mercoledì 6 maggio 2009

Gli alpini? Quelli del “ci pum”

Lidano Grassucci


Ho conosciuto gli alpini per via di mio zio, il fratello di mia nonna, si chiamava Mario Pagin. Aveva combattuto nella prima guerra mondiale ed era salvo. Diceva che in trincea non aveva mai visto il nemico. La raccontava così la guerra: “mi tirava su il fusil e tirava”. Diceva poco altro, ma lo diceva in veneto stretto raccontando del freddo e del rancio che quasi, quasi, noi nipoti ci sentivamo in guerra. Poi, in cortile ripetevamo le sue gesta con i fucili di legno. Non deve essere stato un grande eroe Mario, ma per noi era come Achille. Il suo cappello d’alpino stava sul comodino della camera da letto, era consunto, ma per noi era una reliquia. Lo guardavamo da lontano, con timore reverenziale. Poi ho ritrovato le cose di Mario su un libro di Emilio Lassu “Un anno sull’altipiano”. Lussu non era alpino, era della Sassari, ma le atmosfere erano le stesse. Poi crescendo ho incontrato Mario Rigoni Stern e la tragedia di Russia. Li immaginavo quei ragazzi, razza Piave, che erano vissuto in montagna e stavano ora su una piatta distesa, freddo e manco una montagna davanti. Poi la passione per la storia e le ragioni per cui ragazzi hanno dato la vita. Mio zio Mario ha portato la pelle a casa, ma era duro vivere a casa sua, a Piazzola sul Brenta, così dura che è venuto qui per cercare fortuna. Era alto e magro, filiforme e bevevo. Già il vino, ora è cosa da signorine, ora te lo spiegano quando te lo portano nei ristoranti. Zio Mario bevevo per ringraziamento, sì per ringraziare il vino che lo aveva salvato dalla fame, dal freddo e forse con le illusioni che crea anche da una vita grama. Per questa roba sono felice di salutare gli alpini, di salutare questa gente che si sente comunità, popolo. Zio Mario faceva anche il rumore del fucile che sparava “ci pum”, “ci pum”.
Una volta gli chiesi in italiano: “zio ma quanti austriaci hai ucciso”. Lui mi rispose in veneto stretto: “no so miga”. Voleva dire che non aveva mai visto un uomo morire per sua mano, ma tanti accanto a lui. “Ci pum”, “ci pum” continuava a fare mostrando come metteva il fucile sulla trincea per sparare, e chiudeva gli occhi ad ogni colpo. Non so chi ha ora il suo cappello da alpino, ma credo che avrebbe sfilato anche lui in questi giorni, credo che in questi giorni sfili un’Italia di brave persone. Brave persone, ed è una cosa eccezionale.

1 commento:

  1. Chiedo scusa per la mia ignoranza!!!Ma cosa ci azzecca Terracina,un paese di mare nel centro Italia, con gli alpini??????
    Grazie

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