati ed incoraggiati da questa importante sinergia interistituzionale che oltre ogni steccato ci vede lavorare per un obiettivo comune di rilancio economico delle nostre realtà». I nodi da sciogliere a questo punto sono pochi. Tra questi primeggia l’inserimento dell’opera all’interno del piano dei porti e il via libera sulle aree di cui alcune sono di proprietà della Sogin. Zaccheo c’è, la Regione anche, forse si devono spazzare via solo alcuni pregiudizi e là dove c’è solo desolazione ci sarà un porto, cantieri navali e tanti turisti.

FORMIA - Scacco matto all’usura

Daniela Bianconi
Il monopolio dell’usura. Nessuna inserzione, nessuna pubblicità. Non serviva. Tutti i commercianti sapevano. Se manca liquidità ci sono Michele Gargiulo e sua moglie Grazia Castaldi, i due coniugi che hanno dedicato una vita intera all’usura. A mettere la parola fine ad un giro di affari di oltre tre milioni di euro, a liberare dalla morsa quindici commercianti, anche se secondo le indagini ci sono molti altri operatori del settore che tengono la bocca chiusa per timore di ritorsioni, ci hanno pensato gli uomini dei commissariati di polizia di Formia e Gaeta. Rasa al suolo come un castello di carte una vera e propria associazione a delinquere finalizzata all’usura, all’estorsione e al riciclaggio. In manette sono finiti, come disposto dalle ordinanze emesse dal sostituto procuratore titolare dell’inchiesta Luigia Spinelli, e firmate dal giudice per le indagini preliminari Tiziana Coccoluto, a conclusione di dieci mesi di intercettazioni e pedinamenti, Valentino Alfonso, detto ‘O pagliarone’ nato a Santa Maria a Vico 49 anni fa (già sottoposto ad indagini anche dalla Direzione investigativa antimafia di Napoli per rapporti con esponenti del clan dei Casalesi), Michele Gargiulo, 50enne già ristretto nel carcere di Velletri, Giuseppe Corbo, 34enne di Sessa Aurunca, Grazia Castaldi, nata a Napoli 42 anni fa. Ai domiciliari sono finiti invece Luigi Stravino, 38enne di Maddaloni, Antonio Di Francesco 48enne anche lui di Maddaloni e Antonio Liberti, 44enne di Santa Maria a Vico in provincia di Caserta. «Ognuno – ha precisato il vicequestore aggiunto Cristiano Tatarelli - aveva il suo ruolo. Gargiulo e Alfonso, dove aver tenuto i contatti con i commercianti, si preoccupavano di versare il denaro; per la riscossione delle rate erano incaricati Corbo e Castaldi. Se il pagamento, che normalmente avveniva con assegni bancari ognuno intorno ai dieci, quindici mila euro, non avveniva alla scadenza, Corbo cominciava con le minacce. In un caso in particolare - ha aggiunto - proprio il 34enne sequestrò un commerciante insolvente e lo portò alla corte del Gargiulo. Non ci sono stati almeno per il momento dei pestaggi veri e propri, ma continui danneggiamenti ai danni delle auto». «Le denunce sono diverse – ha aggiunto Walter Dian, vicequestore di Gaeta -, quattro sono state formulate dai commercianti negli ultimi dieci mesi, ma molte risalgono addirittura a dieci anni fa. Del resto il sodalizio non è formiano ma abitualmente staziona nel sud pontino e abbiamo ragione di credere che abbia mietuto già altre vittime anche nel casertano». Un’indagine completa che ha portato anche al sequestro di un volume considerevole di beni. «Come disposto dal magistrato Spinelli – ha proseguito il capo della Mobile Lamparelli – abbiamo sequestrato due immobili tra i quali una villa a Gianola, sei autovetture tra le quali una Ferrari F131 dell’Alfonso del valore di 120mila euro e tutti i conti correnti bancari per un valore di tre milioni di euro». Durante le indagini tre negozianti sono stati costretti a chiudere le loro attività commerciali mentre la liquidità di una società fittizia di materiale elettrico, messa su dal gruppo, aumentava a vista d’occhio, ma era solo una copertura. «I beni, secondo la norma antiusura – ha concluso Tatarelli - potrebbero essere dati alle vittime come risarcimento ma bisognerà attendere la convalida del provvedimento e poi il processo. Viceversa potrebbero finire nelle casse dello Stato».

L'ARCINORMALE - Elogio alle mani sporche

Lidano Grassucci
Se nasci tondo non puoi morire quadrato. Non mi è mai piaciuta la mediazione, quella cosa per cui c’è qualcuno che capisce le cose per te. Mi piace capire e sbagliare in proprio. E non mi piace la retorica, quelle parole vuote e roboanti che non dicono nulla. Naturalmente rivendico tutto di quel che ho pensato, anche quando penso sbagliato. Che cosa è che non mi piace? I moralisti, quelli che giudicano non potendo fare. Quelli che hanno una faccia di bronzo che nasconde il culo nudo dietro. Quelli che parlano parlano, ma non dicono mai nulla di originale. Quelli che scrivono ma non dicono, quelli che sono come certi piatti della cucina nuova, quella delicatissima perché non ha sapore. Non credo a questa melassa informe ed inutile, non credo all’Italia che sottende.
Credo in un paese leale, dove gli avversari giochino maschi ma guardandosi negli occhi, dove si giochi la partita della coerenza. Credo nell’Italia dei liberali che prima di tutto erano galantuomini. In un mondo in cui io non parlo, né commento, le cose che io stesso non farei.
Lo dico perché parteciperò a due convegni uno oggi sulla mafia a Fondi e un altro sulle energie alternative domani all’università. Sentirò tanti moralismi, tanti ragionamenti sulla “legalità”, sul fato che nulla è come si vede ma… dietro.
Credo che Andreotti e la sua corte siano stati, e siano, il cancro di questo mio paese. Credo che lui sia un giocatore politico scorretto, ma non è mai stato mafioso. E solo dei pavidi potevano accusarlo di quella infamia. Avrei voluto battere Andreotti e i suoi con un voto in più, non con le manette.
Sull’energia è la stessa cosa, tutti blaterano ma poi non scelgono. Come dico che la mafia a Fondi se c’è è problema di Carabinieri, dico che l’Italia deve tornare a produrre energia dall’atomo, che lo deve fare in fretta, che lo deve fare bene. E non vedo perché non si debba fare a Latina la mia città, anzi spero che qui si faccia con le stesse ricadute dell’impianto fatto a cavallo tra gli ani ’50 e ’60, quell’impianto che ci fece uscire dalla povertà, dal medioevo in cui eravamo sempre stati. Ci diede energia, ci fece capire che il mondo girava veloce e non lento.
Ma chi lo dirà, abbiamo paura. Diranno tutti che l’energia deve essere pulita, che la vita deve essere pulita. Già, nessuno si vuole sporcare più le mani.
Eppure una volta era un onore avere la faccia e le mani sporche. Credo che dobbiamo tornare a sporcarci le mani, dobbiamo rischiare e mettere la faccia. Le cose pulite cominciano a farmi ribrezzo.

APRILIA - Primarie, via al duello


NELLA FOTO Da sinistra Paolo Di Cesare, Ermanno Iencinella, Alfonso Longobardi e Arcangelo Tataranno
Carmen Porcelli
Per la prima volta insieme i quattro aspiranti candidati a sindaco alle primarie del centrosinistra. Lunedì sera all’ex Cral di via delle Margherite Paolo Di Cesare (Sinistra per Aprilia), Ermanno Iencinella (Pd), Alfonso Longobardi (Pd) e Arcangelo Tataranno (Stiamo con Aprilia) hanno risposto alle domande del moderatore, il giornalista del Tempo, Riccardo Toffoli, dei giornalisti e del pubblico presente. Oltre un centinaio di persone hanno preso parte all’evento che ha avuto inizio alle 21. Tre , complessivamente, le domande rivolte dal moderatore ai quattro candidati. Alla prima Santangelo a poco più di un anno dalla sua elezione, opera un primo ribaltone. Estromette dal governo gli alleati della campagna elettorale, e si appoggia al centro. L’8 febbraio 2008, quando tutto il Pd entra in maggioranza, abbandonando all’opposizione la sinistra e il gruppo socialista. Neanche un anno e il Pd fa dietrofront con conseguente caduta dell’amministrazione. Condividete ora questo percorso politico? hanno risposto così:
Paolo Di Cesare: Scelta errata sotto altri profili. Dovere del centrosinistra era sciogliere l’amministrazione. Eravamo però in un periodo particolare, in cui le alleanze di prospettiva portavano al centro. Oggi dobbiamo arginare una deriva politico culturale.
Erammo Iencinella: Rappresento quella parte del Pd contraria all’ingresso in maggioranza. Il Pd ha però portato risultati sulla Turbogas, l’ Aser e servizi sociali.
Alfonso Longobardi: Il Pd scelse di appoggiare Santangelo per uscire dal blocco amministrativo. Con il Pd è cessata l’ambiguità verso la turbogas e l’Aser, ottenuto finanziamenti per la messa in sicurezza delle scuole. Terminata l’esperienza, abbiamo ricucito con il centrosinistra.
Arcangelo Tataranno: In qualità di cittadino della società civile è una scelta che non ho compreso. Il governo Santangelo ha avuto un solo pregio: ha dato vita ad un fermento sociale. I cittadini vogliono riappropriarsi dei loro diritti.
Alla seconda domanda Acqualatina. Ad Aprilia si è costituito un comitato che chiede di ritornare al servizio pubblico dell’acqua. L’attuale gestione, attualmente, non è ben vista dalla cittadinanza. Si è percorsa la strada della moratoria, ma senza ottenere grossi risultati. L’alto tasso di evasione ha portato l’azienda a ridurre gli investimenti. Primo fra tutti, la riqualificazione delle periferie. Come pensate di risolvere questo problema?
E.I:L’acqua non è una merce e la gestione dell’acqua deve tornare nelle mani del pubblico.
A.L: Il Comune non può modificare una legge nazionale. Possiamo pretendere l’inserimento di persone qualificate all’interno degli organi societari.
A.T: L’acqua è una risorsa. Il vero scandalo di questa città è che un terzo della popolazione vive senza servizi ed il socio privato di Acqualatina non investe.
P.D.C.: Noi Verdi abbiamo sempre sostenuto il ritorno all’acqua pubblica, che consideriamo un bene comune. La moratoria del centrodestra, poi, non è servita a nulla.
Sono in molti a ricordare al centrosinistra il 30% dell’aggio per la gestione del servizio di riscossione dei tributi. Dopo anni, la situazione è ancora impantanata. Credete che la scelta dell’A.ser abbia influenzato sulle posizioni dell’elettorato che vi ha penalizzato nelle ultime tornate elettorali? Pensate ancora che l’ingresso del privato nella gestione dei servizi pubblici sia indispensabile per la Progetto Ambiente che attualmente gestisce il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti e per la Multiservizi che si carica di un debito superiore agli 8 milioni di euro.
A.L: L’Aser è nata per garantire equità fiscale e recupero dell’elusione e evasione. Negli ultimi anni si è scelto di non amministrarla, con i danni che conosciamo tutti. Occorre il controllo del pubblico.
A.T: Il passaggio da pubblico a privato non portato frutti. Bisogna esigere rispetto da parte della vecchia Pubbliconsult, oggi Gestor. Altrove, come a Scansano Ionico, si sono liberati della Gestor per mancato rispetto del capitolato.
P.D.C: Non abbiamo mai condiviso Aser, ma è stata creata in un periodo in cui il 70% del bilancio derivava dalle rimesse dello Stato. Nel contesto attuale, dove queste rappresentano il 30%, non possiamo regalare niente a nessuno.
E.I: Ci troviamo nella situazione paradossale in cui il sindaco e l’amministrazione non si difendono da questa società. Non comprendo i motivi per cui non si è deciso di proseguire per arrivare allo scioglimento della società. Questa opportunità era stata offerta dall’articolo 113 del Testo Unico e riguardava le miste non costituitesi con gara ad evidenza pubblica. Se fossi il sindaco praticherei questa ipotesi.
Poi, al termine delle domande del moderatore, il pubblico ha rivolto altre domande. I tempi, molto lunghi, dovuti sia al fisiologico rodaggio che necessitano eventi simili, sia anche l’impegno appassionato dei candidati a voler spiegare le loro posizioni, non hanno impedito il dibattito anzi. Sul dopo primarie Iencinella ha chiarito che «anche se indeciso se candidarsi o meno in lista, darà pieno appoggio alla coalizione», Longobardi «credo nella partecipazione e sosterrò chiunque di noi quattro uscirà vincitore. Abbiamo sensibilità diverse, ma un programma unico», Tataranno «per noi il 25 aprile è la data di inizio di un processo democratico unico», mentre Di Cesare: «sarò sicuramente candidato e accetterò il risultato qualunque esso sia». Il pubblico ha sollecitato sulla trasparenza e sull’attenzione all’ambiente. Per la prima i candidati hanno tutti ribadito l’esigenza di un confronto orizzontale con i cittadini, senza troppe mediazioni (Iencinella) e con maggiore coinvolgimento anche nelle commissioni (Longobardi) e nei bilanci (Tataranno) a partire dalle primarie (Di Cesare). Naturalmente tutti i candidati scartano esperimenti, malriusciti come quelli recenti, come le consulte. Sull’ambiente sono emerse posizioni circa la differenziata e l’energia alternativa (Tataranno, Longobardi), il recupero della parte organica e la raccolta ad una azienda pubblica (Di Cesare) e la raccolta porta a porta (Iencinella). Infine l’emblema della mancanza di trasparenza, debito pubblico e scadenza dei servizi, ovvero Multiservizi. Concordando tutti sulle assunzioni clientelari e sull’enorme debito prodotto, senza alcun controllo da parte del comune le proposte sulla Multiservizi sono state alquanto diverse: Longobardi «andrebbe liquidata, spalmati i debiti e i dipendenti saranno alle dipendenze degli assessorati», Iencinella «ritengo che i servizi debbano essere gestiti da terzi, ritengo sia uno scandalo che la Corte dei conti non accerti le responsabilità sulla situazione debitoria e la cattiva gestione. Le aziende speciali sono dei carrozzoni», Di Cesare «sono per la gestione diretta, mi affascina la terza via cioè quella di una holding che gestisca manutenzione e ambiente, quindi la Progetto Ambiente» e Tataranno «la Multiservizi andrebbe liquidata e costituita una coop, meno costa delle Spa»

GAETA- Un ponte verso il mondo del lavoro


Franco Schiano

Oggi e domani Gaeta diventa un grande ponte che collega il mondo del lavoro e il mondo della formazione in tutte le sue varie articolazioni (aziende, enti pubblici, Forza Armate ed Università) con i giovani in cerca di informazioni per il loro futuro formativo e professionale. Si chiama “... e dopo il Diploma?”ed è il più grande campus di job meeting della provincia o meglio dell'area compresa tra Roma e Napoli.
Si terrà in Piazza XIX Maggio, nei giorni 21 e 22 Aprile ed è organizzato dall'OESCMI Osservatorio Economico per lo Sviluppo della Cultura Manageriale d'Impresa di Gaeta. La manifestazione, che è giunta ormai alla sua sesta edizione, si avvale del contributo della Provincia di Latina e della Banca Popolare di Fondi, nonché del patrocinio del Parlamento Europeo e della Commissione Europea, della Regione Lazio, del Comune di Gaeta e del CONI di Latina.
Sono oltre sessanta gli stand che ospiteranno le varie aziende, agenzie di formazione, università, Forze Armate, società sportive. Quest'anno gli orari di apertura del campus copriranno l'intera giornata (9-13.30 e 16,30-19) con l'obiettivo di superare gli oltre 4.000 partecipanti dell'anno scorso. Più di 20 le scuole superiori provenienti dalle provincie di Roma e Latina, dal frusinate e dall'alto casertano, che hanno programmato una visita di tutte le loro quinte classi, per attingere informazioni e notizie utili alla scelta lavorativa e formativa, una volta conseguito il diploma. Relativa novità – siamo infatti alla secondo anno consecutivo - è il “Meeting delle Professioni dello Sport”, che si terrà in un'apposita area dedicata allo sport e a tutte le figure professionali che ruotano intorno ad esso, con la collaborazione sportgaetano.it di Pio Marzullo.
Due importanti convegni concorreranno a conferire un ulteriore spessore al campus d' orientamento.
Il primo dal titolo “L'autoimpreditorialità come opportunità di lavoro”si terrà questa mattina, alle 9,30 (appena dopo l'inaugurazione) e a cui prenderanno parte, tra gli altri, anche il presidente della Provincia Armando Cusani, Roberto Nardi e Clemente Borrelli dell'OESCMI. Nel pomeriggio alle 17 il secondo convegno dal titolo:”Il Lavoro nello sport nell'ambito del Meeting delle Professioni dello sport” nel quale interverrà, tra gli altri, il presidente del CONI di Latina Gianni Biondi. Modera Pasquale Ranucci.

L'ARCINORMALE - Elogio all’opposizione

Lidano Grassucci
Sono stato alla presentazione del candidato del centrosinistra alle provinciali. C’era lei, l’onorevole Sesa Amici, e i rappresentanti delle liste che la sostengono. C’erano i dirigenti del centrosinistra. Mentre stavo lì mi è venuta in mente una frase di Pietro Melograni: “questo paese ha bisogno di una opposizione”. Ragionamento ineccepibile, poi lui (era un programma de La7) precisava: “io comunque tra Berlusconi e Franceschini non ho dubbi sto con Berlusconi”.
Melograni è uno storico, uno che è stato iscritto al Pci, che si è innamorato dell’idea del partito liberale di massa del primo Berlusconi. Insomma è il classi intellettuale italiano che sta sempre al posto giusto, che capisce l’aria. Quando chiesero ai professori universitari italiani di giurare fedeltà al fascismo, in pochi “evitarono”, uno era Benedetto Croce ma rischiava poco o niente essendo il più grande filosofo italiano vivente.
Dico questo perché è sempre quel vizio italiano di spiegare le cose che non si fanno. Di capire prima quello che non è andato dopo che è accaduto.
Insomma gli italiani sono Cassandre postume. Siamo l’unico paese al mondo dove si prevedono i terremoti a sisma avvenuto.
Dico questo perché non è proprio facile fare opposizione, non è proprio facile scendere in campo con tutti contro. E questi hanno contro gli avversari, e ci mancasse altro, ma anche gli amici come Memmo Guidi. Dice, ma se lo sono cercato.
Certo ma comunque scendono in campo. Nulla mi lega al Pd per via di quel patto, per me innaturale, tra cattolici e comunisti. Quel cattocomunismo che da socialista giudico cosa scellerata. Ma mi rendo conto anche del coraggio dell’opposizione, è facile stare con chi vince, difficile perdere.
Non voglio fare Melograni, onore a Sesa Amici e a quelli della sua parte perché giocano la loro parte. Gli intellettuali spiegheranno, dal comodo delle loro poltrone, come dovevano fare. Sta di fatto che loro ci mettono la faccia.
Armando Cusani contro Sesa Amici, duello non alla pari, ma interessante. Altrimenti, i plebisciti che piacevano tanto al Duce degli italiani, a Stalin, a Castro e ai par loro. I democratici amano le sfide non gli assoli. Anche così si serve la libertà.

LA FORMICA ATOMICA - I preti e l’orgoglio di essere italiano

Lidano Grassucci
Scrivo su un giornale locale e conosco la mia dimensione, ma questa volta voglio dire la mia su due cose del mondo che mi hanno colpito. La prima riguarda i talebani in Pakistan che hanno condannato a morte due adulteri, e li hanno anche uccisi. Li hanno uccisi perché si amavano in nome di Dio e di valori morali. Ecco, vorrei dire che i talebani (come tutti gli integralisti religiosi) mi fanno schifo, che loro uccidendo altre persone hanno offeso Dio per chi crede e l’umanità per chi, come me, non ha risposte oltre la morte certa. Voglio dire che questa gente non esprime un’altra civiltà, ma la barbarie, la negazione dell’umanità. Voglio dire che questi (i talebani e tutti gli integralisti religiosi) sono inumani, sono mostri inumani.
A Ginevra si svolge il vertice sui diritti umani, un altro integralista religioso (per me un inumano) il presidente dell’Iran Ahmadinejad ha detto che “Israele è razzista”. I delegati europei se ne sono andati indignati (l’Italia, e di questo va dato merito a Berlusconi, aveva già deciso di non partecipare) mentre il rappresentante del Vaticano è rimasto. Fermo, lì come se niente fosse. Come se quelle parole fossero cose ordinarie, battute da diplomazia.
Ringrazio Dio (non credendoci) e i bersaglieri di Cadorna che il 20 settembre del 1870 hanno liberato la terra mia dai preti. Li ringrazio perché ci hanno portato tra i civili. Mi dispiaccio solo della cattiva mira dell’artigliere italiano che ha preso Porta Pia e non il Cupolone, sarebbe stata na festa completa.
Sto con Israele, sto con la libertà di amare come si vuole e di pregare in altrettanta libertà o di amare solo, e semplicemente, la libertà.
Ieri ho capito quanto debbo ai bersaglieri, e quanto debbo all’Italia. Il mio Stato sarà cattivo e mal governato ma non entra nei letti dei suoi cittadini e rispetta la libertà di Israele che è la libertà dell’umanità. Poi continua a piacermi tanto quella canzone che recita: Quando muoio io non voglio né preti né Cristi, ma la bandiera rossa di tutti i socialisti.

lunedì 20 aprile 2009

Il Pd marcia con Amici&Co

Alessia Tomasini
Il centrosinistra spera. Il Partito democratico investe. Gli alleati guardano ad un futuro che possa avere un segno diverso da quello che ha contraddistinto la storia del territorio pontino per oltre quindici anni. Tutto sotto la guida del candidato presidente Sesa Amici. Una scelta che ha sollevato rumori, qualche dissidio, un abbandono come quello di Domenico Guidi, e un lavoro di ricucitura con i partiti alleati lungo e sofferto. Eppure, alla sua prima uscita ufficiale, il candidato presidente del centrosinistra per la Provincia di Latina era sereno. Sesa Amici, circondata tra gli altri da Titta Giorgi, Claudio Moscardelli, Loreto Bevilacqua, Gianni Cosmi, Andrea Campoli, Giorgio De Marchis, dai leader alleati e da alcuni dei candidati alle elezioni di giugno come Enzo Eramo e Giuseppe Pannone, era serena. Davanti a sè alcuni dei punti che caratterizzeranno la campagna elettorale che sarà impostata sulla sobrietà e sulla cantierabilità dei progetti. «Non venderemo fumo - spiega la Amici - ma allegheremo al programma in corso di definizione tutte le proposte con annesso piano economico per una progettazione a breve, medio e lungo termine che ponga quale priorità il risparmio per i cittadini e maggiori investimenti per l’Ente». Ogni riferimento al residuo di bilancio della Provincia Cusani è puramente voluto. «Un Ente che non spende è da bocciare perchè - continua il candidato presidente del Pd - significa che non ha investito e quindi non ha prodotto ricchezza». Ma? A tenere banco in questa campagna elettorale accanto ai temi noti, Acqualatina e rifiuti, saranno le politiche del lavoro. «In questa fase di difficile congiuntura economica dobbiamo mettere a punto tutti gli strumenti per sostenere i disoccupati e per incentivare il lavoro. Pensiamo ad un assessorato dedicato al settore - spiega - ma anche ad una politica di razionalizzazione dei siti industriali dismessi e di agevolazione per le imprese nell’accesso al credito». Quella che sta per entrare nel vivo sarà una battaglia non semplice. Di fronte alla Amici una strada tutta in salita. A lei e in lei sono state concentrate le speranze di rilancio di un Partito democratico che sinora ha avuto tante aspirazioni nessuna delle quali realizzate. Sesa durante l’incontro accenna il minimo indispensabile al presidente uscente. Un pregiudizio sembra essere stato rotto. Forse per la prima volta un candidato della sinistra non parte dalla demonizzazione dell’avversario per darsi un tono. Di sfuggita si accenna alla legalità e al caso Fondi. «Le infiltrazioni mafiose - spiega la Amici - ci sono se nelle amministrazioni non si lavora in modo serio e competente lasciando il posto all’interesse dei pochi piuttosto che a quello dei cittadini». Il resto passa per il commissariamento di Acqualatina e per il ritorno ad una gestione totalmente pubblica delle risorse idriche. «In questi anni la Provincia ha attuato politiche non di tagli ma di aumento delle tasse che - continua la Amici - hanno gravato sia sui cittadini che sulle imprese. Il nostro ruolo sarà quello di attuare dei ridimensionamenti prima di tutto nei compensi degli amministratori di quella società». La campagna elettorale è iniziata. Sesa avrà a suo sostegno anche una lista del presidente. La determinazione, almeno a parole c’è. Ora si devono mostrare i muscoli e soprattutto convincere i cittadini che a sinistra batte un cuore che può essere riformista, innovativo, competitivo e non demagogico. Se Sesa riuscirà in questo, al di là del risultato delle urne, avrà vinto la sua guerra e quella del Pd.

TERRACINA - Il giudice Fedele si trasferisce a Fondi

Francesco Avena
Dal maggio del 2001 è il giudice di pace a Terracina, tra pochi giorni Eugenio Fedele lascerà il suo ufficio per trasferirsi a Fondi. È stato lo stesso Fedele a chiedere al consiglio superiore della magistratura di spostarsi presso altra sede, vista anche l’attività forense del figlio Antonino Fedele, avvocato dal 2001 ma in carica a partire dalla fine del 2008. Nonostante la legge non vieti a padre e figlio di esercitare al primo il ruolo di giudice di pace e al secondo quella di avvocato, per correttezza e trasparenza nei confronti della magistratura e della giustizia Eugenio Fedele ha preferito chiedere un trasferimento. Domanda accolta dal consiglio superiore della magistratura lo scorso 16 aprile. Nel giro di quindici al massimo venti giorni, dunque, il giudice di pace si sposterà nella vicina Fondi. Un percorso professionale quello di Fedele fatto di grandi impegni, che lo hanno condotto spesso ad aprire indagini di primaria importanza. Tanto per restare negli ultimi mesi, lo scandalo easy park, per la gestione dei parcheggi a pagamento e che vede inquisiti, tra gli altri anche l’ex vicesindaco Giuliano Masci e l’ex consigliere comunale Alessandro Cittarelli, era partito nel luglio del 2007 proprio da un ricorso di un cittadino per una multa. Ricorso accolto da Fedele e su cui si è poi aperta un’indagine tuttora in corso. E poi la vicenda degli alloggi presi in affitto dal Comune per destinarli alle persone svantaggiate. Anche in questo caso, da una banale controversia il giudice aveva voluto vederci chiaro, e la procura di Latina ha aperto un’altra inchiesta ancora in atto.

SABAUDIA - Il Parco risponde alle accuse di lentezza lanciate dal Pd

Antonio Picano
Presente il capogruppo del Pd al comune, Antonio De Angelis, e l’assessore regionale alla piccola media impresa ed artigianato, Francesco De Angelis, nella serata di sabato scorso il candidato a sindaco di Sabaudia, Franco Brugnola ha incontrato gli imprenditori locali, presso i Cantieri Prisma di via Biancamano. Nel corso della riunione ha riferito, tra l’altro, di pratiche da anni ferme presso gli Uffici del Parco. “Occorre intervenire per rimuovere questo problema – ha detto -. Lo Sportello Unico per le Attività Produttive deve costituire lo strumento mediante il quale il Comune diviene referente principale del cittadino/imprenditore, assicura la semplificazione di tutte le procedure inerenti gli impianti produttivi di beni e servizi. Occorre anche costruire con l’Ente Parco un tavolo permanente per scrivere insieme procedure condivise, trasparenti e dotate di tempi certi per l’esame delle pratiche da inserire a livello di Sportello Unico per le Attività Produttive”. “Il Parco è l’altro soggetto importantissimo nell’economia della nostra città: è urgente superare le conflittualità e unire gli sforzi per lo sviluppo di una Sabaudia che possa finalmente crescere in un ambiente mantenuto per le generazioni future” ha aggiunto, prima di concludere che “nel caso di elezione mi adopererò per eliminare la conflittualità attuale e creare un rapporto costruttivo nell’interesse della città, perché il Parco e con esso il lago di Paola, i beni archeologici e l’ambiente che ci circonda aspettano solo di essere messi in produzione per divenire una miniera per tutta la collettività, basta solo essere determinati e volerlo”. Dichiarazioni che non sono piaciute affatto all’Ente Parco Nazionale del Circeo. In particolare per quel che riguarda il passaggio attribuito all’assessore De Angelis a citare una pratica ferma da un anno e mezzo circa presso gli uffici competenti. Atti alla mano, il presidente Gaetano Benedetto informa,che la stessa, “presentata l’8 maggio 2008, ha ricevuto regolare risposta il 10 aprile di quest’anno ed è stata regolarmente pubblicata all’albo pretorio in pari data. L’attività istruttoria dell’Ente ha obbligatoriamente comportato l’acquisizione della necessaria valutazione d’incidenza e il verbale di sopralluogo del Corpo Forestale.”. Il presidente rammenta poi che “l’Ente ha come dotazione un solo funzionario presso l’Ufficio tecnico che, per favorire le attività economiche ed imprenditoriali ritenute ai sensi di legge ammissibili, opera anche sulla base di priorità segnalate anche dagli Enti locali territorialmente competenti. E’ dunque pur vero che la pratica edilizia in questione ha avuto un iter complessivamente durato 11 mesi ma è altrettanto vero che nello stesso periodo sono state emanati dall’Ente Parco 136 pareri alcuni dei quali molto complessi; di questi oltre una trentina sono relativi ad attività produttive le cui pratiche hanno avuto un tempo medio di evasione di 30 giorni. Oltre a queste sono stati 15 i pareri rilasciati per rilevanti opere pubbliche di competenza dei Comuni”. “Gli atti e i relativi protocolli di quanto sopra affermato – conclude - sono a disposizione di chiunque li richieda”.

GAETA - Commissione Bilancio, fumata nera

Franco Schiano
Dopo le dimissioni del presidente Gallinaro della settimana scorsa, ieri mattina i membri della commissione si sono visti per procedere all'elezione del nuovo presidente. Nonostante fossero tutti presenti i sette consiglieri che la compongono (Gallinaro, Laselva, Luciani, Paone, Vecchio, Matarazzo e Ranucci), non si e riusciti ad arrivare al momento della votazione. I lavori si sono fermati alla fase preliminare delle candidature. Il problema sembra essere sempre quello della collocazione politica del duo Laselva-Vecchio. Ovvero se sono da considerasi ancora appartenenti alla maggioranza, come continuano a sostenere i due, o, non lo sono più, come il Sindaco ha dichiarato in Consiglio Comunale. Uno spartiacque importante e non una questione di lana caprina. Ma procediamo con la cronaca della riunione che è durata circa un'ora. Comincia Laselva, che propone per la presidenza della commissione il collega Vecchio, che attualmente ne è il vice presidente. Luciani propone invece la candidatura di Laselva, che immediatamente si sottrae facendo così rimanere in campo solo quella di Alfredo Vecchio. A questo punto, dopo un intervento del consigliere Paone che ha riproposto la questione della uscita dalla commissione di uno dei due consiglieri del Gruppo Misto di Maggioranza, per far posto al rappresentate di Riprendiamoci Gaeta, viene fuori la questione dell'appartenenza o meno alla maggioranza del candidato presidente. E' Gallinaro porla, chiedendo di voler conoscere se il presidente proposto, Vecchio, sarebbe stato un presidente di maggioranza o di opposizione, non ritenendo sufficienti né le dichiarazioni di Vecchio e Laselva, né tantomeno quelle del consigliere d'opposizione Matarazzo, che ha lungamente argomentato a favore della tesi Vecchio-Laselva appartenenti alla maggioranza. Per Gallinaro dovranno essere il Sindaco e il Presidente del Consiglio a sciogliere questo nodo, in una prossima riunione della commissione a cui saranno invitati a partecipare. Insomma quella sollevata da Gallinaro è una questione che rischia di procurare un forte imbarazzo alla maggioranza, a prescindere dalla risposta che daranno Sindaco e Presidente, ammesso che accettino di partecipare alla commissione come chiesto da Gallinaro. Un placet alla candidatura di Vecchio, sarebbe una clamorosa marcia indietro. Un niet, aprirebbe una porta sull'incognito. Una risposta non è prevista prima di venerdì prossimo.

domenica 19 aprile 2009

LA FORMICA ATOMICA - Lega padrona in casa propria. Lontano da qua

Sergio Corsetti
Padroni in casa propria. Se vuol essere fedele al proprio motto, al concetto dal quale il partito di Bossi ha iniziato e caratterizzato la propria ascesa politica, la Lega Nord dovrebbe fare immediatamente le valigie dalla provincia di Latina e tornare al settentrione. Mica vorrà farci credere, la Lega, che la pianura pontina sia diventata profondo nord? Latina come Bergamo, Varese, Padova o Venezia? Assolutamente no. Il nostro territorio ha la peculiarità di aver inglobato popolazioni diverse provenienti da diverse zone e regioni d'Italia. Cittadini che si sono perfettamente integrati con gli autoctoni e che possono vantarsi per le origini e per il patrimonio linguistico e culturale che hanno alle spalle. Ma non come elemento di diversità o di disgregazione ma al contrario come elemento di aggregazione. I problemi socio-economici del comprensorio pontino sono quelli tipici del centro Italia. Territorio che nel XXI secolo presenta i gravi segni del declino industriale ed economico tipici del Sud d'Italia. Che risposte potrebbe dare la Lega a queste problematiche? Quali i legami diretti con il territorio? Che conoscenze delle tipicità? Scesa con toni e comportamenti baldanzosi che fine ha fatto ora il partito delle camicie verdi? Si era registrata la presenza in piazza, addirittura con due senatori, con gli agricoltori del Cra. Ma quali soluzioni ha determinato, considerando anche il fatto che il ministro per l'agricoltura Zaia è militante del partito di Bossi? I contadini hanno visto con un colpo di bacchetta esaudite tutte le loro richieste? In previsione delle elezioni provinciali il partito aveva fatto intendere di avere un candidato, Panzarini, e un programma. Cha fine hanno fatto? Panzarini è stato destituito prima ancora di concorrere e il programma? La Lega anche in provincia di Latina aveva raccolto un po' di malumori e di scontenti dei partiti tradizionali ma questo è sufficiente per dar origine a una nuova compagine politica significativa e vincente? Pur con tutti i difetti riscontrabili i partiti tradizionali, se così possiamo chiamare i due raggruppamenti di centrodestra (Pdl) e di centrosinistra (Pd più Italia dei Valori), dovrebbero essere sufficienti a garantire il giusto agone politico. La Lega? Padrona a casa propria. Lontano da qua.

Autonomie locali, Bevilacqua fa appello all'unità

Andrea Apruzzese
Un accordo condiviso sulla presidenza del Comitato delle autonomie locali. È quello che auspica il segretario provinciale di Latina del Partito democratico, Loreto Bevilacqua, membro eletto del Cal (il nuovo organismo formato da 40 membri che rappresentano gli enti locali della regione), per la seduta che stamattina dovrà eleggere gli organi di rappresentanza della nuova struttura creata in seno al Consiglio regionale del Lazio. Dopo la seduta in cui - giovedì scorso - maggioranza ed opposizione non hanno trovato una linea unitaria sulla candidatura di Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, Bevilacqua si augura che «attorno alla sua figura possa raccogliersi il consenso unitario: sarebbe una scelta importante, per portare smalto e forte visibilità al Cal. La condivisione unitaria è necessaria per dare risultati positivi, e possibili, agli enti locali in un confronto programmatico e costruttivo rispetto alla Regione. Se ciò poi non dovesse accadere, si creeranno le condizioni per una maggioranza di centro sinistra, ma sarebbe deleterio per il nuovo organismo iniziare in questo modo, dato che anche altre strutture come Anci (che riunisce i Comuni italiani) e Upi (in cui sono rappresentate le province) sono gestite in modo unitario». Bevilacqua coglie inoltre l’occasione per rispondere alle critiche mosse giovedì scorso dal presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani, sottolineando che «il suo intervento appare fuori luogo, anche in maniera temporale: avrebbe potuto esprimere prima certe critiche, e non dopo l’elezione dell’organismo stesso. Inoltre, lo stesso Consiglio provinciale di Latina ha eletto come proprio rappresentante nel Cal un esponente della maggioranza (Lidano Zarra, ndr). Il centro destra, peraltro, ha rivendicato giovedì scorso come l’iter del Cal sia iniziato sotto la giunta di Francesco Storace. Gli stessi Gianni Alemanno (sindaco alleanzino di Roma, ndr) e Donato Robilotta (attuale presidente dell’Aiccree, Associazione italiana del consiglio dei comuni e delle regioni d’europa, ndr) si sono espressi favorevolmente sulla nuova struttura, mettendone in evidenza l’importanza». Secondo il segretario provinciale del Pd, «il centro destra pontino ancora una volta è assente, non vuole dare un contributo esecutivo per fornire uno strumento di concertazione, ma allora non si può anche lamentare di una mancata attenzione della Regione nei confronti del territorio». Relativamente invece alle critiche di Cusani secondo cui sarebbe poco il tempo concesso al Cal (scadrà tra un anno, insieme al Consiglio regionale) per diventare operativo, Bevilacqua nota come «è normale doverlo rieleggere una volta che si rinnova il Consiglio, ma deve esserci la partecipazione delle istituzioni per fare sì che il Cal abbia la dimensione più ampia possibile. Per questo è importante partire, avendo però un atteggiamento costruttivo».

APRILIA - Come capire quello che succede in politica

Carmen Porcelli
Cosa succede nella politica apriliana? Mentre l’Udc finge, o litiga sul serio con il Pdl, nel centrodestra Ilaria Bencivenni si organizza per mettere in piedi la corazzata vincente. Cinque, o addirittura sei sarebbero le liste pronte a sostenerla. Quali sarebbero i motivi che allontanano l’Udc dal Pdl? Più smentiscono la loro adesione alla coalizione capeggiata dal Pdl, più si insinua l’idea che quello dell’Udc sia tutto un bluff.
Infatti bene informati riferiscono che più che discutere di candidati e programmi, le diplomazie dell’Udc e del Pdl stiano escogitando la ripartizione degli assessorati.
Perchè bluffare però? Perché non è detto che si chiuda con soddisfazione per entrambi - il Pdl corre con una lista a sostegno di Ilaria Bencivenni, i Repubblicani, l’Udeur e due liste civiche e quindi i posti in giunta sarebbero contati - e, ancora, perché il leader della Vela, Giorgio Nardin, sta tastando il terreno per verificare quali speranze di vittoria si giocano sul nome di Ilaria Bencivenni. Mai accantonata l’idea di coinvolgere nella lista dell’Udc Antonello Santangelo e il suo gruppo, in questi giorni è in atto una corte serratissima, l’Udc si gioca il tutto e per tutto per arrivare comunque ad un dignitoso 15%. Questi i retroscena. All’esterno, invece, l’immagine che si vuole dare è un’altra. Marco Corrente, segretario dell’Udc, in un comunicato stampa « ribadisce e chiarisce la propria posizione politica anche sulle elezioni che riguardano il rinnovo consiglio provinciale, è quindi da escludere qualsiasi appoggio e sostegno al Presidente della Provincia, Armando Cusani, qualora venisse meno l'alleanza con il Pdl». «Siamo sempre più convinti, che il presidente della Provincia, avrebbe dovuto riconoscere il peso ed il valore politico che gli è stato attribuito nel corso dell'amministrazione Santangelo, e pertanto, ribadiamo la nostra espressa volontà politica di mostrare dignità ed orgoglio». Peccato che la dignità e l’orgoglio si infrangano sulle spartizioni di poltrone.

TV - Mi manda Raitre, senza religione e senza lavoro

Sergio Corsetti
Senza religione. Mai titolo fu più appropriato. A Mi manda rai 3 va di scena la questione insegnanti di religione. Si discute di licenziamento per indegnità. I fatti: Marilena è una stimata insegnante di religione nella scuola primaria a Novara, nubile, che conosce e frequenta un distinto signore separato che abita nel suo stesso palazzo. Il paese è piccolo, la gente mormora tanto che la vicenda finisce alle orecchie del vescovo che la fa convocare e la fa invitare a rivedere il proprio comportamento. Altrimenti sarebbe obbligato a giungere alle conseguenze del caso. Tradotto non verrebbe più fatta lavorare. Nel frattempo il compagno ottiene il divorzio e i due si sposano. Per Marilena quello che dovrebbe essere un periodo di felicità e di gioia si trasforma in un incubo. La curia durante il suo viaggio di nozze la convoca, sapendo dell'impossibilità a presenziare, e scrive alla direzione regionale comunicando la mancata concessione dell'idoneità all'insegnamento da parte del vescovo prende la decisone del licenziamento. E qui iniziano i guai per Marilena che semplicemente per una questione di sentimenti e di amore nei confronti di una persona perde il posto di lavoro. Inconcepibile nel 2009 in uno Stato che sancisce la sua laicità. Inconcepibile che uno Stato assuma con contratto a tempo indeterminato e paghi personale sul quale poi l'ultima parola spetta alla Chiesa. Chiesa che detta le condizioni dell'identità sulla base della retta dottrina, della testimonianza evangelica e del retto comportamento. Comportamento, quello di Marilena, che non appare contrario alla rettitudine. Senza religione è il comportamento della curia e della direzione scolastica regionale.

TERRACINA - Il tempio di Giove abbandonato all'oblio

Francesco Avena
Tempio di Giove Anxur: nessun controllo, ingresso gratuito e difficoltà per i disabili, tutto ciò che non va nel sito archeologico più affascinante e prezioso di Terracina. Raffigurato in tutti i manuali di storia dell’arte, simbolo delle origini di Terracina, il tempio di Giove Anxur, nonostante alcune carenze, resta la tappa che nessun turista che visita la città può risparmiarsi. Lo scorso anno, sia per fare cassa che per attuare un controllo capillare contro eventuali writers o teppisti, erano stati assunti alcuni custodi e installato un gabbiotto all’ingresso del parco monumentale. Niente di più giusto, se si pensa che l’entrata indiscriminata di tante persone interessate più a rovinare le bellezze artistiche del tempio che ad ammirarle, nel corso degli anni avevano imbrattato pietre antiche 2mila anni, sporcato ovunque, gettato nel degrado il luogo. La scorsa estate il servizio di entrata a pagamento, con prezzo differenziato tra residenti e turisti aveva ottenuto un successo completo. A ottobre però, agli interinali non è stato rinnovato l’incarico. E il gabbiotto-biglietteria è rimasto chiuso. Si torna al passato con ingresso libero e nessun controllo. Conseguenza: cestini pieni di rifiuti, eredità della Pasquetta trascorsa da qualche villeggiante all’ombra delle arcate del tempio. Ma ancora, dove sono le telecamere per la viedeosorveglianza? Un cartello mette in guardia i visitatori che è attivo il servizio, ma gli apparecchi di videoripresa non ci sono. Disabili, l’accesso al tempio è off-limits. Su una sedia a rotelle non si accede all’area monumentale. L’unica entrata è una scalinata, una barriera difficile da valicare. La conta delle pecche, evidenti anche se facilmente superabili, finisce qui. Introdurre di nuovo il sistema del biglietto a pagamento è l’auspicio, da affiancare ad un attento servizio di custodia e guardiania del parco monumentale. Una passerella per disabili da installare a lato della scala d’ingresso, poi, non rappresenta certo un investimento impossibile per le pur zoppicanti casse comunali. Intanto è stato appaltato, con un impegno di spesa di 560mila euro finanziati dalla Regione Lazio, i lavori di allestimento artistico polimediale affidati alla ditta Syremont di Roma. Effetti di luce, proiezioni luminose e musiche saranno allestiti nel sito del tempio di Giove. Un modo innovativo di promuovere, fruire e difendere l’arte.

SABAUDIA - Tra Lucci e Secci scegliere non saprei

Antonio Picano
Sabaudia è un comune piccolo Solo 18.000 circa gli abitanti, di cui 11.000 mila e passa che potranno far valere il loro diritto al voto. Un puntino sulla carta geografica, anche se strategicamente ben posizionato e politicamente ed elettoralmente molto appetito. Lo si capisce dal livello di interesse che si sta catalizzando attorno la partita Lucci-Secci, l’accentuato dualismo accesosi tra l’attuale primo cittadino facente funzione e l’assessore alla Cultura Turismo e Spettacolo, l’uno di Alleanza Nazionale, l’altro di Forza Italia, per la candidatura a sindaco in quota Popolo della Libertà. Un interesse che valica i ristretti confini comunali e provinciali, investendo addirittura le altissime sfere del centrodestra regionale e nazionale. Sembra infatti che da Roma si stia facendo di tutto per non frammentare il partito unico, per consentirgli di marciare compatto verso le prossime elezioni amministrative. E, visto che i due pretendenti non riescono a mettersi d’accordo e che in sede pontina non si riesce a sciogliere la matassa, a studiare la situazione, per poi farsi carico della decisione definitiva, sarebbe in questi giorni il coordinatore regionale del Pdl, Vincenzo Piso, di provenienza Alleanza Nazionale. Mentre dai palazzi romani della politica continuano a partire imbeccate a favore ora dell’uno ora dell’altro candidato. In primis il soggetto unico berlusconiano vuol rendere, anche nelle piccole realtà, un’immagine di grande coesione, ma allo stesso tempo le correnti che ancora ne abitano gli interni non vogliono perdere la loro autorità. In sintesi, al di là della crisi attraversata, Sabaudia fa ancora politicamente gola. Indicativa in tal senso la presenza a Sabaudia di un pezzo da novanta del Popolo della Libertà, come il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, al consiglio comunale straordinario e a tutte le attività celebrative del 75° della Fondazione della città, svoltesi il 15 aprile scorso tra Piazza del Comune e la chiesa parrocchiale. Ma, anche se spesso la politica si fa leggere e decifrare dalla gestualità e dai segni dei suoi protagonisti, l’impressione che se ne ricava è che il film della sfida all’Ok Corrall tra Maurizio Lucci e Giovanni Secci non ha ancora scritto la parola fine. Intanto, ritenendo entrambe legittime le candidature di Lucci e Secci, un nuovo invito all’unità del centrodestra giunge dall’esponente della Dca sabaudiana, Antonio Ciriello, anche per deludere “i gufi” che sperano in una frammentazione. “Il pericolo reale - osserva - non è tanto la spaccatura del Pdl sabaudiano, ipotesi remota se non altro perché suicida, quanto piuttosto il ritardo nella scelta del candidato a Sindaco che sta concentrando tutte le attenzioni e le energie delle forze politiche, a discapito del dibattito interno sulle questioni che inevitabilmente devono essere affrontate prima della campagna elettorale”. Per la Dca, pertanto, ritenendo le attuali contrapposizioni facilmente superabili, l’uno o l’altro pari sono e sosterrà qualsiasi decisione in tal senso. L’importante è che il Pdl “scenda in campo coeso e sia in grado di provvedere ad un serio rilancio della città, mettendo in primo piano i programmi e gli uomini per realizzarli”.

Fondi. Mafia, ecco la relazione che Parisella ha consegnato a Maroni

Irene Chinappi

Se il prefetto di Latina, Bruno Frattasi, ha accusato l’amministrazione fondana di avere avuto rapporti con la malavita organizzata, e inviato la sua relazione al ministro dell’interno Roberto Maroni, il sindaco di Fondi, Luigi Parisella, non è rimasto a guardare. Lo scorso ottobre ha inviato anche lui a Maroni la sua tesi. Una sorta di contro-relazione che però ha dovuto prendere spunto dagli articoli di stampa e non dagli atti che, scrive Parisella, «mi sono stati formalmente negati dallo stesso prefetto» nonostante «i quotidiani locali Latina Oggi e La Provincia avessero pubblicato, per loro stessa ammissione, ampi stralci della relazione di Frattasi». E se esiste, dunque una contro-relazione, esiste pure una contro-tesi. «Al di là del merito della vicenda, destituita di ogni fondamento - scrive ancora il primo cittadino - e strumentalmente gonfiata dall’azione del prefetto (molto attivo politicamente a favore del centro sinistra) e di un giornale locale (Latina Oggi), si deve rilevare come tutta la questione sin dall’inizio sia stata costruita con finalità eminentemente politiche, con il grave intento di colpire sul piano personale (non potendolo fare sul piano politico e dei consensi) la classe dirigente di Forza Italia della Provincia di Latina allo scopo di abbatterla e sostituirsi ad essa. Scegliendo, pur di raggiungere il loro obbiettivo, di arrecare un danno gravissimo a tutto un territorio che strumentalmente viene di fatto bollato come mafioso ed in mano alla malavita organizzata». Nella sua difesa il primo cittaidno di Fondi ha scardinato, punto dopo punto, le accuse mosse dai due quotidiani locali contro la sua amministrazione e a difesa della tesi del prefetto, prendendo spunto dalle edizioni che vanno dal 24 al 26 ottobre del 2008. Ci tiene, Parisella, a mettere in chiaro davanti al ministro la sua posizione rispetto a Carmelo Tripodo, figlio del capobastone della ‘ndrangheta calabrese Domenico, detto Mico. «Voglio affermare - scrive - l’assoluta mia estraneità e l’inesistenza di alcun accreditamento da parte del sottoscritto nei confronti del Tripodo. Tale circostanza, infatti, è fatta unicamente risalire a dichiarazioni rese da taluni dipendenti, mai oggetto di contraddittorio tra le parti e che, data la gravità, avrebbero meritato un maggior approfondimento prima di dedurne il definitivo “accertamento”.» Chiarisce quindi che la ditta incaricata dal Comune per le pulizie, non è in nessun modo collegata a quel nome. «Inoltre - precisa ancora - il sottoscritto, dopo essere venuto a conoscenza da parte del dirigente del commissariato polizia di Fondi, Tocco, dell’affidamento della disinfezione di alcuni uffici pubblici alla Net Service (riconducibile al Tripodo) ha immediatamente provveduto ad informare il dirigente competente, Mario Renzi, affinché limitasse o sospendesse ogni rapporto con quella ditta». I giornali parlano ancora di concorsi truccati in favore di società in odore di mafia. Come quello per la biblioteca. «Sono state invitate cinque ditte tra le quali non risulta la ditta citata dal giornale». Quanto all’adeguamento di via Pantanelle il sindaco ribatte che la «procedura in variante non ha riguardato legami tra esponenti malavitosi e pubblica amministrazione. Non ho mai instaurato - spiega Parisella - con tali persone alcun legame se non quello normalmente derivante dal rapporto parentale con Peppe Franco». Poi c’è la questione legata al campeggio “il Gabbiano”. «I giornali riportano violazioni della normativa urbanistica verso le quali il prefetto ha mostrato un interesse molto particolare». E ancora «la documentazione agli atti del Comune mostra con assoluta chiarezza la legittimità della condotta del Comune di Fondi, supportata dal giudice amministrativo di primo e secondo grado, dal giudice del tribunale penale e dal commissario agli usi civici». Poi salta alla ribalta il caso Gevi, la società di fornitura di lavoro interinale che sarebbe riconducibile, secondo gli inquirenti che indagano in particolare sul suicidio del segretario comunale di Terracina Martino, ad un pregiudicato vicino a camorristi. «La procedura è stata svolta secondo normali pratiche amministrative volte all’aggiudicazione del servizio al miglior offerente previa verifica e controllo delle condizioni e dei requisiti per l’esercizio di tale attività. In merito alla cifra riportata, pari a un milione di euro, - specifica Parisella - il 96% circa della stessa è stata impiegata per il pagamento degli stipendi ai dipendenti assunti ivi compresi gli oneri previdenziali e di legge». Poi c’è la questione della normativa antimafia. «In tutte le attività connesse a prestazioni di terzi, come riferito dai dirigenti, l’amministrazione è solita acquisire certificati camerali confortati con la dichiarazione antimafia, come è di prassi in ogni amministrazione. Nello specifico solo in tre circostanze l’amministrazione ha svolto gare per le quali si sarebbe reso necessario richiedere la certificazione più completa rilasciata dalla prefettura. Si tratta dei lavori della nuova casa comunale, della gestione del servizio di nettezza urbana e della realizzazione del teatro. In tutti e tre i casi, oltre ad essere gli aggiudicatari conosciuti in quanto svolgenti analoghi servizi o lavori in altri enti locali, la certificazione richiesta a posteriori ha comunque sgombrato ogni dubbio confermando quanto riportato dal certificato camerale». Veniamo alle nomine dei dirigenti pubblici. «A quanto dicono i giornali - prosegue Parisella - molte attività amministrative sarebbero colpevoli di gravissime violazioni della legge, complice una passività degli organi burocratici che, scelti direttamente dal sindaco, ne avrebbero sinora accertato supinamente la linea politica e amministrativa. Tale tesi è indimostrata e smentita - chiarisce il primo cittadino - dalla verità dei carteggi in atti, i quali evidenziano al contrario la mia determinazione nel confermare all’atto dell’insediamento, ampia fiducia ai responsabili già titolari di funzioni (Martino di Marco e Dario Leone) e nominati, tra l’altro, con regolare concorso pubblico». Quanto agli assessori e alla loro fedina penale «nessuno, fatta l’eccezione di Izzi, da me da tempo allontanato, risulta interessato da indagini». Una recente condanna per lottizzazione abusiva, invece, avrebbe subito il dirigente del settore urbanistico, Di Marco. «Il provvedimento non è ancora definitivo e la questione non è certo riconducibile a rapporti con la malavita organizzata. La sua stabilizzazione, inoltre, è avvenuta prima di tale sentenza». E infine «si legge che nelle conclusioni presentate dal prefetto verrebbe ritenuto significativo e riprova di un consolidamento della presenza malavitosa in seno all’amministrazione e della pure ipotizzata captatio benevolentia posta in essere dal sottoscritto l’aver conferito a Garruzzo Rosaria, l’incarico di revisore dei Conti in ambito di un progetto Equal. Oltre a specificare che la Garruzzo, incensurata, ha tutti i requisiti previsti dalla legge, meglio di qualsiasi commento vale la pena sottolineare come, per l’attività svolta nel contesto del progetto Equal per le prestazioni professionali, ha percepito dal comune la somma di 6mila euro lordi a fronte di un’attività dispiegata nell’arco di tre anni». Alla replica diretta ai quotidiani e, indirettamente, alla relazione del prefetto Frattasi, segue la cronistoria “politica” dei fatti. «La vicenda trae origine nel 2005 da talune ripetute esternazioni di esponenti dell’amministrazione regionale del Lazio, nella specie il presidente della giunta, Piero Marrazzo, riprese poi da altri esponenti politici del centro sinistra, con le quali, attraverso una accorta regia, strumentalmente si affermava che la Provincia di Latina sarebbe stata in mano alla malavita organizzata.» E contina: «tali affermazioni, fortemente amplificate da un giornale locale produssero un forte allarmismo nella popolazione tanto da spingere il presidente della provincia ed alcuni sindaci, a chiedere una convocazione urgente del comitato per l’ordine e la sicurezza. Tuttele istanze motivate furono disattese». Il contesto generale, secondo Luigi Parisella, era costruito. Mancava solo «il casus belli, in grado di dare sostanza al disegno che si andava affermando e motivare la richiesta politica agli elettori di un cambiamento di tutta una classe dirigente collusa.» La prima occasione secondo il sindaco fu l’incendio dell’auto dell’assessore ai lavori pubblici Riccardo Izzi. E di lì una serie di eventi concatenati si sarebbero susseguiti. Questa storia si ferma, però, all’ottobre dello scorso anno. Da allora nulla è cambiato ma a quanto pare il Governo sta per prendere la sua decisione. E lo farà, molto probabilmente, questo mercoledì, data di convocazione del Consiglio dei ministri con, all’ordine del giorno, il caso Fondi.

Mafiologia che non capisco

Lidano Grassucci

Continuo a capir poco di mafia e mafiologi. Non capisco, per esempio, che cosa abbia a che fare con il terremoto d’Abruzzo il procuratore generale antimafia, tal Grasso, che annuncia infiltrazioni malavitose per una ricostruzione ancora da iniziare. Va bene prevenire… Quasi quasi dichiarava che la faglia tettonica è collusa con Cosa nostra. Stante la mia ignoranza, non ho avuto ancora risposte dagli esperti sul fatto che se in consiglio comunale a Fondi c’erano dei furbastri, dei prepotenti, sarebbero dovuto intervenire non dei burocrati ma i Carabinieri. Se uno ha un cancro non fai intervenire il perito legale della Asl, ma mandi (e in fretta) il chirurgo. Ho tanta simpatia per i chirurghi, pochissima per i periti. Ergo, non capisco e resto stupido. Ma gli intelligenti e colti mi debbono spiegare perché da settembre ad oggi ancora non accade nulla. Curiosità naturalmente, curiosità da stupido. Di questi giorni le denunce sulla mafia a Sabaudia, mi viene il sospetto che se tutto diventa mafia c’è il rischio che nulla lo sia. Attendo, vedremo. Mi fido solo di quel che vedo. Con ciò non assolvo la classe dirigente di Fondi perché non è mio compito, il sindaco e la giunta di quella città dovranno rispondere di tutto il loro operato davanti ai cittadini quando ci saranno le elezioni.
Il resto non lo so, non lo voglio sapere, se c’è lo debbono sapere i Carabinieri e i magistrati e procedere con gli arresti che io puntualmente racconterò su queste colonne. Perché i giornalisti hanno il dovere di raccontare ciò che vedono non sono ufficiali dei Carabinieri, ne sostituti in Procura, ne spie della procura. Divisione dei poteri, roba da liberali.

Sassoli (Pd): «a Fondi con Saviano»

Il capolista del Partito democratico alle europee per la circoscrizione centro, David Sassoli, noto mezzobusto del Tg1, arriverà a Fondi insieme allo scrittore Roberto Saviano. Ad annunciarlo è stato lui stesso nel corso dell'assemblea dei candidati e degli amministratori del Pd che si è tenuta negli studi di Cinecittà a Roma. «Questa notte stavo guardando la mappa della circoscrizione in cui sono candidato, - ha detto il giornalista - ho visto che c'è un comune, quello di Fondi, che presto sarà sciolto per infiltrazioni mafiose». E anche se bisognerà attendere almeno fino a mercoledì per una decisione del Consiglio dei ministri su richiesta del ministro dell’interno Roberto Maroni, il telecronista sceso in campo con il centro sinistra, ha già avvisato l’autore di Gomorra.
«Ho scritto un sms a Saviano e mi ha risposto che ci andremo insieme. Sono convinto - ha concluso il candidato - che incontreremo tanti compagni di strada insieme a noi».

Questione di confine

Irene Chinappi

Il laboratorio di analisi e la mafia. Due grosse vicende che hanno coinvolto emotivamente e psicologicamente i cittadini di Fondi e non solo, sembrano volgere al termine in una manciata di ore di distanza l’uno dall’altra. Due vicende legate alla politica. Sebbene in nessuno dei due ambiti di competenza, la salute e la giustizia, dovrebbe essercene l’ombra. Nel primo caso a dare la notizia della non chiusura del laboratorio di analisi del San Giovanni di Dio sono stati due esponenti del Partito democratico, non la Asl. Nel secondo caso è il sindaco Luigi Parisella a sostenere che le indagini avviate al comune di Fondi e l’ipotesi mafia siano frutto di una stretegia politica nella quale è invischiato anche il prefetto. Poi, guardacaso, accade che tra un mese e mezzo ci sono le elezioni. E allora tutto sembra meravigliosamente convogliare verso la soluzione. Destra o sinistra, mafia o non mafia, tutela della salute o disagio dei servizi sanitari. Quanto incideranno davvero le decisioni sul caso Fondi e sul laboratorio analisi nella prossima tornata elettorale? E se l’obbiettivo è quello di abbattere il centro destra pontino, al governo, che è dello stesso colore, perché non si rinvia la decisione a luglio? Cosa aspetta invece la Asl a confermare quanto hanno comunicato gli esponenti del centro sinistra? Dove inizia la verità e dove finisce il gioco politico?

Fondi. Laboratorio, la replica di Parisella ai democratici

«I signori della sinistra, la manager Coiro ed il governo regionale non possono illudersi di aver chiusa la partita solo attraverso un comunicato stampa – afferma il sindaco Parisella – per cui rivendico l’incontro urgente richiesto con Marrazzo per mettere nero su bianco sulla piena funzionalità del Laboratorio 24 ore su 24, per affrontare i problemi della sanità del distretto centro sia nei termini di una crescente qualificazione del nosocomio “San Giovanni di Dio” e di tutte le problematiche aperte, sia in termini di servizi sanitari territoriali».

sabato 18 aprile 2009

La sfida a sinistra dei Memmisti

Alessia Tomasini
Inizia sotto il segno delle tradizioni la presentazione della lista civica “Provincia futura”. All’ingresso della sala del terzo piano della Provincia c’è un grande cesto di vimini che contiene dei panini al prosciutto...ovviamente di Bassiano. Nessuno, neanche i meno informati, a questo punto poteva avere dubbi. L’evento che ha visto circa un centinaio di persone salire le scale della prefettura alle undici di un sabato mattina erano lì per applaudire alla scelta di Domenico Guidi di candidarsi alla presidenza della Provincia. A sostegno dell’attiuale capogruppo del Pd in consiglio provinciale ci sono altri due partiti i cui simboli campeggiano sul manifesto della battaglia elettorale: Rifondazione comunista e Partito socialista a cui si aggiungono i Comunisti italiani e i circoli dell’Italia dei Valori. «Vi avverto - spiega Guidi sorridendo - che i panini che avete visto saranno l’unico elemento enogastronomico che contraddistinguerà questa campagna elettorale. Non faremo cene, non useremo vecchi strumenti di propaganda che i cittadini hanno archiviato da tempo sostituendoli con momenti di incontro e di confronto». Intorno al tavolo sfilano tra gli altri i volti di Floriana Giancotti, Mauro Anzalone, Alberto De Monaco, Luigi Bonadonna, Renato Campoli del Pd, Bilotta, Alessandra Venditti, Fabio D’Achille, Domenico D’Alessio e Lidano Lucidi. Guidi prende la parola e il silenzio è totale nonostante la sala sia stracolma. Alle sue spalle spunta il sindaco di Bassiano, Vincenzo Avvisati a segno del fatto che i dissapori e i contrasti di cui si era parlato in queste settimane potrebbero essere stati risolti del tutto. «Questa non è un’avventura ma una risposta ad un territorio che chiede di rigenerarsi - spiega Guidi - e che potrà farlo solo puntando sulla moralità, sulla legalità e su una giusta programmazione dei servizi come l’acqua e i rifiuti». L’intervento è rapido. L’atmosfera è serena. Non ci sono attacchi nei confronti dei vecchi compagni di viaggio o verso l’antagonista di cinque anni di amministrazione: il presidente uscente Armando Cusani. Guidi tira dritto. Ha scelto la bandiera della continuità e della coerenza portando avanti quella che solo un mese fa poteva essere una semplice provocazione. «Il lavoro che abbiamo non è semplice ma articolato. I gap da colmare sono tanti, si va dalla rappresentanza politica sbilanciata a sud del territorio passando per la responsabilizzazione di tutti gli amministratori che - spiega - per essere in grado di contestare scelte che considerano errate devono studiare, informarsi, conoscere le leggi». Il programma che ha presentato si concentra su cinque grandi cavalli di battaglia: la razionalizzazione urbanistica, i rifiuti, la necessità di ridare ai Comuni la gestione delle risorse idriche, la scuola e la formazione, gli investimenti. «Una Provincia che non spende è un paradosso in sè. Questo Ente ha 162 milioni di euro di residui non spesi - continua Guidi - per realizzare opere pubbliche a dimostrazione dell’assenza di progetti cantierabili a cui si è preferito sostituire i porti, le terme, i ponti sui laghi». La campagna elettorale entra nel vivo. Domenico Guidi ha già dimostrato di possedere il fattore X. Certo è che darà del filo da torcere agli ex compagni del centrosinistra.

CAMPOVERDE - Fiera Agricola ancora sul filo

Carmen Porcelli

«Abbiamo deciso di andare avanti con il lavoro nonostante la forte incertezza che grava sulla fiera. Siamo persone umili, abituate alla fatica, lavoriamo a testa bassa e andiamo avanti».
L’emozione che si avvertiva ieri mattina nelle parole di Cecilia Nicita, presidente della società Tre M, la società che organizza la Fiera Agricola di Campoverde, era la stessa che vivevano tutti gli operatori presenti ieri mattina alla conferenza stampa di presentazione di un evento che dopo 25 anni di onorata carriera rischia di non svolgersi a causa della “grave sciatteria amministrativa”, come l’ha definita la presidente di Coldiretti, Daniela Santori. E’ però l’emozione anche di chi ama veramente la città e ritiene questo di Campoverde, un evento di valore. La Mostra Agricola Campoverde, che si terrà dal 23 al 26 aprile all'Area Fiere di Campoverde, è una edizione che ancora attende il sì definitivo della Procura della Repubblica di Latina per poter accedere all'interno del sito fieristico, di proprietà comunale, sotto sequestro dal marzo dello scorso anno. «Sono state settimane cariche di tensione e di incertezza», ha spiegato il Presidente della Tre M Cecilia Nicita. «Abbiamo assistito allo stesso copione dello scorso anno, con la differenza che l'edizione 2009 sta per partire ma non abbiamo ancora nulla di scritto. Lavoriamo a testa bassa per allestire nel più breve tempo possibile l'Area Fiere e fare in modo che questa XXIV edizione si svolga nel migliore dei modi». Sostegno è stato dato da Daniela Santori, responsabile provinciale Coldiretti, dal Presidente del Consorzio Igp Kiwi Latina Gianni Cosmi e dai vari relatori presenti alla conferenza stampa. Numeri da capogiro per questa edizione 2009: +15% dello spazio espositivo a disposizione 474 stand, 6 ettari di Fiera e 16 di area parcheggio, la visita delle scuole giovedì mattina, convegni di settore, la rassegna corale In...CantoVerde e tantissime altre novità da scoprire.Tra le eccellenze di quest'anno troviamo il Tractor pulling, disciplina americana che attirerà certamente una mole di pubblico non indifferente, il Salone dell'Olio e del Vino, la fattoria didattica. Torna il Salone delle Farfalle e la partnership con Poste Italiane per l'annullo della fiera. Ci saranno infine i Butteri di Cisterna, gli animali di Daniel Berquiny, le esibizioni cinofile, il giro panoramico in elicottero. «Non vi nascondo che in certi momenti siamo stati presi dallo sconforto, ma non ci siamo fermati perchè abbiamo creduto e crediamo in questo progetto. Lavoriamo per un anno intero alla Fiera e veder saltare l'edizione 2009 significa far morire la vetrina più importante del comparto. La Fiera Nazionale dell'Agricoltura è uno stimolo per tutti gli addetti ai lavori ad andare avanti, ed avvicina l'agricoltura a tutte le fasce sociali, specialmente i bambini». Ora si attende solo lo sblocco da parte della Procura per iniziare l'allestimento del sito. Si lavorerà giorno e notte per essere pronti a partire già da giovedì. L’amarezza però è tanta, soprattutto per il retroscena raccontato ieri dagli organizzatori. Ieri è stata un’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, soprattutto all’indirizzo di chi lo scorso anno ha presentato la denuncia alla Procura della Repubblica per impedire che la Fiera si svolgesse, di quei dipendenti comunali che hanno forse “rallentato” lo svolgimento delle fasi burocratiche. «Spero che non ve la lasciano fare questa fiera», qualcuno si sarebbe fatto scappare durante uno dei tanti pellegrinaggi tentati dalla Tre M «per avere una risposta, solo una risposta». Una macabra danza intorno alla Fiera, una combriccola di mediocri per i quali vige la regola «o con me o senza di me». «Io non organizzo fiere perché un giorno mi sono svegliata ed ho espresso un capriccio. Faccio quello che faccio perchè ho studiato, mi occupo di economia non di matrimoni». Insomma chi vuol capire capisca. Allora per non dare soddisfazione a chi non vuole che la Fiera si svolga, perché non scegliere un’altra location? «La Fiera è nata a Campoverde ed è qui che morirà». Intanto le oltre 300 aziende che esporranno si sono strette intorno allaTre M, c’è chi ha portato in mostra merce deteriorabile e alcune aziende del territorio si sono offerte di conservarle nelle loro celle frigorifere. «Di fronte all’invidia e alla cattiveria c’è fortunatamente una comunità che reagisce».

APRILIA - Primarie, tutti i candidati in corsa si confronteranno al Cral nel faccia a faccia Mentre chi può raccoglie adesioni su Facebook

Carmen Porcelli

Eccoci al primo confronto pubblico, il faccia a faccia prima delle primarie, del confronto alle urne di sabato 25 aprile. Domani sera alle 21 presso il centro Sada, ex Cral, si svolgerà il primo incontro pubblico tra Paolo Di Cesare, Ermanno Iencinella, Alfredo Longobardi e Arcangelo Tataranno, tutti candidati alle primarie del centrosinistra. Paolo Di Cesare è il candidato della lista Sinistra per Aprilia, mentre Alfonso Longobardi e Ermanno Iencinella sono i due nomi proposti dal Partito Democratico ed Arcangelo Tataranno per la lista civica Stiamo con Aprilia. Come si svolgerà questo confronto pubblico?
«Specificheremo nel dettaglio quali saranno le regole del confronto pubblico», ha detto Alessandro Cosmi del Collegio di Garanzia delle primarie di Aprilia.
Intanto cresce da parte dei cittadini l’attenzione verso questo importante strumento democratico quali sono le primarie. Non resta che attendere. Intanto anche la battaglia per le primarie diventa tecnologica. Su Facebook, infatti, si trovano anche molti politici - della serie non ne abbiamo mai abbastanza - per lo più si tratta di patetici approcci per sembrare moderni ed intercettare il voto giovanile. Più simpatico l’intento, invece, di misurarsi, di trovare dei supporter. E infatti il primo tentativo in questo senso, e che va a sostituire il classico sondaggio, è stato già tentato. Il primo ad accendere uno spazio per promuovere la propria campagna alle primarie per la scelta del sindaco della coalizione di centrosinistra è il verde Paolo di Cesare sostenuto dalla lista Sinistra per Aprilia. In appena un giorno si sono iscritti alla pagina di Facebook 112 persone, tutte pronte a sostenere la candidatura di Di Cesare. Adesso che sono caduti i termini per la presentazione delle candidature ha inizio la vera campagna elettorale per le primarie: ciascun candidato sfrutterà tutte le opportunità che gli saranno concesse e che andrà a cercare, anche secondo le proprie attitudini e i mezzi di comunicazione che riterrà più opportuni. La moda di Facebook ha contagiato un po' tutto e quale strumento migliore di un sociale network per entrare nelle simpatie di un papabile elettore? Insomma è ora di dare sfogo alla fantasia. Anche perché lo strumento delle primarie resta al momento l'unico in grado di coinvolgere realmente i cittadini, di renderli partecipi anche alla stesura di un programma, di confrontarsi col candidato mentre si costruisce un programma. Insomma Paolo Di Cesare è stato il primo a scendere in campo su Facebook, scommettiamo che presto qualcun altro lo imiterà?

LA FORMICA ATOMICA - Sesa, gli Amici e l’esorcismo della sinistra in versione democratica

Alessia Tomasini
Il centrosinistra deve uscire dal torpore. Il Partito democratico deve scrollarsi da quella mania autolesionista che lo ha infilato in un vortice autodistruttivo. La candidatura di Domenico Guidi a presidente della Provincia con una lista civica è l’unica vera novità che spunta nella foresta nera del centrosinistra pontino. La sua prima uscita pubblica, in questo ruolo, lo ha visto effettuare un intervento chiaro, sintetico, preciso. Un linguaggio semplice e diretto ha fatto da cornice a quella sfrontata alterigia di chi ha militato per cinque anni in consiglio provinciale incarnando l’unica vera opposizione al governo Cusani. Domani il Pd calerà l’asso Sesa. Sarà il deputato a dover traghettare il centrosinistra sino a giugno in una campagna elettorale che avrà quale unico scopo quello di perdere ma con la testa alta. Il punto è. Ci riuscirà il Pd a mettere nero su bianco idee e progetti alternativi e credibili? Riuscirà la Amici a fare presa su quei cittadini che non ha mai incontrato se non in qualche sporadico convegno? Riuscirà il Pd a convincere che quella di Sesa non è stata una scelta obbligata ma valutata, pesata e considerata l’unica e la migliore possibile? Sesa dalla sua non ha molte armi da utilizzare in questa battaglia elettorale. Non può contare sul fattore novità, nè tantomeno su quella della simpatia. Da chi è per la terza volta seduto in parlamento i cittadini si aspettano risposte, verifiche dell’operato che siano tangibili e non solo introdotti da un laconico “abbiamo intenzione di fare”. A questo quadro certo non entusiasmante si aggiungono i nodi irrisolti del Partito democratico che nel volto di Sesa ha deciso di specchiarsi. Primo: un partito senza leader manca di legittimazione, anche per il semplice fatto che nessuno ha ancora capito nel centrosinistra chi comanda visto che ogni decisione viene presa da comitati che si affidano a sottocomitati dei sotto comitati. Secondo: cosa è oggi il Pd? Stando alle ultime notizie tutti sappiamo solo quello che avrebbe voluto essere, cioè un partito innovativo, riformista e moderato. Con le aspirazioni i voti non si prendono, con la demonizzazione dell’avversario (e questo lo dimostra la storia) neanche. A Sesa quindi l’ardua sentenza e molta... fortuna.

venerdì 17 aprile 2009

prima 18 aprile

Formica atomica - Donne e politica, oltre le gambe fate vedere qualcos’altro

Alessia Tomasini
Ogni volta che si entra in campagna elettorale, che inizia la corsa alla compilazione delle liste mi viene il cimurro. Ogni volta, e dico ogni volta, si pone la questione delle donne da inserire tra le file di questa o quella coalizione. Nel 2009 almeno abbiamo fatto un passo avanti visto che non ci propinano la solfa delle quote rosa che, a mio personale parere, andrebbero abolite. Ma il punto è un altro. Perchè le donne che fanno politica sembrano uomini? Perdono femminilità e cominciano a muoversi come se avessero un lombrico tra le braghe? Non lo capisco, non ci arrivo. E questa cosa accade solo in Italia e a Latina e provincia fatta solo qualche rarissima eccezione. Salite sulla poltrona, quelle poche che ci arrivano, le donzelle tagliano i capelli come educande del sedicesimo secolo, danno fuoco alle gonne e mettono al bando il trucco. Insomma indossano tailleur maschili, niente tacchi, portamento dimesso e così via. Ma scusate da quando il vestito definisce le capacità di una persona? Non pretendo che la Carfagna o la Gelmini indossino una mini ascellare, ma almeno qual cosina che faccia pensare che vengono da Venere e non da Marte, quello sì. Condoleezza Rice bella non è mai stata ma almeno ricorda una donna nel portamento, nel fascino di una che ha tanto cervello e tanta capacità da diventare il braccio destro di Bush. È stata lei il 66° segretario di Stato degli Stati Uniti, la prima donna afroamericana a ricoprire tale carica. Vogliamo parlare della Rachida Dati la Guardasigilli francese cui ogni donna vorrebbe assomigliare? Elegante e femminile con le sue gonne e i tacchi a spillo. Ma noi no. In Italia e in terra pontina politica va a braccetto con autocensura. Ma per favore. Come si può pretendere di incassare qualche voto quando non riusciamo neanche a portare con dignità quello che madre natura ci ha dato in dote. Personalmente tra una donna che tenta di assomigliare ad un uomo politico e un uomo, preferisco andare sul sicuro e voto l’originale, non il clone. Almeno i pantaloni li porta meglio, per i contenuti politici rimando al prossimo capitolo.