Alessia Tomasini
La lunga marcia di Forza Italia alla conquista del Popolo della libertà non si ferma. Dopo la ratifica del ruolo di commissario per Claudio Fazzone è arrivata quella di Stefano Zappalà nella direzione nazionale. «Un passaggio naturale - spiega il parlamentare europeo - per gli eletti che si inserisce in un percorso di riconoscimento del lavoro svolto in questi anni a tutti i livelli e come capogruppo in Europa di Forza Italia». L’ufficializzazione per i componenti della direzione nazionale del Pdl avverrà, come previsto dallo statuto, nella prima riunione dell’ufficio di presidenza. Ma? Come in tutte le situazioni che contano a fare la differenza non è tanto la poltrona ma la rappresentatività che questa ha per un territorio. E Stefano Zappalà è l’unico, tra i deputati e i senatori di Forza Italia e di An, ad essere riuscito a compiere questo passo. Questo significa che l’asse azzurro nel Pdl si sta rafforzando. «Non è certo un caso - commenta con un sorriso Zappalà - che a guidare il Pdl a livello provinciale ci sia proprio Claudio Fazzone». A leggere i nomi non può sfuggire che la doppietta Ciarra - Conte non compare da nessuna parte. Sarà un segno? Sarà il destino? Sarà una svista? O forse, più semplicemente, sarà che il loro potere non esiste? Come diceva Andreotti a pensar male si sbaglia ma i segni vanno tutti nella stessa direzione. Quella che colloca nell’olimpo del Popolo della libertà a livello provinciale e nazionale, oltre che europeo, solo Fazzone, Cusani, Zappalà e Zaccheo. Gli altri sono macchiette che si muovono per tentativi ed errori su un territorio che ha fatto le sue scelte, ha eletto e legittimato i propri leader con il consenso, cercando di imbastire improbabili rivoluzioni. Lo spirito da giudici inviati dalla Provvidenza, sull’operato degli altri, ha prodotto in questi mesi e ad ogni livello solo una forma di rigetto sia da parte dei cittadini che dei vertici del Popolo della libertà. La nascita del nuovo grande partito del centrodestra è stato acclamato da più parti come il momento dell’innovazione della politica. Forse da ieri si è deciso anche da dove partire per portare a casa questa missione: lasciare ai rivoluzionari dell’ultima ora lo spazio che gli spetta, quello piccolo e a termine del battito di ali di una farfalla.
venerdì 10 aprile 2009
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Razza di ignoranti, caproni, studiate la storia, e cercate di far funzionare quesi pochi neuroni che vi sono rimasti, cercate di capire chi è veramente berlusconi, e a che cosa hanno portato (studiate la storia) i leader megalomani venditori di fumo come lui. Un uomo che ragiona con la figa col cazzo che ci aiuta!
RispondiEliminapubblicare dopo approvazione è molto democratico.Complimenti al vostro cervello e al vostro senso democratico ...inbecilli!!!
RispondiEliminastraordinariamente pubblichiamo commenti anonimi. contrariamente a chi commenta gli articoli, abbiamo l'abitudine e la cortesia di metterci sempre la faccia. registriamo che la mamma degli IMBECILLI (con la M) è perennemente incinta.
RispondiEliminateresa faticoni
Sono felice che tanto ardore sia stato suscitato da un articolo che riporta, a livello locale, un dato di fatto: il Popolo della libertà esiste ed ha dei leader, come Fazzone, Zappalà e Cusani che, differentemente da voi signori che preferite restare nell’anonimato, mettono la propria faccia, il proprio impegno al servizio di una comunità. A proposito di storia vorrei farvi rilevare che proprio tra le sue pagine è scritto quel percorso democratico che oggi offre ai cittadini, tutti, anche quelli che preferiscono restare nell’anonimato, il diritto di votare chi deve rappresentarli. Se non vi piace Berlusconi immagino che voterete altrove. Il punto è che se la maggioranza sceglie il Pdl e chi lo rappresenta… avete solo un’alternativa, arrendervi e magari riprovarci la tornata elettorale successiva.
RispondiEliminaCon stima e ammirazione per il livello del commento
Alessia Tomasini
La polemica tra i ministri Brunetta e Tremonti sul posto fisso sì o posto fisso no è sulle prime pagine dei giornali di oggi.
RispondiEliminaIl posto fisso è importante per la sostenibilità sociale ma la flessibilità è un’esigenza organizzativa sempre più sentita dalle aziende. Il problema è che la flessibilità dovrebbe essere compensata con un adeguato corrispettivo.
La flessibilità è a tutti gli effetti un servizio che il lavoratore offre all’azienda. Oggi però questa specificità non viene valorizzata. Anzi il lavoratore precario percepisce meno di uno a tempo determinato sia come salario che come trattamento previdenziale.
La prestazione lavorativa di un precario dovrebbe essere pagata almeno il doppio della stessa offerta da un lavoratore a posto fisso. Questo per controbilanciare i periodi in cui il precario non ha lavoro.
In questo modo il mercato stesso sarà il regolatore dei livelli di precariato in una società. Poiché le aziende saranno sempre alla ricerca di lavoratori flessibili nonostante i costi più alti ma i lavoratori avranno un trattamento economico che gli permetterà di programmare più facilmente il loro futuro.
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