Il neo assessore si inserisce nella querelle Golfo Ambiente e si scaglia contro l’ex presidente
Raffaele Vallefuoco
Venerdì 6 Novembre 2009
Il neo assessore Pasquale Cardillo Cupo si inserisce nella querelle Golfo Ambiente. A Scatenare la discussione un’interrogazione consiliare vergata Sandro Bartolomeo, capogruppo Pd, attraverso la quale l’ex sindaco incalzava l’amministrazione sulo stato di liquidazione della società municipalizzata. Le repliche e le controrepliche si sono sprecate. Arriviamo oggi a quella di Cupo. L’assessore afferma: «Un’interrogazione consiliare non può diventare il pretesto per tenere sulle pagine dei giornali un ex consigliere comunale ed ex presidente di una società municipalizzata. Gli ex di norma non trovano titoli e non trovano spazi. Se nell’intervento dell’assessore o del sindaco l’avv. Aprea avesse riscontrato diffamazioni o calunnie è libero di querelare ma certamente è censurabile che lo minacci solo sulla stampa. Mi chiedo – sottolinea l’assessore Cardillo Cupo – con quale faccia un ex consigliere comunale pretenda dall’amministrazione un suo personale e congruo risarcimento per il solo fatto che la società di cui era presidente è stata sciolta. Ci spieghi Aprea quali sono le logiche che spingono un amministratore a rivendicare pretese sulla cassa e le finanze pubbliche in un momento di difficoltà economica per tutti. Dove sta il senso della responsabilità ? Lo spieghi a quei cittadini che non hanno lavoro e pane di cosa si sta parlando e cosa sta rivendicando l’ex consigliere-presidente, nominato dal suo sindaco a dirigere una società prima che la stessa vedesse la luce. Perché non informa i cittadini anche sulla cifra del risarcimento ? In politica – continua Cupo - bisognerebbe privilegiare sempre l’aspetto etico e amministrativo a tutela degli interessi collettivi della gente. Ci sorprende a riguardo il comportamento della stampa locale nel dare risonanza e voce ad una espressione che non ha più compiti e ruoli politici e amministrativi ma che difende solo sue posizioni personali. Il chiasso che si è fatto in aula chiama – a mio avviso - in causa anche il regolamento consiliare in materia di interrogazioni ed interpellanze. Questi istituti all’interno del consiglio comunale di Formia vengono completamente stravolti. Una interrogazione non può trasformarsi in un ordine del giorno e consentire una discussione generale di consiglio comunale. Siamo fuori da ogni contesto e logica amministrativa. La prassi vuole che un consigliere interroga e l’assessore o il sindaco risponda dopodiché il consigliere si dichiara soddisfatto o insoddisfatto e finisce lì. L’iter ha un suo schema preciso e rispetta anche dei tempi. Sarebbe opportuno – conclude l’assessore Cardillo Cupo - stabilire delle apposite sedute sulle interrogazioni con la formula del “question time”. Modifiche al regolamento di Consiglio Comunale che andrebbero adottate in tempi rapidi per consentire un migliore e più agevole svolgimento dei lavori consiliari».
Aprea: «Rivendico il risarcimento per l’atto scellerato»
L'ex presidente della Golfo Ambiente, Mattia Aprea, non ci sta. Non digerisce proprio la replica dell'assessore Pasquale Cardillo Cupo. Nell'ormai fisiologica contro - controrisposta non si risparmia. La sua disamina è puntale quanto le accuse mossegli. Afferma: «In questo dibattito non sono intervenuto con un'interpellanza, ma in quanto chiamato direttamente in causa dal sindaco Michele Forte, il quale mi ha colpito frontalmente». Quindi passa all'attacco in merito alla presunta illegittimità della sua replica. Per scacciarla si affida all’investitura elettorale ricevuta a suo tempo: «Io - ricostruisce - sono stato amministratore eletto dal popolo e l'assessore Cardillo Cupo mi sembra sia stato nominato. Non capisco a che titolo parla». L'assessore alla Viabilità parla di «aspetto etico», Mattia Aprea risponde: «Per ricoprire l'incarico alla Golfo Ambiente mi sono dimesso da consigliere comunale, anche se non c'era incompatibilità, almeno fino a quando non mi sono stati dati i servizi. Potevo restare consigliere, ma non lo fatto. Ritengo di essere una persona corretta, per questo ho rinunciato al doppio incarico. Mi si dice che utilizzo questa questione per farmi spazio sui giornali? Non esperisco questi mezzucci. Ci sono comunque per via della mia professionalità». Quindi intervenendo sul merito delle pretese, Aprea afferma: «Io rivendico il risarcimento per l'atto politico scellerato messo in atto da questa amministrazione. In primis perché ha tolto lavoro ai dipendenti dell'azienda. Mentre dal canto mio ho dovuto fare scelte limitanti per la mia carriera forense. Si documentasse l'assessore Cardillo Cupo, visto che dimostra di non conoscere la vicenda». Poi, Aprea biasima la natura stessa della replica: «Questa moda di fare il cortigiano non mi piace. Difendere l'altrui posizioni è biasimevole. Se il sindaco doveva dirmi qualcosa poteva farlo direttamente. Mi sembra che voglia solo apparire». Inoltre, tornado sull'etica: «L’assessore dice che bisognerebbe privilegiare sempre l’aspetto etico e amministrativo a tutela degli interessi collettivi della gente. Mi fa specie quindi che abbia aderito ad un'amministrazione che ha mandato sul lastrico 20 famiglie. Un terribile salto della quaglia» accusa in conclusione quasi togliendosi un sassolino dalla scarpa.
giovedì 5 novembre 2009
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