giovedì 14 gennaio 2010

L'ARCINORMALE - Latina, ecco i partiti


 Lidano Grassucci
 E’ finita un’era. Un’era iniziata nel ‘93 con la vittoria di Ajmone Finestra alC di Latina mentre in tutta la provincia la sinistra prendeva i comuni che erano stati democristiani (Terracina, Formia, Aprilia) e teneva i suoi (i lepini). Quella elezione, senza partiti (il Msi stava finendo, An non c’era e Forza Italia doveva ancora nascere), segnava l’ “esclusione” di Latina dal percorso politico del resto della provincia e della regione. Nasceva un modello politico basato sul capo, che aveva consenso per sé e si chiamava fuori di partiti. Per nove anni il confronto Zaccheo-Finestra è rimasto forte e latente, il primo legato al modello del “capo supremo”, il secondo portatore della partecipazione politica nella forma partito. Poi lo ha sostituito e ne ha ereditato in parte la cultura amministrativa. Sta di fatto che a Latina i partiti contavano niente e i sindaci tutto. Oggi, con la vicenda di Maurizio Galardo che lascia l’incarico di vicesindaco, su richiesta dell’Udc cambia tutto. Latina, intesa come amministrazione, “torna dentro la forma partito”. Galardo era vicesindaco del sindaco, la Fanti sarà vicesindaco dell’Udc. Non solo Zaccheo ha svolto metà mandato, non potrà ricandidarsi e questo aumenta il potere di interdizione dei partiti. Latina smette di essere il laboratorio del capo, diventa il capoluogo di una provincia dove contano i partiti e i loro leader. Zaccheo e Finestra sono culturalmente latinocentrici, non a caso usano l’espressione prepolitica di “amo Latina”. Il loro è sentimento, il risultato è che la città si è chiusa in se stessa nello spazio tra Borgo Faiti e il mare, tra Borgo Grappa e il Sabotino. Ora? A Latina gli assessori rispondono a Michele Forte e a Claudio Fazzone, e loro sono in grado di imporre varianti di giunta. Le contromosse? Zaccheo punta su Galetto alle regionali, si conta. Una battaglia non scontata, una battaglia comunque a rischio. Romolo Del Balzo parte da 10/14 mila voti, la volta scorsa Salvatore De Monaco si fermo a 8.000. Se si candida Fazzone parliamo di 30/40 mila preferenze, Cirilli con tutta la gestione del potere delle palestre, la mobilitazione della rete di potere del terzo settore, e di tanti preti e parapreti arrivò a 25.000 voti, ma è un campione del consenso.
La partita non è scontata, la scelta di sacrificare Galardo non è proprio una mossa fruttifera dal punto di vista elettorale, conta su un pacchetto di voti a tre zeri, che non sarà più scontato su Galetto. Perché: mena e mena puro lo fero si piega. Insomma Galardo non può sopportare all’infinito.
Comunque la fase di Latina come extraterritorialità dei partiti e finita. Il modello non è più la leadership assoluta di Finestra e di Zaccheo, ma quella “costituzionale” di Cusani e degli altri sindaci. Sarà un bene? Sarà un male? E’ finita l’epoca dei sindaci assoluti, si apre un altro capitolo.
Zaccheo sarà abile a giocare la nuova partita? Uno che è stato consigliere comunale, regionale, deputato, sindaco di Latina sicuramente ha qualche carta da giocare, ma comunque è un altro gioco rispetto a quello giocato sino ad ora.

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