venerdì 8 gennaio 2010

La mia su Craxi



 Maurizio Mansutti


Caro Direttore, sto seguendo con interesse il dibattito sollevato sul tuo giornale su Bettino Craxi, a parte strade, piazze ed altre amenità ed approfitto di questa occasione per dire la mia, dopo aver letto di qualche distrazione ed ovvietà da parte di amici.
 Mi riferisco all’opera di magistrati prima ed oggi della faticosa opera di ricostruzione sistematica dell’amico Bellini. Forse è ancora presto – ma giungerà mai il momento giusto? – per un giudizio storico sereno e completo sull’epoca di Craxi, che è ancora inquinata, a mio avviso, dall’immaginario  dagherrotipo della sua conclusione, quelle famose  “mani pulite” che hanno buttato, come si dice, l’acqua sporca con il bambino, ma non mi sono mai piaciuti i giudizi sommari, che emergono anche dalle parole di sensibili amici, e men che meno quelli sugli uomini politici. Proprio con loro non sono d’accordo, né voglio perdermi in confuse ricostruzioni e celebrazioni, voglio solo dirti che Bettino Craxi fu veramente un grande uomo politico, e te ne spiego il perché, ma sempre per me.
1. La prima volta, io giovane democristiano, che incontrai Bettino Craxi culturalmente e politicamente intendo, fu con il suo discorso di replica a Moro alla Camera nella vicenda Gui-Tanassi, quando il Presidente democristiano difese – a ragione – l’integrità del ministro accusato e rifiutò il tentativo degli allora comunisti di “processare la classe dirigente sulle piazze” ed egli, credo fosse ancora capogruppo, con la sua replica aiutò Moro nell’arduo tentativo di arginare la deriva populista che stava montando nel paese ad opera soprattutto di circoli ristretti che ancora oggi sono potentissimi in Italia: era un momento delicato per le istituzioni, i comunisti, forti della vittoria delle regionali del  75 erano tentati di dare la spallata decisiva, e Bettino Craxi si alzò a condividere la necessità di stabilità, a prezzo anche di mugugni interni, perché il Paese, come poi si dimostrò, sarebbe stato in grado di accertare, condannare e far espiare la pena ai soli corrotti, non all’intera classe dirigente.
2. Poi me lo ricordo quando – unico nella sinistra italiana – difese appassionatamente, anche per calcolo politico ma intanto fu l’unico a farlo, la necessità di ogni sforzo per salvare la vita di Aldo Moro: celeberrimo al riguardo il suo discorso alla Camera, quando neanche i miei amici democristiani ebbero il coraggio di dissentire dalla insensata linea della fermezza sposata da Andreotti e Berlinguer. Ho vissuto con grande intensità quei terribili mesi perché con Nino Corona dirigevamo un giornale politico, Il Quadrato, ed eravamo in prima linea – in verità i soli - nella difesa del diritto di vivere di Aldo Moro; la politica, le istituzioni, l’Italia  tutta doveva ad ogni costo cercare di ottenere la liberazione di Moro, certo anche per le prospettive politiche del Paese ma soprattutto perché non c’è una vita che non meriti di essere difesa ad ogni costo, anche a prezzo di figuracce dello Stato, visto che ne fa tante.
I contatti di Signorile con Scalzone, per individuare tra i terroristi un uomo del dialogo, fu Craxi ad autorizzarli, informandone Fanfani, che guidava con troppa discrezione l’ala trattativista della DC.
E l’ipotesi famosa – e finale - dello scambio di Moro con la Besuschio a patto della grazia o del salvacondotto, fu Craxi a farla studiare a Giuliano Vassalli, concordandola sempre con Fanfani e poi presentandola al Presidente Leone per la firma: ma, come si sa, intervenne Andreotti, gravido della responsabilità di quanto faceva e dell’alleanza di governo, ad impedirlo: e Moro fu ucciso.
3. Poi vennero il referendum sulla responsabilità civile dei Magistrati e la legge che egli fece, il difficile accordo sul costo del lavoro – con Nino Corona si era nello studio di Forlani quando giunse la telefonata di Craxi che informava il suo Vice Presidente del Consiglio di aver chiuso la trattativa – la torbida vicenda della SME – anche stavolta, con Nino Corona si era a colloquio con Darida Ministro delle Partecipazioni Statali quando Craxi telefonò per fermare la procedura di vendita già avviata - la fermezza su Sigonella… E certo venne poi anche l’epoca della fine della sua leadership e del modo in cui si concluse.
Caro Direttore, non spetta a me alcun giudizio, ma Bettino Craxi è stato veramente un grande uomo politico, che seppe imporsi negli anni della leadership, a volte anche in maniera rozza, spesso aiutandosi con incauti amici, issando di volta in volta bandiere di contenuto riconoscibile assai vicine al mondo cattolico, lui laico convinto ma rispettoso del credo altrui e mettendo in campo riforme strutturali.
Come si può non ricordare che fu lui a chiudere le trattative firmando la revisione del Concordato con la Chiesa Cattolica, tra l’altro aprendo anche alle altre fedi nel 1929 tralasciate?
Come si fa a non ricordare, ancora – e ce lo ha testimoniato Tarak Ben Ammar – che dopo la scomparsa di Moro del 78, chi teneva le fila di un rapporto privilegiato per conto dell’Italia, attraverso finanziatori privati italiani e stranieri, con il mondo arabo-palestinese era proprio Bettino Craxi e che questa in fondo è stata l’accusa di Reagan sul caso Sigonella – durante la prigionia di Moro, Arafat, d’accordo con il Patriarcato cattolico di Gerusalemme, intervenne attraverso suoi canali su ambienti terroristici europei.
Come si fa a non prendere atto che, dopo tutti i processi, è attestato che egli non morì ricco, un appartamento a Milano, il rifugio di Hammamet, la liquidazione da parlamentare, una pensione sempre da parlamentare? Eppure, a sentire della stampa e delle ricostruzioni dei soliti potentissimi circoli, egli avrebbe dovuto essere un nababbo!
E poi mani pulite: anche qui, è presto per capire bene e giudicare meglio, ma una cosa è certa, la voglio ricordare all’amico Gagliardi: del terremoto del 1993, le condanne per fatti accertati in Italia non hanno superato il centinaio, in pochissimi le hanno espiate e Craxi è comunque uno di questi. Ed uno degli allora inconsapevoli autori del sisma oggi ha fondato un Partito, ma all’epoca divenne Ministro di Berlusconi, poi cambiò campo e si fece eleggere deputato nel collegio blindato del Mugello: intanto, il Paese è cambiato, si dice sia morta una repubblica ma è certo che non ne è ancora nata un’altra, mentre il Parlamento che ci è stato lasciato in eredità da quella stagione è popolato, tranne le poche eccezioni, di nani, di ballerine, di segretarie, di ex portavoce, di addetti delle segreterie dei potenti….
Concludo veramente.
Molti anni fa, decisi di fare un viaggio a Parigi e il solito Nino Corona, venutolo a sapere, mi convocò a casa sua, dandomi libri, dèpliants, guide, spiegandomi che la prima cosa che avrei dovuto fare arrivando era quella di andare a visitare la tomba di Napoleone agli Invalidi: talmente tanta era stata la riconoscenza della Francia verso il suo Imperatore che, nonostante le guerre avessero decimato intere generazioni e il Paese fosse stato appaltato agli anglo-tedeschi, tuttavia i francesi decisero di onorare uno tra i loro figli più illustri con il marmo rosso dei Vosgi!
Ecco, disse, cosa fa un grande popolo per i suoi uomini illustri.
Oggi, a un decennio dalla morte di Bettino Craxi, stiamo ancora qui bighellonando sull’intitolazione di una strada, di uno slargo, di una fiera campionaria .….di fronte a molti omissis, non ricordo, a un oblio della memoria storica, prima che politica, senza avere il coraggio di riconoscere che prima della fine della sua leadership egli ebbe grandissimi meriti politici e di governo che gli vanno riconosciuti tutti e che farlo morire in esilio non fu proprio cosa della quale andar fieri!
            

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