martedì 5 maggio 2009

L'ARCINORMALE - Alpini, il popolo a piazza del Popolo

Lidano Grassucci
Mettetela come vi pare, ma sta città mi pare più viva. A me questa metafisica da geometri che la caratterizza per via dei suoi, tristi, natali non mi è mai piaciuta. Siamo tutti piccoli piccoli sotto i portici di piazza del Popolo che sono “alti e cazzacci”. Nel senso che non riparano dal sole, non riparano dalla pioggia, sono semplicemente inutili. Servivano per far sentire i contadini piccoli, piccoli e il regime grande, grande. Piazza del Popolo a Latina è uno dei posti più vuoti dell’universo, adesso con gli alpini almeno si riempie. Almeno diventa viva questa città. Per questo li ringrazio, per avermi donato il piacere visivo di vedere la mia città piena, popolare, vissuta. Questa città sembra una donna con qualche grazia, ma che nessuno vuole. C’è chi la ama per via delle sue nostalgie di gioventù (che poi è solo il ricordo di quel che erano), chi la ama perché dove altro vuoi andare. In pochi se la sentono dentro.
La piazza principale è intitolata al popolo, come si intitola a chi non c’è una piazza grande. Piazza San Pietro è intitolata a uno che non c’è più. Così la nostra piazza.
Domenica Piazza del popolo avrà un popolo. Non un insieme di persone che per caso vanno lì, ma un popolo gente cosciente di avere qualcosa in comune, gente cosciente di avere un suo sentire. Forse per la prima volta l’Italia normale, senza tare ideologiche, si riprende questo pezzo di paese dimenticato. Forse per la prima volta i fanti di montagna rifanno un pezzo di Risorgimento, si prendono Latina, la riportano dentro la nazione. Senza nostalgia da una parte, senza odio dall’altro. Un pezzo d’Italia come Trento come Trieste, ma senza gli austriaci qui siamo invasi da zombi del passato. Speriamo che gli alpini li mandino via per sempre.

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